La Procura di Torino chiede la condanna a nove anni e mezzo di carcere per vari reati, fra cui l’atto terroristici per i quattro anarchici No Tav imputati per l’attacco al cantiere Tav di Chiomonte del 14 maggio 2013. Il processo è in corso nell’aula bunker del carcere delle Vallette. Gli imputati sono Claudio Alberto, Nicolò Blasi, Mattia Zanotti e Chiara Zenobi, quattro anarchici che sono in carcere dallo scorso 9 dicembre per avere preso parte, insieme a circa venticinque compagni, a un attacco portato avanti anche con bombe molotov. I quattro, nel corso del processo, hanno rivendicato l’azione.

L’assalto notturno al cantiere della Tav di Chiomonte nella notte tra il 13 e il 14 maggio 2013, secondo il pm Antonio Rinaudo, fu “un atto di guerra e punitivo verso lo Stato, un atto che si inserisce nell’antagonismo estremo. Un atto che doveva essere punitivo per condannare le scelte di politica economica e condizionare lo Stato nelle scelte future, perché ogni punizione deve avere un valore dissuasivo”. “Il più rilevante danno commesso”, ha continuato il pm, “è la lesione di beni tutelati a rango costituzionale. Fu un atto di terrorismo. Si è bruciato un compressore, dicono, ma si è posta in pericolo l’incolumità di più persone. Colpire l’incolumità individuale in quel contesto integra quel grave danno che non è solo l’integrità fisica. Colpire Chiomonte è colpire una scelta strategica dello Stato. La grande opera della Tav non è niente altro che espressione di una scelta politica ed economica fatta dallo Stato e demonizzata da coloro che si oppongono. E il gesto chiamato sabotaggio viene rivendicato comne parte di un più articolato disegno. Non è un episodio isolato“.

Mentre in aula regna il silenzio, su Twitter si scatenano le polemiche dei No Tav. “Per l’incendio di 1 #compressore i pm chiedono 9 anni e 6 mesi per ogni imputato”, “non è un processo, è una caccia alle streghe”, sono alcuni dei commenti. L’avvocato Mauro Prinzivalli, legale della presidenza del consiglio dei ministri, ha preso la parola dopo i pm chiedendo che allo Stato, che è parte lesa, vengano risarciti i danni, rimettendo alla Corte la quantifica. Intanto il movimento No Tav si è dato appuntamento per questo pomeriggio a Chiomonte “per farci sentire e per rinnovare ancora una volta – spiegano in un comunicato sul web – una promessa di lotta che non si può fermare con sbarre, prigioni, aule dei tribunali o con il filo spinato di un cantiere”. L’appuntamento è per le 17 al cancello della centrale di Chiomonte: “Portiamo cibi, piatti e bicchieri, cibo da condividere, strumenti musicali, fischietti, coperchi, e tanta voglia di lottare e farci sentire” scrivono nell’invito.