E così, come fanno da secoli, i genovesi spalano fango. L’acqua è nemica e la montagna di più, i fiumi portano a valle disastri e la terra è poca. Spalano i genovesi, mentre gli altri parlano. Quante parole in queste ore per giustificare ciò che giustificabile non è. Chi doveva lanciare gli allarmi per tempo non lo ha fatto. Chi quegli allarmi tardivi doveva raccoglierli lo ha fatto male. A Genova piove e la pioggia provoca disastri. Da sempre. E da sempre tutti, ministri, capi di governo, presidenti di Regione e sindaci, sanno quello che si dovrebbe fare, ma non lo fanno. Lo scandalo dei soldi stanziati ma non spesi per la messa in sicurezza dei fiumi sta facendo il giro del mondo. La vergogna per quei cantieri mai aperti è impossibile da spiegare all’Europa che da questa Italietta pretende efficienza e rigore. Spalano fango i genovesi e gli altri parlano. Parole incomprensibili come i mugugni di Baciccia del grande Gilberto Govi. Che ne aveva anche per il potere: ”Da un orecchio non ci sento, ma dall’altro…”. E con le mani faceva il segno di un così così vicino, molto vicino alla sordità.

L’imbarazzo del sindaco: “Sono andato a Teatro, perché mi dicevano che non c’era allerta”
Marco Doria, sindaco di Genova: “Sono andato alla prima del Carlo Felice perché ero tranquillo. Nessuno ci ha avvisato. Non c’era allerta. Alle 18,30, quando sembrava che la situazione migliorasse, ho deciso di andare a teatro. Le comunicazioni dicevano addirittura che il fenomeno era in attenuazione e che per il giorno successivo non ci sarebbe stato che un generico rischio di qualche temporale. L’allerta non è stata data”. Insomma, una tranquilla serata di settembre. Un po’ di pioggerellina, qualche ombrello da tirar fuori e l’impermeabile a coprire l’abito di gala per la soirée. Intanto l’acqua ingrossava i fiumi e correva a valle. Verso Genova. 

La supercazzola della funzionaria: “Si tratta di questi fantomatici sistemi… autorigenerativi”
Elisabetta Trovatore, responsabile del centro meteo idrologico della Protezione civile ligure. Perché non è stato dato l’allarme? Chiede il giornalista di Primo Canale. “La domanda è legittima, la risposta è che chiaramente dipende dal tipo di sistema con cui noi abbiamo avuto a che fare”. Evidentemente spazientito dalla vaghezza della risposta, il giornalista insiste. Ha fatto una domanda precisa e pretende una risposta che abbia, più o meno, le stesse caratteristiche. “Si tratta di questi fantomatici sistemi… autorigenerativi”. Il giornalista suda freddo, sta perdendo la pazienza, quella dei genovesi è ormai sepolta da acqua e fango. La funzionaria continua: “Quando questi sistemi sono all’interno di strutture, di fronti più estesi, sono prevedibili con una certa affidabilità, e questo è successo in eventi passati. In questo caso è stato proprio un evento isolato”. Fine del collegamento. Con grande sollievo dell’intervistatore e con una sfida ai lettori: chi ha capito uno solo dei concetti espressi dalla responsabile del Centro meteo- idrologico della Protezione civile ligure Trovatore, si faccia avanti.

Il governatore matematico: “Si è verificata una divaricazione tra il modello e la realtà”
Claudio Burlando, presidente della Regione Liguria. Corre a dare man forte ai responsabili della sua Protezione civile. Colpa della matematica, delle formule, dei sistemi. “Il modello previsionale non ha funzionato. È la prima volta in dieci anni”. Giovedì a Genova inizia a piovere, alla Protezione civile tutti gli occhi sono puntati sul “modello” previsionale, nessuno si affaccia alla finestra per buttare uno sguardo al cielo e alle nuvole. “Fino al bollettino delle ore 18 – continua Burlando –, che indicava un’attenuazione dei fenomeni, realtà e modelli corrispondevano, alle 21 si è verificata una divaricazione tra il modello e quello che si è verificato”. Tradotto in un italiano accessibile ai più: il modello non è stato in grado di prevedere la tragedia che alle nove di sera stava già devastando strade e quartieri della città. Due ore dopo, la piena travolge Antonio Campanella e lo uccide. Il fallimento dello Stato è tutto in questa morte assurda.

Il meteorologo inascoltato: “Che il fiume stesse ormai per straripare era chiarissimo”
Gianfranco Saffiotti, presidente dell’Associazione ligure di meteorologia. “Intanto è falso dire che l’evento fosse imprevedibile. Che il Bisagno stesse per straripare era chiarissimo, ma ancora quaranta minuti prima della rottura degli argini il numero verde della Protezione civile era inattivo”. La denuncia è clamorosa e arriva da un meteorologo. Poche decine di minuti prima che la piena coinvolgesse uomini e case, i telefoni della Protezione civile erano muti. Anche la Società meteorologica italiana, diretta da Luca Mercalli, nel primo pomeriggio di mercoledì aveva diffuso un dispaccio dai toni allarmanti: “Tra Genova e Sestri Levante si avranno per diversi giorni temporali di notevole intensità: elevato rischio di allagamenti, dissesti e situazioni alluvionali”.

Mr Protezione civile e la Concordia: “La nave sarebbe affondata al Giglio con le regole pubbliche”
Franco Gabrielli, il capo della Protezione civile che proprio a Genova ha portato la Concordia per farla smantellare, è da ieri mattina sotto la Lanterna. Si parla di mancati allarmi e ritardi nell’intervento. “Quando il sindaco Doria dice che non sono stati avvertiti non fa lo scaricabarile. Lo dice perché ovviamente a quel tipo di allerta, che non c’è stata, sarebbe dovuta corrispondere un tipo di attivazione che in questo caso non c’è stata”. E i cantieri ancora per la messa in sicurezza dei torrenti Bisagno (35 milioni) e Feraggiano (45 milioni), colpevolmente chiusi? “Quello dei 35 milioni è uno scandalo. Il buon esito della vicenda Concordia è stato il fatto che abbiamo proceduto con regole privatistiche, se avessimo utilizzato quelle della Pubblica amministrazione la nave sarebbe affondata”. Parole chiarissime. Qualcuno ha sbagliato a Genova? “Sì, ma da qui a dire che queste persone le dobbiamo crocifiggere ce ne corre”. Nessuna voglia di improvvise crocifissioni, ma forse i genovesi hanno diritto a un briciolo di verità. Il fango non deve seppellire anche quella.

 

Da Il fatto quotidiano del 12 ottobre 2014