Il debutto record di Alibaba a Wall Street? A Piazza Affari non mancano le perplessità come racconta un analista riferendo che il prezzo del titolo è ritenuto “un po’ tirato”, ma “questo poco importa, perché questi si chiamano mercati finanziari, non economici; quindi, le valutazioni azionarie rispecchiano più le aspettative e/o le bolle che si creano, piuttosto che reali valutazioni basate sui fondamentali”.

Fatto sta che lo sbarco in borsa del gruppo di e-commerce cinese è stato l’evento dell’anno e il suo fondatore nonché presidente, Jack Ma, si è trasformato nell’uomo più ricco della Cina. La sua quota di azioni – circa il 9 per cento – ha raggiunto un valore di oltre 17 miliardi di dollari che, se confermati dalle prossime contrattazioni, si aggiungerebbero ai circa 800 milioni ricavati dalla vendita di una parte dei titoli. Possiede inoltre partecipazioni separate in aziende consociate, come Alipay.

Alibaba, infatti, non è solo un sito di e-commerce, ma un sistema integrato. Ne fa parte Taobao, una piattaforma consumer-to-consumer (C2C), che ti permette di aprire un negozio e venderci quello che ti pare. Negli anni ha figliato, dando alla luce siti più specializzati (Tmall, per i grandi brand; Juhuasuan, per le vendite flash limitate nel tempo). Poi c’è Alibaba vero e proprio, business-to-business (B2B), e altri siti collaterali. A gestire i pagamenti, ecco Alipay, una piattaforma online tipo PayPal che copre ormai la metà delle transazioni economiche online in Cina. 

Chi vive oltre Muraglia, cinese e anche no, è immerso quotidianamente in questo sistema. La diversificazione messa in atto da Ma non si ferma però solo all’e-commerce: a inizio anno, è nata a Hong Kong la Alibaba Pictures Group, una media company che ha immediatamente comprato quote del leader cinese dei video online, Youku Tudou (lo “YouTube cinese”), della televisione via cavo e internet Wasu Media, e del Chinavision Media Group, un’impresa che spazia dalla vendita di diritti cinematografici e televisivi alla distribuzione di giornali, passando per l’entertainment su reti mobile e la pubblicità.

La razzia è così ampia che di recente diversi analisti hanno sollevato il sopracciglio, temendo che Jack Ma stesse allontanandosi dal core business. È successo soprattutto la scorsa primavera, con l’acquisto della metà del Guangzhou Evergrande, la squadra di calcio allenata da Lippi. Ma Alibaba è impegnata in una gare a tutto campo: in casa, dove con Baidu e Tencent si contende le start-up più innovative; e all’estero, dove è stato lanciato il guanto di sfida ad Amazon. A casa sua.

Oggi, oltre alla forza di Alibaba, questa quotazione a Wall Street ci comunica che si continua ad aspettare come la manna che la Cina faccia da traino alla ripresa globale, nonostante i dubbi sulle regole, la trasparenza, il sistema politico e così via.

di Gabriele Battaglia