Giudizio immediato per l’ex ministro dell’ambiente Corrado Clini accusato dalla Procura di Roma di corruzione per un finanziamento da 54 milioni di euro finanziato dal dicastero per il progetto New Eden che riguardava la riqualificazione di una zona dell’Iraq. Il processo fissato per il prossimo 12 marzo davanti la II sezione penale. L’ex ministro era stato arrestato lo scorso 26 maggio su ordine dell’autorità giudiziaria di Ferrara. Ai domiciliari era finito anche l’imprenditore Augusto Calore Pretner di Ferrara, anche lui rinviato a giudizio.

La Procura della Repubblica contesta a Clini di aver ricevuto una mazzetta per oltre un milione di euro e a Pretner una somma di denaro di 2 milioni e 30mila euro, il tutto derivato dalla percentuale lucrata su un finanziamento erogato dal ministero dell’Ambiente ad una società irachena per un progetto di bonifica ambientale. Il processo richiesto dal pubblico ministero Alberto Galanti è stato disposto dal gup Massimo Battistini. econdo le conclusioni del magistrato l’erogazione delle somme sarebbe avvenuta tra l’ottobre del 2010 e il giugno del 2011 quando Clini era direttore generale del ministero dell’Ambiente del quale poi divenne ministro.

Quando furono arrestati a Clini e Pretner venne contestata la sottrazione di 3 milioni e 400mila euro da un finanziamento ministeriale di 54 milioni destinato al progetto volto appunto alla protezione e preservazione dell’ambiente e delle risorse idriche, da realizzare in Iraq e finanziato con il sostegno internazionale. Clini risultava indagato già dall’ottobre 2013 in qualità di direttore generale del ministero dell’Ambiente.

Le indagini, condotte dalla Guardia di finanza di Ferrara, erano partite dall’individuazione di un flusso di false fatturazioni provenienti da una società cartiera con sede in Olanda, a favore della Med Ingegneria srl, studio ferrarese i cui vertici risultano indagati per una frode fiscale da un milione e mezzo di euro. Le fatture di Med Ingegneria facevano capo a due organizzazioni non governative con sede negli Stati Uniti, la Nature Iraq (cui partecipava lo Studio Galli Ingegneria di Padova di cui è socio Pretner) e Iraq Foundation. Sono le due ong che nel 2003 stipularono un accordo bilaterale con gli uffici del ministero dell’Ambiente, poi rinnovato nel 2008 per altri cinque anni. Obiettivi del programma di cooperazione erano il ripristino ambientale e il controllo dei fenomeni di piena e gestione integrata dei bacini idrografici del Tigri e dell’Eufrate. Di quella attività però il Nucleo di polizia tributaria non trovarono alcun riscontro. Per quel progetto le due ong chiesero 57 milioni all’Ambiente, ottenendone 54.

Tra settembre 2007 e gennaio 2011 parte di quelle somme finirono, secondo gli inquirenti, in conti “direttamente riconducibili ai due arrestati”. Una parte dei soldi del ministero, incassati da Nature Iraq, erano stati accreditati su un conto ad Amman in Giordania, per poi partire in direzione dell’Olanda, verso la società Gbc con fatturazioni per operazioni inesistenti. Questa tratteneva una commissione del 5% per poi girarli neiparadisi fiscali delle Isole Vergini e dei Caraibi. Da qui il malloppo, decurtato di un altro 2%, ripartiva per la Svizzera per essere depositato “in conti correnti di prestanome direttamente riconducibili agli indagati”.

Quella chiusa dalla Procura è solo una parte di una indagine più ampia che vede sempre coinvolto l’ex capo del ministero dell’Ambiente, che tuttavia si difende a tutto campo con una lettera inviata al premier Renzi e ad altri esponenti del Governo, pubblicata sul quotidiano online tempi.it. “Le accuse che mi sono rivolte – scrive Clini nella lettera, datata 6 novembre 2014 – fanno riferimento in gran parte a obiettivi politico programmatici e a iniziative istituzionali, in particolare del Governo di cui ho fatto parte”; e “l’impressione” è “che l’indagine riguardi proprio il merito di quelle scelte politico programmatiche“.

In merito alla presunta tangente irachena, scrive tra l’altro Clini, “un’indagine difensiva dei miei avvocati ha dimostrato che i versamenti, tutti legittimi, sul mio conto erano rimborsi di missioni erogati dal Ministero”; inoltre, “il clamore che ha accompagnato” l’avvio dell’indagine “ha messo a rischio la sicurezza delle persone impegnate in Iraq con l’organizzazione non governativa ‘Nature Iraq’ e ha offerto un asset inatteso per gli estremisti sunniti”. L’ex responsabile dell’Ambiente ribadisce all’esecutivo che le accuse nei suoi confronti sono infondate e, con riferimento ad alcuni progetti di cooperazione finiti nel mirino dei pm come presunte coperture di illeciti, afferma che la loro bontà è attestata da autorità istituzionali (italiane e straniere) e da osservatori indipendenti. Pertanto, ribadisce Clini nella lettera, “credo che sarebbe opportuna una riflessione sull’origine e sulle motivazioni dell’indagine che mi riguarda”.