Mariano Rajoy ha chiesto oggi scusa agli spagnoli per lo “scandalo Tangentopoli” che ha travolto il Partito Popolare. “Condivido l’indignazione e l’insofferenza dei cittadini”, ha detto il premier spagnolo e presidente del Partido Popular, sottolineando che gli scandali “sono ancora più laceranti”, perché avvengono in un momento in cui gli spagnoli si sobbarcano pesanti sacrifici per superare la crisi. Nelle sue dichiarazioni, durante un’audizione al Senato, il leader del PP ha chiesto “scusa” per aver nominato persone indegne dei propri incarichi. “Mi dispiace profondamente per la situazione creata – ha detto Rajoy – e chiedo scusa per aver messo in determinati posti chi non ne è degno“.

Cosa è accaduto in Spagna? Ieri una maxi-retata anti-corruzione ha portato dietro le sbarre oltre 50 persone fra politici, funzionari e imprenditori. Fra gli arrestati spiccano l’ex segretario del Pp di Madrid fra il 2004 e il 2011 e numero due della regione, Francisco Granados, e il presidente della Provincia di Leon, Marcos Martinez (anch’egli del Partito popolare). Coinvolti anche i sindaci di sei comuni madrileni, tra i quali due del Partido Popular (Pp), uno del partito socialista (Psoe). Ribattezzata “operazione Punica“, l’inchiesta ha portato alla luce “una rete di corruzione infiltrata in vari comuni e regioni”: quelle di Madrid, Murcia, Leon e Valencia. Si tratta di appalti pubblici, “per un valore di 250 milioni negli ultimi due anni”, in cambio di tangenti. Circa 260 le perquisizioni, 400 le ispezioni a enti bancari e compagnie di assicurazione e oltre 30 i sequestri effettuati dagli agenti dell’Unità centrale operativa della guardia civile.

L’inchiesta ha preso le mosse a gennaio con l’accoglimento, da parte delle autorità elvetiche, di una rogatoria “per gravi sospetti di riciclaggio”. A febbraio, dopo rivelazioni su un conto corrente da 1,5 milioni di euro occultato su una banca svizzera, vi erano state dimissioni eccellenti: Francisco Granados, ex assessore alla Presidenza e all’Interno della Comunità di Madrid e braccio destro dell’ex presidente Esperanza Aguirre – oltreché sindaco del comune madrileno di Valdemoro – aveva rinunciato al suo seggio sia di senatore sia di deputato del Consiglio regionale e si era ritirato dalla politica dopo 15 anni di attività. Secondo fonti investigative, Granados ricevette una soffiata da un agente della guardia civile circa le indagini avviate sul suo conto proprio dal giudice Velasco, che ipotizza un reato di violazione di segreto d’ufficio.

La nuova “tangentopoli” è l’ultima di una lunga serie di scandali di corruzione politica e finanziaria che ha alimentano l’indignazione dell’opinione pubblica e l’insofferenza per la classe politica in Spagna. Un clima paragonato da molti analisti a quello dell’Italia della fine della I Repubblica agli inizi degli anni ’90. C’è stato il “caso Gurtel“: lo scandalo dei fondi neri del Partido Popular, nato dalle rivelazioni dell’ex tesoriere Luis Barcenas e nel quale sono imputati una cinquantina di alti dirigenti, ex ministri e imprenditori vicini al PP. Da ultimo hanno destato indignazione le “carte di credito opache” con le quali dirigenti di Caja Madrid e Bankia – l’istituto di credito nazionalizzato con un costoso salvataggio – hanno sperperato oltre 16 milioni di euro in spese private e senza controllo. Spicca anche il “tesoro” occultato all’estero per 34 anni dall’ex presidente e patriarca di CiU in Catalogna, Jordi Pujol, e dai suoi figli.

Lo sdegno crescente ha portato in auge movimenti come Podemos, che si appresta a diventare partito con il leader Pablo Iglesias, mentre le formazioni tradizionali, in caduta libera nei sondaggi, cercano di correre ai ripari. Pp e Psoe proclamano “tolleranza zero” nei confronti dei corrotti e annunciano la sospensione cautelare e immediata di tutti gli indagati.