Un cittadino Usa, Douglas McAuthur McCain, 33 anni, di San Diego, è morto mentre combatteva a fianco dei jihadisti dell’Isis in Siria. Lo riferisce l’emittente americana Nbc. Sarebbe stato ucciso negli scontri del weekend fra due gruppi di opposizione siriani, riferisce il Free Syrian Army. In tasca aveva 800 dollari e il passaporto americano. La notizia è uscita nello stesso giorno in cui il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha avvertito che “estirpare un cancro come l’Isis non sarà veloce e non sarà facile”. 

Secondo quanto riporta Nbc News McCain si faceva chiamare “Duale ThaslaveofAllah” (il servo di Allah) su facebook e sulla sua biografia su twitter si legge: “L’Islam sopra tutto”. Proprio grazie ai social network è stata ricostruita la storia di McCain: è partito da un quartiere popolare nei sobborghi delle Twin Cities, nel Minnesota per andare a combattere al fianco dei jihadisti in Siria. Prima di allora c’era solo la passione per il basket e la musica rap, il diploma delle superiori e anche due arresti. I suoi vecchi compagni di scuola lo descrivono come un “goofball”, un “fessacchiotto”.  “A un certo punto” racconta Nbc, si è trasferito in California, per studiare all’università a San Diego. Di quel periodo il suo account twitter mostra solo messaggi “mondani” riferiti agli amici. Il 13 maggio ha riniziato a parlare di Islam, e in particolare, ha tradotto alcuni messaggi del portavoce dell’Isis. La sua conversione tuttavia era già avvenuta intorno al 2004. Il 9 giugno scorso, tra l’altro, aveva scritto ancora attraverso Twitter, a un combattente in Siria assicurando: “Vi raggiungerò presto”. Nello stesso messaggio chiedeva se un altro miliziano aveva raggiunto “R-City” che potrebbe essere Raqqa, vale a dire la “capitale di fatto” dello Stato islamico. 

Nel frattempo è emerso che l’Isis avrebbe chiesto un riscatto da 6,6 milioni di dollari e il rilascio della cosiddetta “Lady Al Qaeda” in cambio del rilascio di una cooperante americana di 26 anni, non identificata. Si tratta del terzo ostaggio statunitense, nelle mani dei militanti dello Stato islamico in Siria dallo scorso anno. I familiari preferiscono non diffondere l’identità della donna per timori legati alla sua sicurezza. Altri ostaggi americani sono nelle mani di gruppi diversi: fra questi c’era anche il giornalista Peter Curtis, che è stato rilasciato dal Fronte Nusra questa settimana. Nelle mani dell’Isis c’è anche Steven Sotloff.

I jihadisti hanno chiesto alle autorità americane di scarcerare Aafia Siddiqui, una neuroscienziata pachistana condannata nel 2010 per aver tentato di uccidere due funzionari americani due anni prima. Siddiqui, che pare abbia sposato il nipote della mente di al Qaida, Khalid Sheikh Mohammed, nel 2003, è stata poi condannata a 86 anni di reclusione ed è attualmente rinchiusa in un carcere nel Texas. I parenti hanno subito preso le distanze dell’Isis sostenendo di essere “molto turbati” dal fatto di essere collegati ai jihadisti. Il portavoce del Dipartimento Usa non ha voluto rilasciare commenti.