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Roma-Inter finisce 2 a 2: il rammarico di Gasp e la fragilità di Chivu, all’Olimpico tutti soddisfatti a metà

La doppietta di Koné spaventa i nerazzurri, che nella ripresa rimontano ancora, questa volta soprattutto grazie a Lautaro. Il primo big match scudetto finisce con un pareggio
Roma-Inter finisce 2 a 2: il rammarico di Gasp e la fragilità di Chivu, all’Olimpico tutti soddisfatti a metà
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La doppietta di Koné nel primo tempo, quella di Lautaro nella ripresa. Finisce 2 a 2 il primo big match scudetto della Serie A: all’Olimpico la Roma spaventa l’Inter, che ancora una volta riesce a rimontare un doppio svantaggio, senza però andare oltre il pareggio. Alla fine, tutti soddisfatti a metà. I giallorossi di Gasperini fermano i campioni in carica, ma hanno il grande rammarico di non aver sfruttato il 2 a 0 con cui si era chiuso il primo tempo. I nerazzurri di Chivu invece escono imbattuti da un campo difficile, contro la squadra più in forma del campionato, ma mostrano ancora una fragilità difensiva inquietante. E nei 90 minuti dell’Olimpico il gioco si è visto solo a tratti: la rimonta è in gran parte merito dell’istinto e della cattiveria di capitan Lautaro, autentico trascinatore.

Il primo tempo tra Roma e Inter è stato intenso e divertente. Gasperini non ha rinunciato alla pressione alta, ma ha disinnescato l’Inter soprattutto in mezzo al campo, anche grazie alla prestazione opaca del trio Barella-Zielenski-Jones. I due gol giallorossi arrivano da situazioni simili: cross dalla destra e inserimenti da dietro che non vengono seguiti dai nerazzurri. In entrambi i casi, al 6′ e al 37′, Koné si ritrova liberissimo per colpire a rete e battere Martinez. La Roma preme e ha altre occasioni, anche se nella parte centrale della prima frazione è l’Inter ad avere tre grandi chance per pareggiare (anche un palo di Bastoni), sfruttando gli spazi lasciati dai giallorossi dietro una linea difensiva altissima. Il 2 a 0 con cui si va all’intervallo è forse ingeneroso, ma racconta soprattutto di come i nerazzurri siano vulnerabili, mentre la Roma sia sempre rimasta compatta e aggressiva.

Nella ripresa a cambiare subito volto alla partita ci pensa Lautaro. Serve Thuram in profondità, poi va a raccogliere il suo assist e piazza all’angolino: dopo un minuto l’Inter ha già accorciato le distanze. La Roma sembra pagare un primo tempo giocato a ritmi altissimi. Il pressing giallorosso cala, la partita diventa bruttina. I nerazzurri non riescono a trasfomarsi in un rullo compressore come era accaduto in altre occasioni. Prendono il comando delle operazioni, ma con grande lentezza e senza continuità, mentre la Roma va anche vicina al terzo gol: Malen spara da pochi metri, Martinez salva con la faccia.

Alla distanza però esce l’Inter. La pressione diventa sempre più evidente e al 79′ l’ennesima folata porta al gol di Lautaro che fissa il punteggio sul 2 a 2. I nerazzurri hanno anche l’occasione per vincerla con Thuram, che prova a beffare Svilar in controtempo e sfiora il palo. Forse sarebbe stato troppo, anche se le statistiche finali del match dicono che la squadra di Chivu ha avuto più possibilità di segnare (2.37 xG contro 1.68 della Roma), ha tirato di più in porta (5 a 4) e ha avuto più grandi occasioni (5 a 3). Gli 8 gol subiti in 5 partite però dicono anche che la squadra campione d’Italia subisce ancora troppo. C’è chi parla di errori individuali, ma più indizi fanno una prova: c’è anche un problema di equilibrio e connessione tra i reparti.

Chivu in ogni caso ha tempo per correggere queste lacune. Per ora va alla sosta in testa alla classifica a pari merito con la Roma (13 punti) e può in ogni caso sorridere. Così come sorride Gasperini: la Roma all’Olimpico si è confermata una contendente per lo scudetto. Eppure resta il rammarico per non aver sfruttato una grande occasione per mettere pressione ai nerazzurri e sfatare un tabù che tormenta il tecnico, incapace di battere l’Inter dal lontano 2016. Chivu sa che deve lavorare sulla difesa, Gasperini dovrà lavorare sulla gestione delle energie, per evitare che un gioco così avvolgente possa diventare alla lunga controproducente. Ci sono tre settimane di sosta, per ora sono tutti soddisfatti a metà.

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