Stavolta non si tratta solo di una moschea. Un investimento da 50 milioni di euro, fondi privati “di cui non si può svelare la provenienza”, una struttura enorme nel cuore di una delle città meridionali più vivaci. Un programma come ancora nel Bel Paese non s’è mai visto: è a Lecce che potrebbe sorgere la prima università islamica d’Italia, ovviamente privata.

Nelle intenzioni di chi ci crede, sarà “la corrispondente della Cattolica di Roma e Milano, ma di matrice musulmana”, come riferisce Giampiero Khaled Paladini (foto), presidente di Confime, la Confederazione imprese mediterranee che sta portando avanti la trattativa. Un’ipotesi che spacca in due il Salento, che ci va con i piedi di piombo. “Siamo città aperta, ma questo non significa che tutto è ben accetto a prescindere”, spiega il sindaco di Lecce, Paolo Perrone (Fi). Le palizzate è pronto ad alzarle un partito che vira verso Sud, la Lega Nord. “Mi preoccupa il fanatismo di una sola religione, di un certa interpretazione di una certa religione, quella islamica, che è l’unica che ha questi ‘fondamentalismi’. E quindi università islamica a Lecce no, assolutamente no”, ha detto il segretario federale, Matteo Salvini, a Radio Padania.

“Le materie? Si inizia con teologia e filosofia”

“Salvini chi? Non ci interessa quello che pensa lui”, replica ironico Paladini, che aggiunge: “Non è detto che il progetto andrà in porto, alla fine. Vedo cose che mi lasciano perplesso, si vocifera di un referendum apposito. Non abbiamo nessuna intenzione di imporre la nostra presenza. Se troveremo ostilità da parte della cittadinanza, per carità, andremo altrove. Abbiamo alternative valide in Campania, Sicilia e Calabria. Ma io sono salentino, ci tengo a veder sorgere questo polo a Lecce, vorrei che la mia città si sprovincializzasse. Esistono già università musulmane fuori dal mondo arabo, in Inghilterra, Germania, Stati Uniti. Cominceremmo con facoltà come teologia e filosofia, ma il resto è da concordare con il territorio, in base alle sue esigenze, d’accordo con l’Università del Salento e aperti anche al mondo cristiano. Spero solo, a questo punto, che non si confonda la religione con la cultura, che questa non faccia paura, che il dibattito non venga influenzato da quanto sta accadendo ora in Medio Oriente”.

Certo, non sarebbe un dettaglio per il Salento accogliere il primo ateneo islamico d’Italia. Che la vocazione di questa terra guardi a Oriente e al Mediterraneo lo insegnano la storia e la geografia. Che il suo futuro voglia essere plasmato su una direttrice ben precisa lo conferma il fatto che Lecce sia arrivata tra le sei finaliste per il titolo di Capitale europea della cultura 2019. Ma la proposta di Confime, ovviamente, è prospettiva che vale uno spartiacque.

Non è una moschea e dovrebbe essere costruita su un’area di oltre 50mila metri quadri

La macchina, in ogni caso, è in movimento. La stretta di mano è stata data, l’accordo di massima c’è già, l’atto preliminare per l’acquisto dei locali, stando alle previsioni, sarà firmato entro la prossima settimana. Testa d’ariete è la Confime, un’organizzazione di professionisti e aziende, in tutto circa 500, provenienti dalle regioni del Mezzogiorno. Rileverà l’ex deposito tabacchi di via Birago (foto) dalla Red srl, società milanese che fa parte del gruppo Intini di Bari, a cui a sua volta l’immobile venne ceduto da Bat Italia dopo la privatizzazione.

 

Non si tratta di un luogo qualunque: struttura immensa a due passi dal centro storico, 51mila quadrati di cui 8.500 coperti, tre blocchi articolati su quattro piani, parco verde intorno, un binario ferroviario interno. È un gioiello di archeologia industriale come pochi, mega fabbrica inaugurata nel 1929 da Vittorio Emanuele II, quando il Salento era il tabacchificio d’Europa. È in abbandono da almeno tre decenni e la crisi pare aver mandato in fumo anche l’ultimo piano edilizio della Red, che lì voleva realizzare uffici, appartamenti e cinema. Ora sul suo tavolo ci sono 12 milioni di euro, tanti quanti ne ha chiesti per chiudere l’accordo e vendere la vecchia manifattura.

Ma chi li mette quei soldi? È questo un nodo essenziale che non si riesce a sciogliere e che, di conseguenza, complica la serenità della discussione. È questa anche l’unica domanda a cui Paladini non risponde: “Chi c’è dietro non sto qui a dirlo a lei. Lo comunicheremo a tempo debito e a chi di dovere, perché sono cose private. Le autorità statali e di sicurezza lo sapranno, sempre se riusciremo a realizzare l’ateneo. Non abbiamo niente da nascondere”.

Il sindaco: “Cosa vuol dire ‘università islamica’? Io non l’ho capito”

“Io ho ricevuto una persona che mi ha parlato dell’investimento di un fondo arabo in città, ma non mi ha detto di più né mi ha rappresentato le finalità”, dice il sindaco Paolo Perrone, che non nasconde la titubanza: “Che cosa vuol dire università islamica? Io non lo so e giuro che da quello che si dice non l’ho capito. Al Comune non è giunta alcuna richiesta. Di più, ho parlato con l’imam di Lecce, il massimo rappresentate della comunità musulmana locale, e mi ha detto che non è a conoscenza di alcuna iniziativa di questo tipo. In ogni caso, dovremmo fare due accertamenti: uno è di carattere urbanistico, perché quella è struttura che necessiterebbe di una variante, mentre l’altro attiene alle ricadute sulla città. Non possiamo valutare ad occhi chiusi”.