C’è voluto il forcipe per estrarre dalla bocca di un esponente di governo l’ovvia constatazione che i famosi 80 euro non hanno mosso di un millimetro il Pil e neppure i consumi degli italiani, come del resto molti avevano pronosticato, subito impallinati dal premier zoologo come gufi, sciacalli, avvoltoi e profeti di sventura. Onore quindi al sottosegretario Graziano Delrio e al suo eloquente “mi aspettavo qualcosa di più”, anche se poi grazie anche a quei soldini nella busta paga di dieci milioni di italiani Matteo Renziha fatto il boom alle Europee del 25 maggio. Ma che a riconoscerlo fosse il numero due di Palazzo Chigi era chiedere troppo.

Sarebbe sufficiente che il Presidente del Consiglio la smettesse una buona volta con la guerra personale contro tutti quelli che si permettono di non essere d’accordo con lui, ammettendo qualche errore e concedendo a chi lo critica l’esistenza di qualche fondato argomento. Invece, ecco riesumata la vecchia regoletta del “chi non è con me è contro di me”. Questo continuo dividere il mondo in buoni e cattivi denota una preoccupante mancanza di buone ragioni proprio quando al premier ne sono richieste di formidabili per arginare calamità come il Pil che arretra, come i consumi inchiodati, come il vertiginoso aumento del debito pubblico salito a quota 2.168 miliardi.

Quando lo scorso 17 febbraio, esattamente sei mesi fa, ricevette l’incarico da Napolitano, Renzi aveva 2 problemi da affrontare. Il primo, elettorale lo ha risolto brillantemente arginando l’avanzata del M5S che stava per travolgere il fragile fortino in cui era asserragliato Enrico Letta con l’intero Pd. A Beppe Grillo non è bastato ingurgitare una sorsata di Maalox per riaversi dalla scoppola renziana del 40,8%, e oggi più che mai arroccati all’opposizione lui e Casaleggio sembrano puntare tutte le carte sul fallimento di Renzi. Come strategia potrebbe anche realizzarsi, ma a quale prezzo.

Perché se Renzi non riesce a risolvere il secondo problema, risollevare l’Italia da una crisi economica sempre più grave, sono guai per tutti. È la prima volta nella storia repubblicana che un presidente del Consiglio ha potuto contare in una situazione così drammatica su una apertura di credito così larga. Usarla con arroganza per bastonare critici e avversari o per aggiustarsi il proprio sistema di potere personale attraverso lo stravolgimento della Costituzione, è semplicemente scellerato. Renzi si dia da fare, unisca invece di dividere. Non vogliamo affondare con lui.

Il Fatto Quotidiano, 17 agosto 2014