Più di mille foreign fighters al mese raggiungono la Siria per combattere al fianco dei jihadisti dello Stato Islamico. I numeri diffusi dal Washington Post, che cita funzionari dell’intelligence americana ed esperti di antiterrorismo, mostra l’incapacità dell’alleanza occidentale, di cui fa parte anche la Turchia, paese che confina con la Siria, di frenare il flusso di nuovi miliziani verso l’autoproclamato califfato islamico. Numeri che completano un quadro disegnato dall’Onu e già preoccupante: l’organizzazione parla di 15mila combattenti stranieri tra le fila dell’Isis. Una cifra rivista rispetto alla prima stima diffusa dall’intelligence americana che parlava di 15mila combattenti accertati che, però, potevano arrivare fino a 31mila.

“Il flusso di combattenti diretti verso la Siria resta costante, quindi il numero totale continua a salire”, ha dichiarato un funzionario dell’intelligence americana ai giornalisti del quotidiano americano. Un flusso che, nonostante l’impegno di Ankara a chiudere i confini con la Siria, non sembra conoscere un freno. Le falle dimostrate dalle truppe mobilitate dal governo turco sono sotto gli occhi degli esperti, visto che si contano anche alcuni casi di passaggio dalla Siria alla Turchia da parte di alcuni miliziani dello Stato Islamico. I funzionari Usa, però, precisano che, se un’inversione di tendenza c’è stata, lo si saprà solo tra qualche mese, visto che l’elaborazione dei dati da parte dell’intelligence americana necessitano di tempo per essere esaminati.

I dati dell’ultimo anno suggerirebbero la presenza di oltre 16mila combattenti stranieri in Siria, grazie soprattutto alla massiccia campagna di reclutamento messa in atto dagli esperti dell’Isis nei confronti dei simpatizzanti provenienti anche dall’Occidente. Inoltre, secondo Andrew Liepman, esperto di antiterrorismo per la Rand Corporation ed ex vicedirettore del National Counterterrorism Center, gli oltre 600 raid condotti fino ad ora in Siria da parte della coalizione anti-Isis hanno, da una parte, scoraggiato o ucciso alcuni miliziani, ma dall’altra hanno risvegliato il sentimento di vendetta dei più estremizzati che, nel caso in cui si trovassero all’estero, hanno deciso di entrare nel Paese per iniziare a combattere tra le fila del califfato.

La maggioranza dei combattenti stranieri arriva da Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente. La Tunisia è il paese che fornisce più foreign fighters all’autoproclamato califfo, Abu Bakr al-Baghdadi. Anche dall’occidente, comunque, continua l’afflusso di combattenti diretti verso il Paese governato da Bashar al-Assad. I simpatizzanti europei partiti per la Siria hanno superato le duemila unità.

Secondo quanto riporta l’Organizzazione delle Nazioni Unite, i combattenti stranieri entrati in Siria dal 2011 provengono da 80 paesi diversi. “Dal 2010 a oggi sono partiti più foreign fighters di quanti non ne siano partiti nel ventennio 1990-2010. E stanno aumentando”, è scritto nel rapporto diffuso dall’Onu. Un dato senza precedenti, come lo definiscono gli stessi esperti dell’organizzazione, riferendosi non solo all’elevato numero di combattenti, ma anche e soprattutto ai paesi dai quali provengono, alcuni dei quali non avevano mai mostrato segni di possibili influenze da parte di Al Qaeda o Isis, come il Cile o le Maldive.