Il verdetto temuto è arrivato: nel secondo trimestre il prodotto interno lordo italiano è calato dello 0,2%. L’Italia, uscita dalla recessione solo a fine 2013, in termini tecnici ci è già ripiombata. Non solo: il dato ha addirittura superato in negativo la parte più bassa della “forchetta” indicata dall’Istituto nazionale di statistica a giugno, che era del -0,1%. La “variazione acquisita” per il 2014, cioè quella che si otterrebbe se di qui a fine anno non ci fossero variazioni, è pari al -0,3%. Non si è salvato nessun settore: è peggiorato l’andamento dell’industria, ma anche quello dei servizi e dell’agricoltura. E nemmeno la domanda estera ha dato un contributo positivo. Come dire che sono calate anche le vendite di prodotti made in Italy fuori dai confini nazionali. Il livello del Pil è il più basso registrato negli ultimi 14 anni. questo punto il tasso di crescita del Paese nel 2014 sarà nella migliore delle ipotesi piatto. Stagnazione, insomma. Il bonus di 80 euro, di cui solo martedì Matteo Renzi ha rivendicato la bontà rispondendo alle critiche di Confcommercio, non ha in effetti avuto alcun impatto positivo sui consumi e sulla crescita. Il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani a dieci anni e quelli tedeschi è salito a 171 punti base, contro i 157 della chiusura di lunedì, anche se il tasso d’interesse pagato dai Btp è rimasto sotto la soglia del 3 per cento (2,81%). La Borsa ha subito virato verso il rosso e dopo un picco negativo del 3,16%, ha chiuso la seduta in calo del 2,7 per cento. Molto male, oltre a Fiat, soprattutto i titoli bancari, che scontano l’alto volume di titoli di Stato nei portafogli degli istituti.  

Dato peggiore delle attese del governo. Si complica la preparazione della legge di Stabilità – Palazzo Chigi e via XX Settembre si aspettavano un dato negativo, come fa intendere il ministro Pier Carlo Padoan nell’intervista al Sole 24 Ore pubblicata proprio nel giorno della diffusione dei dati Istat, ma non più basso del -0,1%. “C’è una fase di uscita dalla recessione che è molto faticosa perché la recessione è davvero profonda”, ammette il ministro nel colloquio con il direttore del quotidiano. Che si apre con l’irrituale richiesta di “scrivere a caratteri cubitali” che in Italia “assolutamente” non arriva la troika, spauracchio di queste settimane di pessimi dati macroeconomici. Padoan martedì era atteso in aula alla Camera per l’informativa sulla spending review messa a punto dal commissario Carlo Cottarelli, che dopo la querelle con Renzi potrebbe lasciare l’incarico per tornare al Fondo monetario internazionaleMa l’appuntamento è slittato a causa dell’ingorgo dei lavori parlamentari e deve ora essere ricalendarizzato. Potrebbe anche slittare a settembre, in modo da concedere a Padoan e al nuovo gruppo di consiglieri economici di Matteo Renzi (dall’ex rettore della Bocconi Guido Tabellini a Tommaso Nannicini, anche lui bocconiano e tra gli ispiratori del sito lavoce.info) più tempo per mettere a punto i tagli che andranno dettagliati nella legge di Stabilità per il 2015. Documento che entro novembre dovrà poi essere inviato a Bruxelles per il via libera della Commissione.

Bruxelles avverte: “Impatto negativo sulle finanze pubbliche” – Il passaggio, a questo punto, si preannuncia molto complesso. La Ue non ha accettato la richiesta di Roma di rimandare di un anno, dal 2015 al 2016, il pareggio strutturale di bilancio. E, con la crescita che non riparte, quest’anno il rapporto deficit/Pil si attesterà per forza su un livello più alto rispetto a quel 2,6% che il governo ha inserito, ormai cinque mesi fa, nel Documento di economia e finanza (Def). Anche perché quando l’attività economica perde tono a ridursi sono anche le entrate fiscali: i dati diffusi martedì dal ministero dell’Economia mostrano che nei primi sei mesi dell’anno il gettito delle imposte sul patrimonio e sul reddito è calato del 4,7% e gli incassi complessivi dell’Erario sono stati più bassi dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2013. Simon O’Connor, portavoce del commissario europeo agli Affari economici, il “falco” Jyrki Katainen, ha subito fatto sapere che “è troppo presto ancora per aggiornare le previsioni sul deficit di quest’anno” ma dai nuovi dati “si attende un impatto negativo sulle finanze pubbliche”. Per questo l’Italia deve “urgentemente” fare i compiti a casa, cioè adeguarsi alle raccomandazioni inviate da Bruxelles il 2 giugno. “Come ha detto oggi il ministro Padoan, l’Italia ha bisogno di accelerare il ritmo delle riforme”, ha ammonito O’Connor. 

Più stretta la strada verso la flessibilità. Per gli analisi finanziari serve manovra aggiuntiva da 3 miliardi – Padoan e Renzi continuano a ribadire che resteremo comunque sotto la soglia del 3% e “non ci sarà bisogno di una manovra aggiuntiva”. Ma l’associazione che riunisce analisti e consulenti finanziari (Aiaf) fa sapere che lo scenario di crescita peggiorato per l’intero 2014 spingerà il deficit verso il tetto massimo e per tenerlo in sicurezza serve una manovra aggiuntiva da circa 3 miliardi di euro. E comunque nel 2015 una combinazione di tagli e tasse per un ammontare complessivo vicino ai 20 miliardi di euro non potrà essere evitata. Per di più con questi risultati per il premier diventa più difficile rivendicare dalle istituzioni europee maggiore flessibilità nel rispetto del Patto di stabilità. Quella che, fino a qualche settimana fa, poteva essere presentata come una proposta super partes per rilanciare la crescita dell’Unione, diventa ora pericolosamente simile alla richiesta di uno “sconto” sugli impegni presi.

Lo spettro del fiscal compact – E il quadro è aggravato dalla portata del debito italiano, lievitato oltre i 2.120 miliardi di euro. L’anno prossimo entra in vigore il fiscal compact, cioè la regola che impone di tagliare di un ventesimo all’anno la parte di “zavorra” che eccede il 60% del prodotto. Roma è al 135,6%, ben oltre il 132,8 del Def. E, con il Pil nominale che cala, il valore è destinato a salire. In teoria, se i nuovi paletti verranno rispettati in modo puntuale l’Italia dovrà garantire l’anno prossimo un abbattimento del debito di oltre 10 miliardi.

Giù anche la produzione industriale. Ma migliora a giugno – Anche la produzione industriale, ha comunicato l’Istat, nel secondo trimestre è calata dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti. Ancora peggio è andata a maggio, quando la caduta è stata dell’1,2%. Giugno ha portato un’inversione di rotta facendo segnare un incremento dello 0,9%, il maggiore da gennaio, ma non è bastato per far tornare in positivo l’indice. Particolarmente bene sono andate comunqeu l’industria alimentare, quella delle bevande e i tabacchi (+4%), seguiti dal comparto dell’informatica e dell’elettronica.