Vincere a Toronto spesso porta all’Oscar. Si è appena conclusa la 37esima edizione del Toronto International Film Festival, dopo Cannes la manifestazione che più conta in termini di esposizione commerciale per la vendita mondiale di film, decretando i suoi premi non istituzionali che spesso portano bene in termini di corsa alla statuetta dell’Academy Awards. Il cosiddetto “Grolsch People’s Choice Award”, il premio del pubblico di Toronto, negli anni precedenti vinto da 12 anni schiavo (2013), poi Oscar come miglior film come per Il discorso del re nel 2010 e The Millionaire (2008), è andato quest’anno a Morten Tyldum per il suo The Imitation Game incentrato sulla figura del genio matematico britannico Alan Turing.

L’acclamato regista norvegese che vive a Beverly Hills, dopo Buddy (2008) e Hodejegerne (2011) – tratto da un libro di Jo Nesbo – ha diretto il thriller con protagonista Benedict Cumberbatch ricostruendo la travagliata vita del matematico, logico e crittografo inglese che trovò la chiave per decodificare Enigma, la macchina con cui i nazisti comunicavano in linguaggio cifrato durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il film di Tydlum non si ferma al dato storico generale ma mette in scena soprattutto la vita privata dello scienziato negli anni subito la seconda guerra mondiale mentre vengono sviluppati i primi cervelloni elettronici antesignani dei computer all’Università di Manchester, fino alla persecuzione e all’arresto di Turing nel 1952 per omosessualità, nonché alla tragica castrazione chimica inflitta come pena per legge e al suicidio per avvelenamento. Una drammatica vicenda storica di omofobia che, tra l’altro, ha visto per la prima volta le scuse da parte del governo britannico solo nel 2009 con una lettera firmata dal premier Gordon Brown. The Imitation Game – cointerpretato da Keira Knightley e che ha come compositore delle musiche Alexandre Desplat, presidente della giuria di Venezia 2014 – aprirà l’8 ottobre prossimo il London Film Festival, piazzandosi nella pole position dei “buzz” che portano ai Bafta e all’Oscar.

L’altro premio di Toronto, quello della critica internazionale Fipresci è andato a Time Out of Mind di Oren Moverman – The Messenger (2009) e Rampart (2011) – che vede Richard Gere protagonista nei panni di un senzatetto di New York disprezzato dalla figlia. Oltre 300 i film presentati nella dieci giorni canadese (4-14 settembre) con un ottimo successo di 99 Homes di Ramin Bahrani – che ha avuto la sua prima a Venezia – e almeno un paio di citazioni dal listino Usa per le performance da Oscar di due celebri attrici: Still Alice di Richard Glatzer e Wash Westmoreland con una imponente Julienne Moore colpita dall’Alzheimer e Cake di Daniel Barnz che vede Jennifer Aniston in un ruolo drammatico molto apprezzato da pubblico e critica.

La kermesse canadese chiude sciorinando numeri da capogiro (più 7% di presenze da 80 paesi di cui 1,900 buyers, gli addetti alla visione, scelta e acquisizione dei film per i mercati nazionali) e una salda leadership per il mercato americano (più 57% per le conferenze del settore Industry) nonostante l’oramai conclamata battaglia a suon di anteprime mondiali con il coevo festival di Telluride e il New York Film Festival (26 settembre- 12 ottobre) che gli ha soffiato i due titoli più attesi di questa fine 2014: Gone Girl di David Fincher e Inherent Vice di Paul Thomas Anderson. Bene, infine, anche la vendita internazionale per alcuni titoli italiani con i contratti chiusi proprio a Toronto tra cui Anime nere di Francesco Munzi venduto in Svizzera, Francia, e con accordi per la Gran Bretagna, Australia, Grecia e Scandinavia; I nostri ragazzi di Ivano De Matteo che si vedrà in Grecia, Turchia e Taiwan; mentre sembra cosa fatta per la distribuzione americana di W la libertà di Roberto Andò e La mafia uccide solo d’estate di Pif.

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