12 anni schiavo e Gravity vincono, American Hustle e The Wolf of  Wall Street perdono. La partita degli Oscar 2014 lascia sul terreno vittime illustri come Leonardo DiCaprio e ne consacra altre, inattese, come Alfonso Cuaron e Matthew McConaughey.

I due grandi divi si contendono fino all’ultimo la statuetta di miglior attore, ma attorno alle 5.45 ora italiana, dal Dolby Theatre di Los Angeles, è Jennifer Lawrence in rosso ad estrarre dalla busta il nome di McConaughey. Di Caprio, che un’ora prima era stato l’unico ad aver rifiutato un trancio di pizza gentilmente offerto dalla presentatrice Ellen DeGeneres durante uno degli sketch più apprezzati della serata, molla la presa un po’ come il suo personaggio in The Wolf of Wall Street. Dall’altra parte resiste e vince un McConaughey dimagrito 23 chili per interpretare Ron Woodroof in Dallas Buyers Club, l’uomo che sfidò il sistema sanitario americano per legalizzare le medicine che gli permetterono di sopravvivere all’Aids. “Ringrazio Dio, è lui il mio modello”, ha spiegato l’attore texano in smoking bianco che ha visto la sua carriera rinata e rilanciata dopo le commedie romantiche fine anni novanta/inizio duemila.

Nella serata condotta dalla DeGeneres tra scatti selfie, tweet e modi spiccioli, che qualcuno su Twitter ha ribattezzato, parafrasando il film di Sorrentino, ‘la grande lentezza’, si sono però registrate due grandi sorprese: i sette Oscar a Gravity e la statuetta come miglior film per 12 anni schiavo. Per il film di Cuaron, anteprima mondiale a Venezia 2013, la lista va dalla vittoria negli effetti speciali, poi al suono, al montaggio suono, alla fotografia, al montaggio, colonna sonora, senza dimenticare il premio come miglior regista al visionario Alfonso Cuaron.

Assente a Los Angeles l’attore protagonista del film George Clooney, presente e pluricitata nei ringraziamenti la protagonista Sandra Bullock (“Tu sei Gravity, la persona più bella con cui lavorare”, ha detto il regista messicano dal palco del Dolby), Gravity ha ricevuto parole premonitrici nei giorni scorsi quando un regista come James Cameron che di Oscar se ne intende, l’aveva definito il miglior film ‘spaziale’ di tutti i tempi.

12 anni schiavo è il terzo vincitore della serata degli Oscar 2014. Statuetta più importante, quella come miglior film, e altri due premi ‘minori’ come la sceneggiatura non originale di John Ridley (tratta dalle memorie di Solomon Northup) e all’attrice non protagonista Lupita Nyong’o premiata da Christoph Waltz: “Non pensavo che un momento di gioia come questo potesse nascere da un dolore così grande come quello subito da Patsey, il personaggio che ho interpretato”, ha spiegato la 31enne, quasi per caso finita davanti la macchina da presa dopo aver fatto parte della produzione in The Costant Gardener, “non importa da dove venite, tutti i sogni si avverano”. Felice e incredulo anche Steve McQueen abbracciato ad uno dei sette produttori del film, Brad Pitt: “La vera eredità lasciatoci Solomon Northup è quella di averci insegnato che dobbiamo vivere e non sopravvivere. L’Oscar lo dedico a chi ha sofferto e soffre ancora oggi la schiavitù”.

Non del tutto imprevisto, ma uscito dai listini dei bookmakers dopo il recente scandalo familiare che ha colpito Woody Allen, è l’Oscar a Cate Blanchett per Blue Jasmine: “Il film è rimasto in sala molto più del previsto”, ha spiegato l’attrice australiana che ha sbaragliato colleghe come Amy Adams, Sandra Bullock , Judi Dench e Meryl Streep, “un film con donne protagoniste non sono di nicchia, gli spettatori li vanno a vedere e fanno guadagnare”

Dallas Buyers Club, film dal basso budget, conquista comunque tre Oscar (attore principale, attore non protagonista a Jared Leto, trucco), il flop del Grande Gatsby – sempre con DiCaprio – fa due su due (costumi e scenografia), mentre l’acclamato American Hustle viene ignorato. Così come, dopo tre ore e mezzo di show, si comprende che l’Academy non ha amato per niente The Wolf of Wall Street, e che Martin Scorsese è finito per essere citato più che nella lista dei vincenti, tra le quattro personalità ispiratrici del nuovo trionfatore degli Oscar 2014, Paolo Sorrentino. “Ringrazio i Talking Heads, Fellini, Scorsese e Maradona”, ha affermato il regista napoletano nel ritirare il premio assieme a Toni Servillo e Nicola Giuliano, “quattro campioni nella loro arte che hanno insegnato a tutti come fare un grande spettacolo”. 

Infine una curiosità: in mezzo ai tanti del cinema scomparsi quest’anno – oltre alla dimenticanza di rapido scatto del 91enne Alain Resnais scomparso ieri – tra i volti dei compianti Peter O’Toole, Harold Ramis, Philip Seymour Hoffman e Shirly Temple appare la sagoma del compositore pesarese Riz Ortolani con tanto di citazione per la colonna sonora di “Mondo Cane”.

Ecco tutti i vincitori

Miglior film: 12 Years a Slave

Miglior attore: Matthew McConaughey (Dallas Buyers Club)

Miglior attrice: Cate Blanchett (Blue Jasmine)

Miglior regia: Gravity (Alfonso Cuarón)

Miglior attore non protagonista: Jared Leto (Dallas Buyers Club)

Miglior attrice non protagonista: Lupita Nyong’o (12 Years a Slave)

Miglior sceneggiatura non originale: 12 anni schiavo (John Ridley)

Miglior sceneggiatura originale: Her (Spike Jonze)

Migliore film d’animazione: Frozen (Chris Buck, Jennifer Lee, Peter Del Vecho)

Migliori effetti speciali: Gravity (Tim Webber, Chris Lawrence)

Miglior fotografia: Gravity (Emmanuel Lubezki)

Miglior documentario: 20 Feet from Stardom (Nominees to be determined)

Miglior montaggio: Gravity (Alfonso Cuarón, Mark Sanger)

Miglior film straniero: La Grande Bellezza (Italy)

Miglior colonna sonora: Gravity (Steven Price)

Miglior canzone: Let it go (Frozen) Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez

Migliori costumi: Catherine Martin (Il grande Gatsby)

Miglior sonoro: Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead e Chris Munro (Gravity).

Miglior trucco: Adruitha Lee e Robin Mathew (Dallas Buyers Club) 

Miglior cortometraggio d’animazione: Mr. Hublot di Laurent Witz e Alexandre Espigares

Miglior corto documentario: The Lady in Number 6: Music Saved My Life di Malcolm Clarke e Nicholas Reed

Miglior cortometraggio: Helium di Anders Walter e Kim Magnusson

Premi alla carriera: Angela Lansbury, Steve Martin e il costumista Piero Tosi. Angelina Jolie è stata insignita per i suoi impegni umanitari