E niente. Non se ne esce. Dopo l’approvazione una settimana fa circa, da parte della Conferenza delle Regioni, delle linee guida in merito alla norma sull’eterologa – dopo che lo scorso aprile la Corte Costituzionale ne aveva cancellato il divieto di ricorrere a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta – ecco la prima ingiustizia che non mancherà di portare in Tribunale la delibera della Regione Lombardia di Roberto Maroni e Mario Mantovani. Di fatto la delibera discrimina le coppie in base alla patologia: se sono infertili potranno accedere alla fecondazione omologa nelle strutture pubbliche con un ticket basso, per le coppie sterili invece la tecnica assistita avrà un costo fino a 3.000 euro. Va da sé che in questo modo si escluderanno dalla cura le coppie non benestanti e si darà corso nuovamente a un turismo dell’eterologa, questa volta non all’estero ma nelle regioni con norme meno restrittive.

E suscita scoramento la dichiarazione di Roberto Formigoni, senatore del Nuovo centrodestra, in merito alla delibera discriminatoria: “Le norme sull’eterologa difendono i bambini e la famiglia, e allontanano lo spettro di una deriva gay.

La deriva gay”, per l’ex governatore, è evidentemente un’ossessione, vestito buono per tutte le stagioni. Ma le coppie ormai sanno quali sono i loro diritti e non si faranno certo condizionare dalle ossessioni di chi agita etiche parziali.

Conoscevo una coppia molto religiosa che non riusciva ad avere figli, e quando dopo varie visite mediche si appurò che lei era sanissima e che fosse lui a doversi sottoporre agli esami per venire a capo della eventuale infertilità, oppose un categorico rifiuto con la motivazione che “davanti a Dio” nessuno dovesse passare.

“Almeno in Lombardia il pensiero unico laicista non passa”, ha concluso sempre Formigoni. In uno Stato laico, noi laici invece sosteniamo da sempre un pensiero davvero scientifico, oltre che ‘cristiano’, in opposizione al più discriminatorio “pensiero magico”.