Quattromila uomini, in grado di essere dispiegati sul terreno con un preavviso di 48 ore, sostenuti da logistica ed equipaggiamento preposizionati nei Paesi dell’est europeo vicini alla Russia. A due giorni dal vertice della Nato in Galles che sarà dominato dalla crisi ucraina e che darà il via libera alla nuova forza di reazione annunciata dal numero uno dell’Alleanza, Anders Fogh Rasmussen, emergono i dettagli sul Piano di intervento rapido annunciato lunedì dal segretario generale dell’Alleanza contro le mosse aggressive della Russia in Ucraina. L’obiettivo, scrive il New York Times, è di rendere l’impegno della Nato alla difesa collettiva “più credibile e di rafforzare la sua deterrenza”. La risposta del Patto Atlantico alla partecipazione di soldati russi alla guerra nell’est Ucraina passa anche per le manovre al confine: centinaia di soldati di nove Paesi della Nato (tra cui l’Italia), con il supporto di blindati e aerei, partecipano da oggi a lunedì 8 settembre ad esercitazioni militari coordinate dall’Alleanza sul fronte orientale. Denominata Steadfast Javelin II, l’esercitazione è cominciata il 25 agosto e viene messa in atto per rassicurare i paesi dell’Europa orientale. Alle manovre – sul territorio di cinque Paesi (Germania, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia) – partecipano, oltre all’Italia (che schiera, secondo alcune fonti, 95 paracadutisti), Bulgaria, Canada, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovenia, Regno Unito e Stati Uniti. Coinvolti anche due Paesi della Partnership for peace, Bosnia Erzegovina e Serbia.

“Il summit di Newport è molto importante – spiega il premier estone Taavi Roivas, che stasera accoglierà a Tallinn il presidente degli Stati Uniti Barack Obama – perché la Russia pensa di poter cambiare con la forza i confini di un Paese europeo sovrano e questo sta accadendo non lontano dai confini della Nato”. Di fronte al cambiamento della situazione della sicurezza, secondo Roivas “abbiamo bisogno di ripensare i nostri piani e di rafforzare i nostri alleati, in modo da poter essere sicuri al 101% che tutti i Paesi membri sono protetti allo stesso modo e con forza”. Ed è proprio questo che Obama vuole riaffermare nel viaggio a Tallin e poi nel summit dell’Alleanza a Newport, giovedì e venerdì. “Le tensioni cui stiamo assistendo tra la Russia e l’Occidente saranno in primo piano in Galles – spiega Ivo Daalder, ex ambasciatore americano alla Nato e oggi a capo del Council on global affairs di Chicago – Il presidente guiderà lo sforzo” per dimostrare l’impegno dell’Alleanza contro la sfida di Mosca per ridisegnare l’ordine europeo post guerra fredda, Obama “vuole riaffermare l’unità e la forza della Nato”.

La Russia parla apertamente di minaccia militare. “Non ho dubbi sul fatto che la questione dell’avvicinamento delle infrastrutture militari dei Paesi membri della Nato ai confini del nostro Paese, compreso l’ampliamento, rimarrà una delle minacce militari esterne per la Federazione russa“. Lo ha detto il vice segretario del Consiglio di sicurezza russo, Mikhail Popov, in un’intervista con l’agenzia di stampa Ria Novosti. Tutte le azioni della Nato, ha aggiunto, mostrano che sia gli Usa sia l’Alleanza stanno provando a deteriorare le relazioni con Mosca. “Gli Usa – afferma Popov – vogliono rafforzare le proprie truppe negli Stati baltici. Hanno già deciso di trasferire le proprie armi pesanti e l’equipaggiamento militare, inclusi carri armati e veicoli armati, in Estonia. E tutto questo vicino ai confini con la Russia”. Una situazione di fronte a cui Mosca non starà a guardare. L’attuale dottrina militare, spiega Popov, è stata adottata nel 2010, ma la nuova versione verrà resa nota a fine 2014.  “Oggi la Crimea fa parte del territorio russo e un’aggressione armata contro la Crimea verrebbe trattata come un’attacco alla Russia, con tutte le relative conseguenze”.

Nell’est del Paese, intanto, la situazione si fa ogni giorno più difficile. Secondo l’Unhcr, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, sono oltre 500 mila le persone fuggite dalle proprie case a causa del conflitto nell’est dell’Ucraina. Non solo: il numero degli sfollati interni in Ucraina è più che raddoppiato nelle ultime quattro settimane, raggiungendo 260 mila persone. Altri 260 mila hanno cercato asilo in Russia. Inoltre, riferisce l’agenzia, dal primo gennaio oltre 121 mila cittadini ucraini hanno fatto richiesta di status di rifugiato o di asilo temporaneo in Russia. Altri 138.825 ucraini, infine, hanno chiesto un permesso di soggiorno in Russia oppure di essere ammessi nel programma di ‘reinsediamento dei connazionali’. Complessivamente, secondo le autorità di Mosca circa 814 mila cittadini ucraini sono entrati in Russia dall’inizio dell’anno, dato in cui sono incluse le persone che hanno fatto richiesta di asilo o di permesso di soggiorno.

Non si ferma, intanto, l’avanzata delle forze separatiste che rivendicano il controllo di tutte le strade che portano a Mariupol, la città di importanza strategica sul mar d’Azov, nel sudest dell’Ucraina. Gli osservatori dell’Osce, citati dall’agenzia russa Itar-Tass, confermano che le forze di Kiev hanno perso l’aeroporto di Lugansk, distrutto negli scontri di questi giorni. Intorno e a Donetsk sono in queste ultime ore diminuiti i combattimenti mentre l’aeroporto della città sarebbe ancora nelle mani delle forze ucraine. “Le milizie controllano l’autostrada Donetsk-Mariupol escluso il villaggio di Manhush che rimane sotto controllo delle forze ucraine. Tutte le strade che portano a Mariupol da altre città sono pienamente sotto il controllo delle milizie. A Mariupol rimangono solo alcune unità del ministero degli Interni e i battaglioni Azov e Shakhtarsk“, assicurano i filo russi. Confermata da fonti indipendenti la caduta delle due località di Komsomolskoye e Telmanovo poco a nord di Mariupol.