Don Pierino Gelmini è morto nella ‘casa’ di Molino Silla di Amelia, la sede centrale della Comunità Incontro che aveva fondato. Era malato da tempo. Affetto da varie patologie e da demenza senile, a don Pierino era stato recentemente sostituito il pacemaker. Da oltre un anno non si muoveva più dalla sua camera. Amico di Silvio Berlusconi nel giorno del suo 80° compleanno nel 2005 il premier gli regalò un assegno di cinque milioni di euro.

Nato a Pozzuolo Martesana in provincia di Milano, il 19 gennaio 1925 (ma registrato il giorno successivo), Pietro Gelmini è stato per tutti ‘don Pierino’ o più semplicemente ‘il don’. Impegnato fin da giovane nell’assistenza dei giovani alle prese con problemi di tossicodipendenza. Una vita segnata dall’incontro, il 13 febbraio del 1963, con Alfredo, sui gradini della chiesa di Sant’Agnese, in piazza Navona a Roma. “A zì prete, damme ‘na mano”, gli disse per poi aggiungere: “Nun vojo soldi. Nun vedi che sto male?”. Alfredo venne accolto in casa da don Gelmini, che da quel momento cominciò il suo impegno con i tossicodipendenti.

Nel settembre del 1979, poi, il trasferimento alle porte di Amelia. Dove c’era solo un molino diroccato. Quella che era chiamata la valle delle streghe venne presto ribattezzata la ‘valle della speranza’. Don Gelmini aveva infatti “un sogno”, quello di assistere i suoi ragazzi non in un ghetto, ma in un posto accogliente dove uscire dal tunnel della dipendenza con quella che lui stesso chiamava la ‘Critoterapià.

Oggi, Molino Silla è la casa madre e il centro operativo della Comunità Incontro, con 164 sedi residenziali in Italia e 74 sedi in altri Paesi, come Spagna, Francia, Svizzera, Slovenia, Croazia, Thailandia, Bolivia, Costa Rica, Brasile, Stati Uniti (a New York) e Israele (Gerusalemme). In Italia può fare riferimento a 180 gruppi d’appoggio sparsi in tutto il Paese (impegnati anche nella lotta alle cosiddette ludopatie). Una realtà internazionale che vanta un seggio all’Onu come organizzazione non governativa. Oggi guidata è un comitato direttivo voluto proprio da don Gelmini. Insignito nel 1988 del titolo di Esarca Mitrato della Chiesa cattolica greco-melkita, don Pierino negli anni si è anche proposto come ‘cavia’ per sperimentare su di sé il vaccino anti-Hiv.

Negli ultimi anni don Gelmini è stato però anche al centro di una complessa inchiesta giudiziaria coordinata dalla procura Terni. È stato infatti accusato di avere molestato sessualmente una decina di allora ospiti della Comunità. Addebiti ai quali si è sempre proclamato estraneo. Rivendicando sempre con fermezza e vigore la correttezza del suo comportamento. Per difendersi al meglio nel processo in corso davanti al tribunale di Terni, don Gelmini nel marzo del 2008, ormai prossimo al suo 59/o anno di sacerdozio, ha ottenuto di essere ridotto allo stato laicale. Il primo luglio scorso il dibattimento a suo carico era stato temporaneamente sospeso dopo che una perizia disposta dai giudici aveva accertato come non fosse in grado di “partecipare coscientemente” al processo.