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Certificati anti-Cpr, Cucchi contro la Procura: “Violate le mie comunicazioni”. La replica: “Estratte automaticamente, saranno sigillate”

Le chat della senatrice di AVS e della collega Francesca Ghirra erano nei dispositivi del medico Nicola Cocco, sequestrati durante l'indagine sui presunti falsi certificati di idoneità ai centri di rimpatrio
Certificati anti-Cpr, Cucchi contro la Procura: “Violate le mie comunicazioni”. La replica: “Estratte automaticamente, saranno sigillate”
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“Caro Pubblico ministero di Ravenna che sta indagando sui medici nei Cpr, lei ha compiuto un atto che va contro l’articolo 68 della Costituzione”. La denuncia della senatrice Ilaria Cucchi ha fatto emergere la presenza delle sue conversazioni e di quelle della deputata Francesca Ghirra tra le chat estratte dai dispositivi dell’infettivologo Nicola Cocco durante la perquisizione disposta dalla Procura di Ravenna nell’indagine sui presunti falsi certificati per evitare il trasferimento dei migranti nei Cpr. Ora arriva la precisazione: le conversazioni delle due parlamentari di Avs saranno sigillate, come previsto dalla legge. Le chat, riporta ancora l’Ansa, non sono state selezionate dagli investigatori in base ai nomi degli interlocutori, ma estratte automaticamente da un sistema sulla base di parole chiave indicate nel decreto, tra cui “Cpr”, “non idoneità” e “certificati”.

Cucchi aveva accusato la Procura di violare la Costituzione: “Ha acquisito le mie conversazioni telefoniche con il dottor Nicola Cocco”. Il riferimento era appunto alle chat WhatsApp contenute nei dispositivi elettronici del medico, indagato per associazione per delinquere. Il punto sollevato dalla senatrice riguarda la tutela riconosciuta alla corrispondenza dei parlamentari dall’articolo 68 della Carta. Gli inquirenti possono sequestrare il dispositivo di un’altra persona, come avvenuto con quello di Cocco, ma la Corte Costituzionale, nella sentenza n. 170 del 2023, precisa che “nel momento, però, in cui riscontrano la presenza in esso di messaggi intercorsi con un parlamentare, debbono sospendere l’estrazione di tali messaggi dalla memoria del dispositivo e chiedere l’autorizzazione della Camera di appartenenza, al fine di poterli coinvolgere nel sequestro”. “Non ho niente da nascondere, ma la percepisco come un’intimidazione”, aveva aggiunto la senatrice, assicurando che avrebbe continuato a lavorare contro i Cpr, da lei definiti “realtà inutili e disumane”.

Alle dichiarazioni di Cucchi rivolte al pubblico ministero è seguita anche una nota della sottosezione Anm di Ravenna: “Il legittimo esercizio del diritto di critica nei confronti di indagini giudiziarie non possa mai trascendere in attacchi personali e nell’attribuzione di valenza intimidatoria alle iniziative ed ai provvedimenti che la magistratura, con gli strumenti previsti e disciplinati dalla legge, adotta nell’adempimento del propri compiti”. La denuncia aveva già provocato anche un botta e risposta tra la senatrice e Magistratura Indipendente. La corrente ‘conservatrice’ delle toghe aveva definito “inaccettabili” le parole della senatrice e respinto l’attribuzione di “finalità intimidatorie” ai magistrati, rivendicandone autonomia e indipendenza. Cucchi aveva replicato ribadendo che, a suo giudizio, “l’articolo 68 è stato violato”, pur annunciando che non avrebbe sollevato conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale e che avrebbe acconsentito all’utilizzo delle conversazioni.

Proprio ieri il medico Cocco aveva rilanciato la sua difesa, respingendo l’ipotesi di una rete organizzata per produrre certificati falsi. “Non abbiamo fatto partire un’associazione che istigava i medici a fare dei certificati falsi”, ha detto a Milano. L’infettivologo ha rivendicato invece una campagna pubblica sulla “patogenicità” dei Cpr, costruita anche attraverso bozze di documenti con pareri di bioeticisti e professori di filosofia del diritto, richiami al Codice deontologico e alla legge sul consenso informato. Cocco, che sostiene di non avere mai firmato né visto i certificati contestati, ha ribadito che l’iniziativa aveva finalità sanitarie, etiche e deontologiche. Una posizione rilanciata anche dai legali di alcuni degli indagati. In una nota sostengono che “non ci sono falsi nei certificati di inidoneità emessi dai medici infettivologi ma giudizi di valore” e che “non c’è, sullo sfondo, un’associazione criminale ma condivisione dell’alta dignità e responsabilità del ruolo del medico di fronte alla fragilità”. Intanto le dichiarazioni di Cocco hanno provocato la reazione della Lega. Il medico aveva affermato: “Certificherei che nessuno è idoneo al Cpr”. Parole definite dal partito “gravissime”: “La Lega è pronta a presentare denuncia”, si legge in una nota.

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