“I passettini prevalgono sui passi”, “affiorano non pochi dubbi sull’efficacia delle misure varate”, “il lavoro da fare richiede un cambio di passo all’insegna della serietà”, l'”insostenibile leggerezza del premier”. La rassegna stampa del sabato mattina non riserva belle sorprese per Matteo Renzi. Gli editoriali dei grandi giornali – fino a ieri assai poco critici con il governo – non risparmiano rasoiate a forma e sostanza degli annunci usciti dal Consiglio dei ministri di venerdì. A partire dalla “scenetta” del cono gelato recapitato nel cortile di Palazzo Chigi da Grom e consumato sul posto per replicare alla copertina degli “amici dell’EconomistSul Corriere, Dario Di Vico la descrive (pur definendo “pessima” l’uscita del settimanale britannico) come un “piccolo show di cui avremo fatto volentieri a meno” e “non certo un’immagine destinata ad aiutare la nostra credibilità internazionale”, anzi “una scelta assai discutibile di marketing politico”.

Sblocca Italia “a passettini sparsi” – Sempre il quotidiano di via Solferino, entrando nel merito dei contenuti del decreto Sblocca Italia, scrive che “dalla riunione è uscito un film ricco di abbondante trama e di altrettanti annunci”. Ma le parti in cui si articola il provvedimento “non appaiono in equilibrio tra loro, e i passetti prevalgono sui passi”. Il giudizio de La Repubblica sulle misure varate venerdì è affidato all’editoriale firmato da Tito Boeri: “A dispetto delle rivoluzioni annunciate, in molte di loro si respira l’odore stantio del déjà vu”. “Il fatto stesso che si peschi una volta di più dall’elenco annunciato da Berlusconi a Porta a Porta certifica che non basta decretare per avviare i lavori”, scrive l’economista, sottolineando anche che “non c’è un testo in uscita”. Sul Sole 24 Ore il vice-direttore Fabrizio Forquet sostiene: “La distanza tra l’attesa che si era voluta creare e la realtà dei provvedimenti rischia di compromettere il giudizio su quanto approvato”. E rimarca che “dopo averne tanto parlato, sono poi anche saltati dal testo finale gli importanti articoli che promuovevano la dismissione delle società partecipate”. “Forse sarebbe stato più saggio limitarsi alle misure sulla giustizia civile”, è la conclusione del professor Boeri. Su La Stampa, invece, Luca Ricolfi commenta soprattutto i nuovi dati Istat su deflazione e disoccupazione, spiegando che “non basta sperare che passi”. Ma pronosticando che “torneremo presto a infischiarcene e ad ascoltare la canzoncina del paese che cambia verso, dello Sblocca Italia, della svolta epocale, dell’Europa che deve fare la sua parte, di papà Draghi che deve proteggerci da lassù”. Poi il riferimento alla “insostenibile leggerezza del premier”, che “un mese fa snobbava i dati negativi sul Pil, e provava a tranquillizzare gli italiani con ardite metafore metereologiche (‘La ripresa è un po’ come l’estate, arriva un po’ in ritardo ma arriva’)”.

Giustizia: “Qualche misura promettente oltre i cinguettii di Twitter” A pensare di disboscare così l’arretrato della giustizia son bravi tutti”. E’ questo l’attacco dell’articolo di Luigi Ferrarella sul Corriere in merito alla riforma della giustizia. Il riferimento è al decreto che invita i cittadini a prendere i 5,2 milioni di cause pendenti, “affidarle ad arbitri privati presi da un elenco dell’ordine degli avvocati” e “pagarli per ottenere quella decisione che lo Stato tardava a dare”. Ferrarella concede comunque che la riforma “contiene anche misure promettenti, altre che meritano di essere sperimentate, e altre ancora il cui successo e insuccesso dipenderà dalla capacità di abbandonare l’illusorio pensiero unico delle riforme ‘a costo zero'”. Sulla stessa linea, per cui “sarebbe stato meglio procedere per gradi”, anche La Stampa. “Le preoccupazioni non erano infondate”, scrive Carlo Federico Grosso riferendosi alle divisioni tra i due maggiori partiti su prescrizione, processo breve e intercettazioni. E infatti, “per il resto sono passati disegni di legge espressione di compromessi fra linee politiche molto divergenti”. Ed è “pertanto prevedibile che i contenuti potranno essere profondamente cambiati e passeranno comunque anni prima che taluno di essi possa essere approvato dal Parlamento”.