Il socialista Pierre Moscovici, ex ministro delle Finanze francese, sarà il prossimo commissario europeo per gli Affari economici. Ma il popolare Jyrki Katainen, l’ex premier finlandese notoriamente rigorista che oggi ricopre ad interim quel ruolo, diventerà vicepresidente responsabile per il lavoro, la crescita, gli investimenti e la competitività. Vale a dire che avrà la supervisione di tutti i principali portafogli economici del prossimo esecutivo di Bruxelles. La composizione della squadra presentata mercoledì da Jean-Claude Juncker, presidente eletto della prossima Commissione europea, è una sconfitta per i fautori della flessibilità sul fronte della disciplina fiscale. Tra cui il premier italiano Matteo Renzi, sostenitore della nomina di Moscovici. A tenere le redini, infatti, sarà in ultima analisi il “falco” Katainen, che “indirizzerà e coordinerà il lavoro di diversi commissari”, in particolare i portafogli Affari economici e finanziari, Occupazione e Affari sociali, Politiche regionali, Mercato interno e industria, Stabilità finanziaria e Servizi finanziari, Economia digitale, Azione per il clima, Energia e trasporti e Spazio. Con tanto di potere di veto: i vicepresidenti infatti, ha spiegato Juncker, potranno “bloccare l’iniziativa legislativa”, perché “la commissione deve funzionare come una squadra ben organizzata”.

Secondo il Financial Times, le scelte di Juncker sono “il segno che Moscovici, l’isolato politico di centro-sinistra del gruppo, potrebbe avere difficoltà a modificare l’approccio dell’Europa alla crisi economica”. Il nuovo presidente, che entrerà in carica a novembre, ha del resto detto chiaro e tondo in conferenza stampa che con Moscovici agli Affari economici “forse gli amici francesi capiranno meglio la necessità del consolidamento dei conti”. Se non bastasse, a poche ore dall’annuncio il portavoce di Katainen (ancora nelle vesti di commissario agli Affari economici) ha mandato a dire alla Francia che i suoi conti “non sono in linea con le raccomandazioni” e deve “esplicitare in modo chiaro le misure credibili” che intende portare avanti per ridurre la spesa pubblica e il deficit nei prossimi anni.

Primo vicepresidente l’olandese Timmermans, contrario alla centralizzazione del potere a Bruxelles – Juncker ha poi individuato Frans Timmermans come primo vicepresidente della Commissione, in pratica il suo braccio destro. Attuale ministro degli Esteri olandese, avrà il portafoglio per il miglioramento della normativa, le relazioni istituzionali, lo stato di diritto e la Carta dei diritti fondamentali. La sua nomina viene letta come un messaggio di distensione nei confronti degli euroscettici, perché Timmermans è un fautore del mantenimento dei poteri nazionali nelle capitali, contro una eccessiva centralizzazione di competenze a Bruxelles.

La sorpresa Hill ai Servizi finanziari. “Così gli inglesi capiranno la logica europea” – Quanto agli altri commissari, la danese Margrethe Vestager andrà alla Concorrenza e, a sorpresa, il conservatore inglese Jonathan Hill, ex leader del gruppo conservatore della Camera dei Lord, ai Servizi finanziari. “Spero che gli amici britannici ora capiscano un po’ meglio la logica europea dei servizi finanziari e le sue necessità, se gliela spiegano nella lingua di Shakespeare”, ha detto Juncker in conferenza stampa. Il portafoglio per il mercato unico e l’industria va alla polacca Elzbieta Bienkowska, mentre il liberale estone Andrus Ansip assume l’incarico di vicepresidente e commissario all’agenda digitale e il popolare tedesco Gunter Oettinger sarà il commissario per l’economia digitale. La liberale svedese Cecilia Malmstrom sarà la commissaria al Commercio,  al popolare spagnolo Miguel Arias Canete avrà competenza su clima ed energia.  Il conservatore ungherese Tibor Navracsics si occuperà di Scuola, Cultura e Giovani. La belga Marianne Thyssen (Ppe) è il nuovo titolare del settore Lavoro, Affari Sociali e Mobilità. L’irlandese Phil Hogan sarà il prossimo commissario all’agricoltura. “Riuscire ad ottenere commissari di sesso femminile è stata un’impresa ardua”, ma ora “sono nove“, di cui tre vicepresidenti, e “tutte con portafogli chiave come concorrenza, mercato interno, industria, lavoro e commercio”, esulta Juncker. 

Vicepresidente per l’euro il lettone Dombrovskis – Sette, in tutto, i vicepresidenti. Oltre a Katainen e Federica Mogherini designata dal Consiglio agli Esteri e alla Difesa (“Non sono sorpreso dalle sue qualità”, ha detto Juncker, “ma da certi commenti che hanno accompagnato” la sua candidatura, “è ultracompetente”), la bulgara Kristalina Georgieva a bilancio e risorse umane, la slovena Alenka Bratusek all’unione energetica, l’ex primo ministro lettone Valid Dombrovskis a euro e dialogo sociale e l’estone Andrus Ansip al mercato unico digitale. “Ho deciso di creare delle vicepresidenze per grandi progetti” e non per aree, ha spiegato Juncker. In questo modo nella nuova Commissione europea “le vicepresidenze lavoreranno sulle maggiori priorità che abbiamo davanti a noi”. Le priorità economiche saranno dunque sottratte all’iniziativa legislativa dei socialisti e messe nelle mani dei popolari. “Vorrei eliminare la visione dei portafogli come ‘silos’ per gli interessi dei paesi, dobbiamo uscire da questa logica”, ha continuato il presidente. Affermando che questa “è la nostra ultima chance per avvicinare l’Europa ai cittadini”.

E la Merkel ribadisce: “No allentamento dell’austerity” – Intanto, mentre si rincorrono indiscrezioni su un piano franco-tedesco per il rilancio degli investimenti nell’Unione attraverso un potenziamento del ruolo della Banca europea degli investimenti, Angela Merkel ha messo in chiaro che non intende affatto derogare alla disciplina di spesa. La Cancelliera, parlando al Bundestag, ha confermato quanto detto dal ministero dell’Economia Wolfgang Schaeuble: il Paese intende raggiungere il pareggio di bilancio nel 2015 nonostante il raffreddamento dell’economia. “Diversamente dal passato, bisogna rispettare, soprattutto nell’eurozona, gli impegni presi”, ha detto Merkel. Che ha quindi ammonito ancora una volta gli altri Paesi dell’Eurozona sulla necessità di continuare sulla strada delle riforme e del rigore e sottolineato che la Commissione europea fa bene a fare pressione per questo obiettivo e ha il sostegno della Germania. Merkel ha sottolineato che il rigore vale per tutti i Paesi, perché la situazione economica è ancora “fragile” nonostante il successo delle recenti riforme.