La “priorità politica” dei ministri dell’economia dell’Unione è “la riduzione delle tasse sul lavoro“. Che ostacolano in un colpo solo l’attività economica, la ripresa dei consumi, la redditività delle imprese e il rilancio dell’occupazione. A spiegarlo è la nota diffusa al termine della riunione dell’Eurogruppo, che si è tenuta a Milano. Durante l’incontro sono stati anche definiti principi comuni su come raggiungere l’obiettivo: la sforbiciata al carico fiscale che pesa sulle buste paga va finanziata “o con una riduzione compensativa sulla spesa non produttiva oppure spostando le tasse sul lavoro verso tasse di minor impatto sulla crescita”. Occorre poi, si legge nel documento, “un più ampio pacchetto di riforme sul mercato del lavoro” e “supporto politico e sociale”. Infatti riformare il mercato del lavoro e ridurre le tasse “può avere un impatto sulla distribuzione dei redditi”. Di conseguenza per riuscire a farlo “è importante assicurare un ampio supporto politico e sociale”. Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’organismo che riunisce i responsabili delle Finanze dei 28 Paesi, ha detto che c’è accordo sul fatto che in questa fase occorre passare “dalla necessità di assicurare la stabilità finanziaria alla necessità di sostenere la crescita e creare posti di lavoro”. Per centrare l’obiettivo, però, bisogna accelerare sulle “solite” riforme: “I problemi strutturali possono essere risolti e affrontati solo con le riforme strutturali, che sono nell’interesse dei Paesi come dell’intera Unione monetaria”. Ma “una delle principali” riforme, e quella che più potrebbe favorire il recupero della competitività, è proprio “ridurre il cuneo fiscale“. Il percorso tuttavia non è semplice. La via indicata da Dijsselbloem è “rafforzare il legame tra le riforme e le regole di bilancio, visto che molti Paesi stanno uscendo dalla procedura per deficit eccessivo e stanno entrando nel braccio preventivo del Patto di stabilità”, cioè la situazione normale in cui si trovano gli Stati che rispettano i paletti di Bruxelles. Già in novembre, in sede di valutazione delle leggi di bilancio, si farà un primo punto, e a primavera 2015 si monitoreranno ulteriormente le riforme. Tra cui il Jobs Act che il governo di Matteo Renzi sta faticosamente tentando di varare, con lo scoglio dell’articolo 18 che rallenta l’iter parlamentare del ddl

Draghi: “La politica monetaria da sola non basta, fare riforme” – Parole ripetute poco dopo, con sfumature diverse, dal presidente della Bce Mario Draghi, che siede di diritto al tavolo dell’Eurogruppo. Il numero uno dell’Eurotower ha ammonito sul fatto che per “far sì che tornino gli investimenti” serve “fare riforme strutturali più ambiziose. I paesi dovranno affrontare le raccomandazioni specifiche in maniera determinata nel 2014″. Draghi ha ricordato di nuovo, come già fatto dopo l’ultima riunione del Consiglio direttivo dell’Eurotower e giovedì nel suo discorso all’Eurofi, che “le misure di politica monetaria da sole non possono bastare”. Ma ha anche rispolverato l’ormai usuale mantra: il Patto di stabilità e crescita “è un’ancora di fiducia” e va rispettato, “non dobbiamo dimenticare i profondi squilibri” economici del passato, “i progressi fatti (sul fronte del consolidamento, ndr) non devono essere guastati”. Anche perché “il secondo trimestre ha visto uno stallo della crescita dopo tre trimestri di ripresa. Continuaimo a ritenere che la ripresa continuerà a ritmo modesto. E’ fragile, non omogenea, ma sta continuando”.

Il “falco” Katainen a Renzi: “Alla Commissione non siamo maestri ma collaboratori” – Il commissario europeo agli Affari economici Jyrki Katainen, fresco di nomina a vicepresidente della prossima Commissione Ue con poteri di coordinamento su tutti i portafogli economici, non ha smentito la fama di “rigorista”. E a chi gli chiedeva un commento sul tweet mattutino di Renzi, secondo il quale l’Italia “non si aspetta lezioni dall’Europa ma 300 miliardi di investimenti”, ha risposto: “Alla Commissione europea non siamo maestri, siamo collaboratori. Stiamo solo valutando quanto i singoli Paesi stiano rispettando le promesse e gli impegni che hanno preso nei confronti degli altri Stati membri”.

Impegni che, per quanto riguarda l’obiettivo del pareggio strutturale, cioè di portare il deficit al 2,6% del Pil, l’Italia quest’anno non rispetterà, come evidenziato dalla Bce nel suo bollettino mensile. Il “falco” vicino alle posizioni della Cancelliera Merkel ha sostenuto poi che “si può fare molto anche all’interno delle regole esistenti”. Tradotto: “Non si deve scegliere tra la crescita o consolidamento, il mondo non è così semplice: occorre una interpretazione sana del consolidamento perché migliori la fiducia”. Katainen ha sottolineato, come sempre, che “il Patto di stabilità permette la flessibilità, ma in base a determinati criteri” e “come abbiamo visto in passato si può fare molto anche all’interno delle regole”. Molto, ovvero “riforme che potenzino la competitività”: “questo è il problema maggiore della Ue, serve agire su domanda e offerta”.

Dal ministro tedesco Schaeuble apertura su investimenti: “Servono anche a Germania” – A margine dell’Eurogruppo un’apertura sul fronte degli investimenti è arrivata anche dal ministro delle Finanze tedesco, il “falco” Wolfgang Schaeuble, che ha riconosciuto come l’attuale “ambiente economico” richieda “un rafforzamento degli investimenti in Europa, Germania inclusa”. Pur, ovviamente, nel “rispetto del consolidamento dei bilanci” e in un quadro complessivo che comprenda anche “riforme e un quadro regolatorio migliore”. “Tutto ciò crea crescita duratura e più lavoro”, ha sottolineato il ministro. Che non ha invece voluto commentare la situazione dei conti francesi, dopo che Parigi ha fatto sapere che quest’anno il suo deficit toccherà il 4,4% del Pil. In proposito ha solo affermato che “i francesi hanno accettato il progetto di bilancio nel loro governo, la Commissione europea valuterà e ce ne occuperemo, sulla base della valutazione della Commissione, ma non vogliamo speculare su questo tema” e ricordato che alla Francia è stato concesso del tempo supplementare l’anno scorso, e si è impegnata a in uno 0,6 per cento di tagli di spesa strutturali per il 2015. Ora il ministro Sapin parla di un taglio di 21 miliardi per il 2015.