Casa gratis agli studenti universitari in cambio di volontariato, il progetto fiorentino contro il caro affitti: “Un modello replicabile”
Un posto dove poter vivere gratuitamente, finché non si completa il percorso di studi, con l’impegno di dedicare qualche ora alla settimana al volontariato. Quando il progetto Humanicampus è stato lanciato nel 2024 a Scandicci, alle porte di Firenze, aveva l’obiettivo di proporre, in piccolo, una soluzione a due problemi che affliggono il territorio: la scarsità di alloggi universitari che, abbinata al caro affitti, mette a rischio il diritto allo studio per gli studenti fuorisede; e la crescente difficoltà di coinvolgere i giovani nell’associazionismo sociale. Oggi, nei due appartamenti affittati dalla compagnia di pubblica assistenza Humanitas Scandicci ci vivono diciassette studenti. Le stanze sono quasi tutte doppie, l’alloggio è offerto e ai ragazzi restano da pagare soltanto le utenze. C’è una differenza però rispetto a un semplice studentato gratuito: agli ospiti viene chiesto di partecipare – dopo un’adeguata formazione – alle attività di volontariato per circa 100 ore ogni trimestre.
“C’è chi presta servizio sulle ambulanze e chi è impegnato in attività di trasporto sociale”, spiega a ilfattoquotidiano.it Paolo Nacci, consigliere di Humanitas Scandicci e responsabile del progetto, realizzato con la collaborazione dell’Unione degli Universitari (Udu). “Tre anni fa ci siamo chiesti perché non provare a partire dalla necessità degli studenti di trovare un alloggio a una cifra sostenibile, in una città in cui una stanza costa anche più di 500 euro al mese, e allo stesso tempo coinvolgerli in ciò che facciamo ogni giorno”, prosegue. In questi anni sono passati da Humanicampus circa trenta ragazzi. Oggi gli ospiti sono per metà italiani e per metà stranieri, provenienti da Paesi come l’Iran, il Senegal e la Nigeria. Molti frequentano Medicina, Infermieristica o altri corsi sanitari, ma ci sono anche studenti di Ingegneria, Giurisprudenza o Agraria.
Il progetto è rivolto proprio a quella che Daria Celentani, coordinatrice dell’area sanitaria di Udu Firenze, definisce la “zona grigia” del diritto allo studio: ragazzi con redditi medio-bassi che non riescono ad accedere a un alloggio pubblico ma faticano a sostenere i prezzi del mercato privato. Per candidarsi bisogna essere iscritti all’Università di Firenze, non risiedere nella Città metropolitana e non essere già assegnatari di un posto nelle residenze Dsu. Sul piano economico, il limite è fissato a 35mila euro di Isee e 80mila di Ispe. I due indicatori vengono combinati nella formazione della graduatoria, che tiene conto anche della distanza dalla sede universitaria e del tempo e dei costi necessari per raggiungerla.
Il bando è stato costruito proprio insieme a Udu Firenze, cercando di correggere alcuni aspetti che l’associazione studentesca considera problematici nel normale sistema del diritto allo studio. Tra questi c’è il requisito di merito: una volta entrati a Humanicampus, gli studenti possono restarci fino alla conclusione del percorso universitario, se continuano a rispettare i requisiti economici e le regole del progetto, senza rischiare di perdere la casa perché non hanno sostenuto abbastanza esami. “Temere di perdere l’alloggio perché non si riesce a dare l’ultimo esame della sessione estiva non ci sembrava accettabile”, spiega a ilfattoquotidiano.it Celentani.
Per quanto riguarda le 100 ore trimestrali di volontariato, i promotori precisano che non funzionano come un rigido corrispettivo dell’alloggio. I turni vengono concordati tenendo conto di lezioni, tirocini e sessioni d’esame e possono comprendere anche servizi notturni o nei giorni festivi. “Non sono lavoratori, sono volontari“, sottolinea Nacci. “C’è chi in certi periodi fa meno della metà delle ore e va bene lo stesso”. Se poi un ragazzo scopre che il soccorso in ambulanza non fa per lui, può essere indirizzato verso altre attività senza perdere il posto. “La chiave è il mutualismo – aggiunge Celentani -. Non deve essere visto come una merce di scambio. Tu dai qualcosa alla comunità e la comunità risponde a un tuo bisogno”. Prima dell’ingresso vengono svolti colloqui proprio per verificare che chi partecipa abbia interesse reale per il volontariato.
I risultati raggiunti stanno attirando l’interesse anche di altre realtà. Nacci racconta di essere stato contattato da associazioni di Firenze e Pisa, mentre Anpas Toscana sta valutando di prendere spunto per costruire un meccanismo più ampio. Humanitas, che affitta i due appartamenti sul libero mercato, ha sostenuto finora direttamente gran parte dei costi del progetto e quest’anno ha ricevuto anche un contributo della Fondazione CR Firenze. “Secondo me è assolutamente replicabile”, sostiene Nacci, soprattutto nelle realtà associative che dispongono già di immobili da mettere a disposizione. Nel caso di Scandicci, tra affitti e spese accessorie – dalla manutenzione alle riparazioni – Humanicampus costa circa 90mila euro l’anno. Una cifra sostanzialmente in linea, secondo i calcoli dell’associazione, con il valore figurativo delle ore di volontariato svolte complessivamente dagli studenti.
In ogni caso, nessuno presenta diciassette posti letto come la possibile soluzione a una crisi abitativa che riguarda migliaia di fuorisede. “Non abbiamo mai pensato che Humanicampus potesse risolvere il problema, o tamponare la crisi abitativa”, chiarisce Celentani. Udu continua a chiedere alle istituzioni più alloggi e investimenti strutturali nel diritto allo studio. Ma, mentre quelle risposte richiedono risorse e tempi lunghi, l’esperimento di Scandicci prova a indicare una strada diversa: mettere insieme bisogni che già esistono sul territorio. “È una piccola esperienza – conclude Celentani – ma ci sono diciassette persone che oggi hanno un tetto sopra la testa. E potrebbe essere un buon esempio da replicare a livello nazionale”.