La trasferta di Champions League ad Atene è una tragedia greca per la Juventus. I bianconeri perdono 1-0 contro l’Olympiakos e mettono a rischio la qualificazione agli ottavi di finali in quello che al momento del sorteggio persino Beppe Marotta aveva definito “un gironcino molto gradito”. Sul campo si sta trasformando in un incubo, con la seconda sconfitta consecutiva dopo quella di Madrid. Stavolta la Juventus non sfigura, ma esce battuta comunque: tradita da un inguardabile Pirlo e sferzata da Dominguez nel primo tempo; fermata dal portiere Roberto nella ripresa, quando avrebbe ampiamente meritato il pareggio. Miracoloso e profetico l’estremo difensore avversario: “Vinciamo noi 1-0, segna Kasami”, aveva detto alla vigilia. E’ andata proprio così, grazie soprattutto ai suoi clamorosi interventi su Morata, il migliore dei suoi e nota positiva della serata.

Andrea Pirlo il peggiore dei bianconeri: palle perse e nessuna luce

Era quasi uno spareggio, quello del Kairaskakis. Le due squadre lo sanno e lo approcciano come tale: accorte, dedite a studiarsi e a non rischiare. L’equilibrio potrebbe rompersi subito, ma Buffon è bravissimo a togliere dall’incrocio una punizione chirurgica di Dominguez, e l’arbitro annulla giustamente per fuorigioco un gol a Tevez su angolo, vero tallone d’Achille dei greci. Così, dopo la sfuriata d’aggressività iniziale, i padroni di casa cominciano a calare. Ma è proprio nel pieno di una fase di stallo che passa l’Olympiakos. Grazie ad Alejandro Dominguez, argentino che vive una gran serata come ai tempi d’oro dello Zenit San Pietroburgo. Il gol nasce da una sua ripartenza e da uno dei tanti errori, il più sanguinoso, di Andrea Pirlo, per distacco il peggiore in campo: palla persa e percussione centrale del fantasista, tocco dietro di Mitroglu e piattone a rimorchio dello svizzero Pajtim Kasami, uno passato anche dalla Serie A (a Palermo) e lasciato ripartire forse troppo presto. Il vantaggio greco spezza in due una partita equilibratissima: la Juve accusa il colpo e buon per Allegri che arrivi subito l’intervallo.

Nella ripresa Juve più volte vicina al gol, ma il portiere è insuperabile

Nella ripresa il punteggio ribalta il copione. L’Olympiakos attende conservativo, la partita ora la fa la Juventus. Ma all’inizio il giro-palla resta lento, con Pirlo che proprio non riesce ad accendere la luce. Persino il piede destro, abitualmente fatato, pare storto come tutta la serata: il regista sbaglia ogni punizione, la sua partita finisce prima di un’ora. E forse non è una coincidenza che dopo la sua sostituzione, e l’ennesimo brivido sull’asse Dominguez-Kasami, la Juve si risvegli. Anche perché Michel, il tecnico dei greci, ha il torto di coprirsi troppo e troppo presto, rinunciando al centravanti Mitroglu e privando la sua squadra di appoggio in avanti. Sono queste le premesse tattica dell’assedio. Il primo vero pericolo lo crea al 65’ Morata, che si libera con un gran movimento ma poi sparacchia addosso a Roberto. Comincia qui un’altra partita, di cui il portiere sarà protagonista assoluto: in venti minuti la Juve colleziona almeno sei nitide occasioni da gol, di testa, di destro e di sinistro, con Tevez, Pogba o Morata. La più clamorosa capita sempre al giovane centravanti spagnolo, a dieci minuti dalla fine: ma stavolta anche la traversa, oltre al gran riflesso di Roberto, dice no al pareggio.

Allegri si gioca anche la carta del cambio di modulo, passando alla difesa a quattro come a Sassuolo. Ma come a Sassuolo la mossa non sortisce grandi effetti. Mentre Giovinco, la terza punta che avrebbe potuto far comodo dato il momento, entra solo a quattro minuti dalla fine. Troppo tardi. Finisce 1-0, nella bolgia del Karaiskakis che adesso crede davvero al passaggio del turno. Atletico Madrid e Olympiakos guidano il gruppo a 6 punti, la Juventus insegue a 3 (come il piccolo Malmoe). I bianconeri potranno giocare i due match decisivi allo Juventus Stadium, nulla è ancora compromesso. Ma dopo le ultime due sconfitte non possono più sbagliare. Fra due settimane a Torino contro l’Olympiakos è già decisiva. Anche solo un pareggio sarebbe il secondo atto di questa tragedia greca. Quello conclusivo.

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