Nella terra che è stata di Etienne de la Boétie, di Michel Montaigne, di Fénelon, di Leon Bloy per non dimenticare l’uomo di Cro-Magnon che visse nel Périgord quarantamila anni fa, piove che Dio la manda, e il Tour regala brividi ad ogni curva, insidie che convincono Vincenzo Nibali a correre sempre davanti, nel gruppo, e a non rischiare. E poi, per lunghi tratti del percorso, soffiava con una certa intensità il vento alle spalle dei corridori, così il plotone si è sfilacciato in una lunga fila indiana, sollecitato dalle squadre che ancora non hanno vinto e da quelle dei velocisti. Peter Sagan, la maglia verde, sperava di arrivare in volata, per conquistare finalmente il primo successo di tappa, che gli è sempre sfuggito, come a Nancy, battuto da Matteo Trentin per pochi centimetri.

Quando mancano venti chilometri all’arrivo tre superstiti della fuga – l’immancabile Martin Elmiger, campione svizzero, il francese Cyril Gautier e l’estone Rein Taaramae – si arrendono. Resisteva davanti solamente l’olandese Torn Jelte Slagter: verrà ripreso dalle parti di Monzabillac. Ma dal suo compagno di squadra, il lituano Ramunas Navardauskas. Insomma, una resa tattica. Al traguardo mancavano appena tredici chilometri. Dietro, Sagan e il compagno Marco Marcato tiravano pancia a terra, però la pioggia, il percorso tormentato dalle curve e dalle rotonde, con l’aggiunta dell’asfalto viscido impedivano allunghi efficaci. Slagter termina il suo compito: verrà designato “combatif du jour”, domani dunque avrà il numero rosso. Il lituano si lancia in una sorta di mini-cronometro, ha il vento in faccia, che tuttavia danneggia più il grupo che lui. Infatti guadagna ventidue secondi, a sette chilometri dall’arrivo. Il finale è tortuoso, difficile. Ci vuole coraggio, perché nelle curve basta una minima disattenzione e finisci contro le transenne.

Il plotone ha già perso Marcel Kittel, che non ne ha più. Marcato spinge, nessuno lo aiuta. Sagan s’inquieta, continua a spostarsi, a sollecitare l’andatura. Solo la Tinkoff-Saxo si alterna in testa al plotone, lavorano per Daniele Bennati. A quattro chilometri, il vantaggio del lituano è sempre sui venti secondi. All’improvviso, il papatrac. Una ventina di corridori salta per aria. La caduta coinvolge Sagan, Frank Schlech, Romain Bardet, Laurens Ten Dam. Nibali riesce a scamparla, sfila sulla destra, a ridosso del cordolo del marciapiede. Per fortuna dei coinvolti, la caduta è proprio a tre chilometri dal traguardo, e quindi c’è la neutralizzazione, ossia chi risale in bici e prosegue sino all’arrivo ha lo stesso tempo del vincitore.

Il lituano dal nome che è lungo quanto un titolo – ha vinto una tappa al Giro e una cronosquadre al tour del 2011 – amministra il vantaggio, e piomba sul traguardo con sette secondi di vantaggio. Dietro, una volata furiosa perché inutile: il più fulmineo è il tedesco John Degenkolb che regola Alexander Kristoff, Mark Renshaw, Daniele Bennati e il quarantenne Alessandro Petacchi. Dodici minuti e 41 secondi dopo transita la “lanterne rouge” Ji Cheng, l’ultimo della classifica. Navardauskas è un altro giovane che si è fatto onore in questo Tour dei giovani: ha ventisei anni, è un ottimo passista, un lungagnone di un metro e novanta che per un paio di giorni ha indossato la maglia rosa al Giro del 2012, grazie alla cronosquadre di Verona. Peraltro, nel 2010 aveva vinto il Tour de Périgord à travers les Bastides. Conosceva la strada che gli ha dato questo successo. La memoria del ciclista.

Domani, va in scena la non più temuta tappa a cronometro di 54 chilometri, l’unica di questo Tour, che parte da Bergerac ed arriva a Périguex: il tracciato è piuttosto vallonato, quella che secondo gli organizzatori, avrebbe dovuto stabilire le gerarchie fra Alberto Contador, Christopher Froome e Vincenzo Nibali. Con oltre sette minuti di vantaggio sul giovane Thibaut Pinot, la maglia gialla non ha problemi. Al contrario, potrebbe persino concedersi un’altra prova d’autore. L’iperfavorito è Tony Martin, il campione del mondo della specialità.

Nibali potrebbe piazzarsi tranquillamente tra i primi cinque, forse addirittura tra i primi tre. Per tre volte Bergerac è stata città di tappa del Tour. La prima, nel 1961, fu una crono vinta dallo splendido Jacques Anquetil. Nel 1994 fu traguardo di una crono dominata da Miguel Indurain. Buon sangue non mente. Il Tour del 1961 fu vinto da Anquetil davanti a Guido Carlesi. Quello del 1994 da Indurain, con Marco Pantani terzo.