Riabilitazione. È questa la parola chiave che pone Carlo Tavecchio in una botte di ferro, spegnendo le voglie di allontanamento del candidato alla presidenza della Figc prima ancora della votazione in assemblea l’11 agosto. Oltre alle banane, alle calciatrici “handicappate” e a Barbara Berlusconi ben vista dal numero uno della Lega nazionale dilettanti alla guida del Milan femminile, ancora ieri i deputati del Movimento Cinque Stelle hanno posto la questione della fedina penale del 71enne sempre più vicino alla guida del calcio italiano. Una questione che era approdata alla Camera anche nel 2010 per mano del parlamentare Pdl Amedeo Laboccetta, senza che Silvio Berlusconi, all’epoca presidente del Consiglio, fornisse una risposta all’interrogazione dell’onorevole. Ma qualunque fosse stata, Tavecchio è tecnicamente inaffondabile perché le sue cinque condanne – arrivate tra il 1970 e il 1998 – per la loro natura non compaiono più nel casellario giudiziale. In punta di diritto, quindi, è incensurato. Anche se il dubbio sulla candidabilità o meno era venuto allo stesso Tavecchio al momento della sua prima corsa a presidente dei Dilettanti, nel 1999. Ma il parere della Corte Federale fu favorevole, dando inizio al regno incontrastato di “re Carlo” che oggi con ogni probabilità supererà anche lo snodo dell’incontro con il presidente del Coni Giovanni Malagò.

Lo statuto Figc e il Codice del Coni
Cade così l’interrogazione di Labocetta, che il 18 ottobre di quattro anni fa aveva chiesto al governo di riferire circa la compatibilità della posizione di Tavecchio rispetto all’articolo 29 dello statuto della Figc. La norma infatti rende incandidabile a cariche federali chi ha “riportato condanne penali passate in giudicato per reati non colposi a pene detentive superiori ad 1 anno”. Il cumulo delle cinque condanne ricevute in passato dal presidente in pectore superava la soglia (1 anno 3 mesi e 28 giorni) ma Tavecchio ha poi ottenuto la riabilitazione e la sua fedina penale è pulita. Ieri (30 luglio) invece i deputati del Movimento Cinque Stelle hanno richiamato il punto 11 del Codice di comportamento sportivo del Coni (“tutela dell’onorabilità degli organismi sportivi”) che prevede la sospensione per coloro i quali, nell’esercizio del loro ruolo, “sono stati condannati” o che “sono stati sottoposti a misure di prevenzione o di sicurezza personale”. “È paradossale che tale misura possa essere applicata anche nei confronti di quanti non siano stati ancora condannati in via definitiva, ma non verso chi si accingerebbe a ricoprire un ruolo federale con cinque condanne nel suo curriculum – scrivono i grillini – Queste sono, al di là delle parole e delle posizioni non condivisibili espresse da Tavecchio, le ragioni che, a monte, dovrebbero far sfumare la sua candidatura”. Il profilo della contestazione è valido, ma di fatto tutto è stato cancellato e non esistono norme ammazza-candidatura.

“Solo” una questione di opportunità
Resta dunque “solo” la questione etica legata a Optì Poba e alle frasi sessiste che hanno smosso l’opinione pubblica e parte della politica. Fifa, Unione Europea e Uefa hanno messo in chiaro la loro posizione. Il Pd non ha risparmiato critiche allo scivolone sui “mangia-banane, una parte di presidenti di serie A e B ha fatto un passo indietro (ultimo in ordine di tempo, Urbano Cairo del Torino) ed Elisa Zizioli, capitano del Brescia femminile, si è detta offesa “come donna e come calciatrice“. E il presidente dell’Assoallenatori Renzo Ulivieri è stato lapidario: “Peggio di lui sono le frasi dei suoi soccorritori”. Esternazioni sintetizzabili nel pensiero espresso dal proprietario del Genoa Enrico Preziosi nel giorno della presentazione del calendario, ai microfoni di Sky Sport: “In politica abbiamo assistito a tante scivolate e tante uscite. Nessuno si è mai dimesso”. Al di là di programmi, questione anagrafica, fedina penale ripulita e mangiatori di banane ora titolari nella Lazio, ecco un altro passo falso prima della partenza. Il cancro italico del “così fan tutti” diventa motivo di assoluzione da parte di chi appoggia Tavecchio nella corsa al rinnovamento del calcio. La probabile prossima presidenza è immacolata penalmente ma ha innumerevoli macchie di altra natura, che all’estero fanno già risuonare il ritornello “Pizza, pasta, mandolino e Optì Poba”.

Twitter: @AndreaTundo1