La notizia la riporta Gay.it: la signora Maria, madre di un ragazzo omosessuale, si è vista recapitare un’email in cui l’associazione Campagna Sos Ragazzi cerca di diffondere il panico tra le famiglie, nella prospettiva di un’opera di rieducazione da parte di associazioni che vorrebbero imporre la dittatura del gender. “Questa volta il pericolo arriva da Amnesty International Italia” sostiene l’associazione “che ha lanciato il progetto Scuole attive contro l’omofobia e la transfobia e una guida per docenti dall’eloquente titolo Diritti Lgbti, diritti umani“.

Ma vediamo quali sono i pericoli esposti alla signora Maria. Procederò per punti e cercherò di capire, insieme a voi, se tali minacce sono reali o meno.

Dice la lettera che, con la scusa dell’omofobia, l’obiettivo è di “mostrare che non esiste alcun legame tra sesso e genere” e che “i diritti delle persone Lgbti tra cui matrimonio e adozione di minori” sono “diritti umani“. E fin qui è tutto vero: il genere è una costruzione sociale, visto che essere donna in Svezia è molto diverso dall’esserlo in Iran. E l’orientamento sessuale è slegato da esso: un uomo può essere gay, bisessuale o eterosessuale, così come una donna può amare altre donne, altri uomini o entrambi. Da sempre è così. Dove sta la minaccia nel descrivere la realtà?

Per altro, nei paesi civili di vecchia e nuova democrazia i diritti delle persone Lgbt sono diritti umani a pieno titolo, visto che sempre di persone stiamo parlando. A meno che non si voglia trattarle come in Uganda, Arabia Saudita e Russia, dove è punito come reato – dalla prigione fino alla pena di morte – il semplice fatto che esse esistano. L’associazione Campagna SOS Ragazzi ha questo obiettivo, per caso?

Un’altra minaccia agitata da questa lettera? “La famiglia uomo-donna” sarebbe vista da Amnesty International come “uno stereotipo imposto dalla società” e “chi pensa che un bambino abbia bisogno di crescere con una figura maschile e una femminile” verrebbe bollato come omofobo. Falso, tutto falso. La famiglia eterosessuale è vista, dagli studi di genere, come una realizzazione sociale e – udite udite – nessuno la vuole abbattere o distruggere. Quando si parla di omofobia e transfobia a scuola non si dice affatto ad alunni e alunne che non devono più sposarsi e procreare. Si dice un’altra cosa: esistono persone dello stesso sesso che si innamorano e decidono di stare insieme. Alcune di esse riescono anche ad essere genitori. Queste persone, anche se non si è gay o lesbiche, meritano rispetto esattamente come chiunque.

Per essere ancora più chiaro: gli studi di genere dicono che è possibile che esistano diversi tipi di famiglia, da quella classica a quella monoparentale (un solo genitore con prole), da quelle ricomposte a quelle formate da gay e lesbiche, ecc… A tutte loro si deve rispetto. Fa così paura all’associazione in questione questa prospettiva?

Continuando ancora si legge che “le nuove generazioni hanno bisogno di essere aiutate nella costruzione della propria identità, hanno bisogno di colonne, di riferimenti sicuri, non di teorie che portano maggiore confusione in un tema così delicato come la sessualità“. Altro pericolo inventato. Educare studenti e studentesse a non insultare e bullizzare compagni e compagne Lgbti nelle loro classi non significa metterli in confusione sulla loro identità sessuale, perché se così fosse l’associazione Sos Ragazzi sta affermando, né più e né meno, che l’eterosessualità di un individuo è sicura solo se c’è violenza contro gay, lesbiche e trans. Un’affermazione assurda, a ben vedere.

Evidentemente il curatore di quella lettera non sa di cosa si parla durante le campagne di sensibilizzazione contro l’omofobia e la transfobia. Per capire l’assurdità di certe argomentazioni, è come se io mi opponessi al fatto che si parlasse contro il razzismo a scuola per paura che mio figlio possa diventare nero.

Vi rimando a come ha risposto Maria a questo gentile, ma molto disinformato signore. E un consiglio alla signora lo darei: si informi su come l’associazione Sos Ragazzi ha ottenuto il suo indirizzo di posta elettronica. Nessuno voglia mai che questa smania di scovare “dittatori del gender” laddove non esistono non porti qualcuno a violare le più elementari regole della privacy. Questo sì che sarebbe un pericolo ben maggiore di chi, invece, educa al rispetto. Né più né meno.