“Confermiano la non sottoscrizione dell’intesa così come si è determinata il 12 luglio 2014”. Con queste parole il leader Cgil, Susanna Camusso e il segretario generale della Filt, Franco Nasso, hanno formalizzato in una lettera inviata al ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi e al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, il no all’intesa sugli esuberi Alitalia raggiunta tra azienda e Cisl, Uil, Ugl e associazioni professionali. Per la Cgil, in particolare, “resta incomprensibile la posizione dell’azienda Cai che ha respinto qualsiasi mediazione utile ad evitare la messa in mobilità e i licenziamenti, rifiutando la proposta, ritenuta percorribile anche dal ministero del Lavoro, di utilizzo della Cigs per accompagnare lo sviluppo del piano industriale”, si legge nella lettera.

“Le modalità di trasferimento del personale e la conseguente angosciosa prospettiva del licenziamento avviene peraltro attraverso soluzioni di dubbia legittimità che l’azienda dovrà affrontare. Le ipotesi di ricollocazione appaiono incerte ed aggiungono ragioni di grande preoccupazione tra i lavoratori”, proseguono Camusso e Nasso che difendono la posizione del sindacato nella vertenza alla “ricerca con determinazione, di una soluzione negoziale”. “Confermiamo qui il nostro giudizio, espresso in tempi non sospetti, sulla gravità della crisi di Alitalia. Con ogni evidenza si tratta di una crisi indotta dalla palese inadeguatezza del “piano Fenice” oltre che dall’assenza di una politica di settore e certamente non dipendente da fattori riconducibili al lavoro”, si legge nella lettera della Cgil che conferma anche il giudizio sul piano Ethiad: “un piano molto prudente che però si muove, a differenza di quello targato Air France, nella direzione giusta: più qualità e più rotte intercontinentali”.

Nel lungo confronto sulla vertenza Alitalia, dunque, rivendica il sindacato, “abbiamo affrontato tutte le questioni poste, consapevoli della gravità della crisi” con la consapevolezza di dover dare “una risposta alle prospettive industriali dell’azienda e al futuro dei lavoratori”, ricercando “con determinazione una soluzione negoziale”. A riprova, spiegano ancora Camusso e Nasso, “la nostra decisione di firmare il contratto e l’accordo sul costo del lavoro”. Ma a questo proposito “solleva pesanti interrogativi il fatto che di fronte alla dichiarata disponibilità alla firma da parte di Cgil,Cisl e Ugl non si sia ancora giunti alla conclusione”, sottolineano. “Non appare credibile un senso dell’urgenza e l’invocazione dello stato di necessità a fasi alterne, anche a fronte del fatto che le regole per determinare la validità di un contratto sono contenute nell’accordo confederale siglato il 10 gennaio scorso con Confindustria alla quale aderisce Assoaereo, e quindi Alitalia”, dicono ancora.

Quanto agli effetti della decisione, già domenica il ministro Lupi aveva mandato a dire alla Confederazione della Camusso che l’accordo di sabato sera “è stato firmato da sindacati che rappresentano più del 70% dei lavoratori di Alitalia” e che, pertanto, l’intesa è “valida” anche senza la Cgil anche se aveva auspicato una firma anche da parte di quest’ultima.