Carlo Tavecchio e gli immobili: ci risiamo. Il presidente della Figc, nonostante gli studi da ragioniere, sembra avere un problema ogni volta che deve fare i conti. E in particolare, ogni volta che prova a occuparsi dell’acquisto di un edificio.Una settimana fa l’Espresso ha raccontato uno strano affare del 2008, quando Tavecchio acquistò un mega appartamento nel centro di Roma per la Lega Nazionale Dilettanti di cui era presidente: un immobile di 46 vani in piazzale Flaminio, di fronte a Piazza del Popolo. Lo pagò quasi 20 milioni di euro. Piccolo particolare: appena tre settimane prima, lo stesso stabile era stato acquistato dai venditori (l’immobiliare Vispa07) per poco più della metà: 11 milioni. Non è l’unica operazione spericolata del neo presidente della Figc. Ce n’è un’altra più recente e almeno altrettanto bizzarra, nonostante l’entità economica sia più contenuta.

Il 20 aprile 2012 Carlo Tavecchio ha firmato il contratto di acquisto di un appartamento di circa 170 metri quadri in via Cassiodoro 14, zona Prati, elegante quartiere residenziale e di uffici nel centro di Roma. Lo ha fatto, anche stavolta, in veste di presidente della Lega Nazionale Dilettanti: oggi la palazzina ospita la sede della Commissione impianti in erba artificiale. Costo dell’operazione: 1 milione e 100 mila euro più Iva (una cifra che nel complesso si attesta attorno a 1.320.000 euro). Importo coperto con un assegno circolare da 100mila euro, altri due assegni circolari da 300mila euro ciascuno e un mutuo da 400mila euro concesso dal Banco popolare società cooperativa di Verona.

Dov’è l’anomalia? Due settimane prima che Tavecchio concludesse l’operazione, lo stesso appartamento di via Cassiodoro 14 risultava in vendita a una cifra nettamente inferiore. Sul sito dello studio immobiliare Bonfiglio, il 4 aprile – 16 giorni prima della firma del contratto di vendita – il prezzo era fissato a 970mila euro. Circa 350mila euro in meno (inclusa l’Iva) di quanto l’ha pagato il ragioniere, che dunque si sarebbe accollato un sovrapprezzo superiore al 25% per cento. Perché – anche in questo acquisto, dopo quello della sede di piazzale Flaminio – Carlo Tavecchio avrebbe speso una cifra superiore a quella che avrebbe potuto e dovuto ragionevolmente spendere (peraltro non con i suoi soldi, ma con quelli dei Dilettanti)?

Abbiamo provato a chiederlo a Simone Bonfiglio, socio unico dell’agenzia immobiliare che aveva pubblicizzato la vendita dell’immobile di via Cassiodoro. Bonfiglio ricorda di aver avuto l’incarico di trovare un acquirente all’appartamento di Prati, ma sostiene che la sua agenzia, alla fine, non abbia partecipato alla conclusione dell’affare: “La trattativa è avvenuta direttamente tra i due privati. Non c’era la nostra intermediazione: il nostro incarico era scaduto. Non ho avuto a che fare con Carlo Tavecchio”. Curioso il fatto che l’incarico sia scaduto proprio pochi giorni prima che l’immobile venisse piazzato. E ancora più bizzarro che il prezzo di un appartamento che non si riusciva a vendere – al punto da far scadere il rapporto con l’agenzia immobiliare – in quelle due settimane sia addirittura aumentato.

La Figc fa sapere che Tavecchio, ai tempi, fece effettuare una regolare perizia sull’immobile prima dell’acquisto, avvenuto comunque a prezzo di mercato. Un prezzo di mercato superiore a quello fissato dai venditori. La casa di via Cassiodoro 14 è stata ceduta a Tavecchio dalla Edil Mbg, società in liquidazione dal 2009 (con sede ancora a Prati). Uno dei due soci della Edil Mbg si chiama Paolo Costa, oggi amministratore unico della srl. Costa è stato un dirigente sportivo italiano, vicedirettore generale dell’Istituto per il Credito Sportivo dal 2002 al 2006. L’Istituto è la banca pubblica dello sport italiano, partecipata all’80 per cento dal ministero dell’Economia, al 6 per cento dal Coni e in percentuali inferiori da numerose banche private; ed è necessario per l’accesso al credito delle società che vogliono rifare i campi (anche in erba sintetica) o lo stadio. Tavecchio, che proprio in quegli anni ha consolidato il suo regno in Lega Dilettanti, doveva conoscere Paolo Costa molto bene. Al punto di pensare di affidarsi a lui nel 2006, quando lo ha nominato presidente della Commissione per i campi sportivi della Lega Nazionale Dilettanti.

Un organo che si sarebbe dovuto occupare di reperire risorse europee (e dello stesso Istituto per il Credito Sportivo) per finanziare il passaggio delle società della Lnd ai campi in sintetico. In realtà la commissione non si è riunita praticamente mai, ma questo non ha impedito a Costa e Tavecchio di fare affari insieme qualche anno più tardi (guarda caso, proprio nella compravendita di quello che è diventato l’ufficio della Commissione impianti in erba artificiale).

Il successo del business del sintetico è il vero fiore all’occhiello dei ruggenti anni di Tavecchio in Lnd. Un successo costruito “in famiglia”. La commissione per gli impianti sportivi in erba artificiale è stata affidata ed è tuttora presieduta dall’ingegnere Antonio Armeni. La “certificazione e omologazione” degli stessi campi, invece, è stata assegnata alla Labosport srl, società partecipata dal figlio Roberto Armeni.

di Tommaso Rodano e Carlo Tecce

Da Il Fatto Quotidiano del 20 settembre 2014