Il “Sinodo dei media” contro il Sinodo dei vescovi. È stata questa l’accusa mossa più volte ai giornalisti durante le due settimane di dibattito dei padri sinodali sui divorziati risposati e i matrimoni gay con una spaccatura nelle votazioni del documento finale. Ad assolvere i cronisti è stato lo stesso Papa Francesco che, al termine del Sinodo, ha voluto salutare a uno a uno tutti i giornalisti in attesa fuori dall’aula del dibattito e ringraziarli per il loro lavoro. Tensioni, come ha detto lo stesso Bergoglio ai vescovi nel discorso conclusivo, e incidenti di percorso non sono mancati. A far discutere maggiormente è stata la traduzione inglese completamente sbagliata del secondo documento del relatore generale del Sinodo, il cardinale di Esztergom-Budapest, Péter Erdö, primate d’Ungheria e presidente dei vescovi europei.

Un testo che sintetizzava la prima settimana di dibattito in aula e che ha suscitato una valanga di critiche per delle evidenti forzature presenti nei paragrafi sull’apertura ai sacramenti per i divorziati risposati e in favore del riconoscimento dei diritti dei gay. Non a caso sono stati proprio questi i tre punti che nel documento finale, la Relatio Synodi, hanno ottenuto il più alto numero di “non placet” e sono stati approvati a maggioranza semplice e non con almeno i due terzi dei suffragi dei padri sinodali votanti. Le due versioni del testo di Erdö in inglese sono state oggetto di numerose critiche perché a essere rimaneggiati in modo più soft sono stati propri i passaggi che affrontano il tema degli omosessuali. Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha sempre ribadito che la versione ufficiale letta e votata in aula, e che quindi fa fede, è soltanto quella in italiano, ma la traduzione di lavoro in inglese ha creato non pochi disguidi ai cronisti che hanno dovuto relazionare sul lavoro dei padri sinodali su temi così delicati.

Il passaggio più contestato è stato proprio quello sui gay. Al paragrafo della relazione di Erdö dedicato all’accoglienza per le persone omosessuali si legge che essi “hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana”. Nel documento il porporato si domandava se la Chiesa è “in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità”. Per due volte nel testo ufficiale in italiano si usa la parola “accogliere” che nella prima traduzione in inglese era stata resa con “welcome” e che invece, nella seconda versione, è diventata “provide for” che può essere tradotto con “provvedere a” o, in senso lato, con “occuparsi”. Un termine sicuramente meno caldo di “welcome”, che non rendeva quella volontà di inclusione delle persone omosessuali presente nel testo in italiano.

Nella versione inglese della relazione di Erdö l’atteggiamento verso i gay è sembrato subito un atto dovuto di fronte a una realtà ineludibile anche per la Chiesa, che non una chiara volontà inclusiva. Una sensazione che è stata poi conferma dal messaggio finale del Sinodo dove la parola omosessuali è inesistente. Inoltre nella seconda versione in inglese non c’è più il riferimento allo “spazio fraterno” per gli omosessuali che è stato sostituito con “valuable support”, ovvero “apprezzabile sostegno” anziché “preciuos support”, “supporto prezioso”, all’interno delle unioni gay.

Il paragrafo 50 contiene anche un’altra traduzione discutibile. Il testo italiano afferma che spesso le persone omosessuali “desiderano incontrare una Chiesa che sia casa accogliente per loro. Le nostre comunità sono in grado di esserlo accettando e valutando il loro orientamento sessuale, senza compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio?”. Quest’ultima frase nella traduzione inglese diventa “are our communities capable of providing that, accepting and valuing their sexual orientation, without compromising Catholic doctrine on the family and matrimony?”. La parole chiave “valutando” è stata tradotta con l’inglese “valuing”, ma in questo contesto sarebbe stato più opportuno tradurla con “weighing” o “considering”. “Valuing” fa pensare a una “valorizzazione” dell’orientamento omosessuale. Padre Lombardi non ha nascosto che, anche a seguito di numerose richieste dei vescovi di lingua inglese, è molto probabile che il Vaticano provveda a una terza traduzione del testo, anche se ormai le parti più hard di quel documento intermedio sono state cassate nella votazione della Relatio Synodi finale.

Twitter: @FrancescoGrana