Finalmente un corridore in fuga arriva primo. Sotto l’acquazzone, e un freddo pungente (dieci gradi all’arrivo), vince la prima tappa con arrivo in salita un francese d’origine algerina, Blel Kadri, che era scappato dal gruppo assieme ad altri quattro corridori al ventesimo chilometro di corsa: avevano toccato un vantaggio di 11 minuti e 15 secondi. II successo appaga le frustrazioni dei francesi a secco sinora, ma l’attenzione di tutti era focalizzata sulla corsa dei migliori. Sull’attacco annunciato di Alberto Contador. Sugli altri pretendenti al podio. Sull’atteggiamento della maglia gialla Vincenzo Nibali. Perché dopo una settimana tirata alla morte, dopo il pavé e le innumerevoli cadute che hanno costretto al ritiro Christopher Froome e Mark Cavendish, si sono profilate le prime rampe con un arrivo molto esplosivo: gli ultimi 1800 metri alla pendenza media del 10,3 per cento, dopo due colli di seconda categoria racchiusi in meno di una dozzina di chilometri. Insomma, un test molto significativo.

Test superato da Nibali, sia pure con un piccolo affanno negli ultimi quaranta metri, quando ha dovuto cedere al forcing di Contador che gli ha rubato tre piccolissimi secondi ma grandissimi sul fronte psicologico: “Ho sbagliato a cambiare rapporto, ero un po’ troppo duro e volevo essere più agile”.

Flash back. Torniamo indietro cioè a quando Contador mette sotto torchio la squadra negli ultimi ventisette chilometri. Prima inquadratura. Davanti, la corsa dei fuggitivi. Sylvan Chavanel molla i compagni, tenta di andarsene via da solo. Blel Kadri reagisce, dopo un chilometro lo raggiunge. Si accorge che Chavanel ha speso tutto. Lo lascia e rimane in testa alla corsa. Seconda inquadratura. Zoom sul gruppo dei migliori. Le maglie gialle della Tinkoff-Saxo finanziata dal miliardario russo Oleg Tinkoff occupano le prime posizioni.

Alberto Contador, il capitano, ha ordinato di pigiare sui pedali, di aumentare l’andatura. Vuole mettere in difficoltà l’Astana di Nibali. Vuole misurare le reazioni del messinese. Il gruppo comincia a perdere qualche pezzo, più o meno importante: uno per tutti, il giovane polacco Michal Kwiatowski. Su una cosa quella volpe di Contador ha visto giusto: oggi gli uomini dell’Astana boccheggiano un po’. Per esempio, Jakob Fuglsang non regge e perde posizioni. Soltanto Nibali resta alla ruota di Contador, con al fianco il fido Michele Scarponi. Le intenzioni di Contador sono bellicose. Ha messo alla frusta Michael Rogers (ricordate il vincitore dello Zoncolan e di Savona? Sì, quello della bistecca cinese al clenubuterolo, prima sospeso e poi assolto dall’Uci perché “le probabilità che la sostanza sia stata assunta attraverso il consumo di carne contaminata in Cina sono significative”, recitò il comunicato ufficiale).

L’australiano tira come un dannato, sprona Rafal Maika e Stephen Roche. La cremagliera della Tinkoff rastrema il gruppo. Valicato il Col de la Croix des Moinats (da quota 142 a quota 891, 7,6 chilometri di salita al 6 per cento), saranno si e no in una trentina dietro Contador e i suoi. Più lontano, l’affaticato Kwiatowski (e scriteriato: quante energie ha profuso nelle volate?) cerca di riavvicinarsi con l’aiuto di Tony Martin e di Jan Bakelants. Nibali pare serafico. Ma non è esattamente quello degli altri giorni. E’ più teso. Il Tour vero, infatti, comincia in questo trittico dei Vosgi. Salite inedite, strappi micidiali, discese pericolose. Terreno di imboscate e sorprese. Di attacchi a raffica. L’attacco vero e proprio arriva mentre il franco-algerino Kadri supera lo striscione dell’ultimo chilometro e si avvia a vincere in quel della Mauselaine, frazione sciistica di Gérardmer. Pochi minuti prima, nella discesa dal Col de Grosse Pierre sono scivolati malamente in una curva Yuri Trofimov.

Geraint Thomas e l’americano Andrew Talanski, che a Nancy era stato protagonista di uno spettacolare ruzzolone durante la volata finale (per una sterzata improvvisa di Simon Gerrants, graziato dalla giuria). Terza inquadratura. Di nuovo, focus sul gruppo dei migliori, non più di una ventina, ormai. L’azione della Tinkoff si fa sempre più decisa. Maika ha finito il pressing, rallenta. Restano Rogers e Contador. Poi Nibali. Poi Richie Porte, che nel Tour del 2013 era l’ultimo uomo di Christopher Froome e adesso è lui il capitano della Sky. Spunta Alejandro Valverde. Perdono contatto Jurgen Van den Broek, il leader della Lotto, e Frank Schleck, che fu terzo al Tour del 2011 (altre due volte quinto). Appena la strada fa gomito a sinistra, iniziano gli ultimi 1800 metri dell’ascesa alla Mauselaine, sul Chemin de la Rayée, con una pendenza media del 10,3 per cento e uno strappo al 13.

Contador scatta. Si alza sui pedali. Nibali lo segue come un’ombra. Contador aumenta la frequenza delle pedalate. Nibali, sempre seduto sulla sella, lo francobolla senza dar segno di particolare fatica. Contador si volta una, due, tre volte. I due rivali si scrutano. Nibali, impassibile. Contador, fremente. Lo chiamano “el Pistolero”. Nibali, a un certo punto, affianca Contador. Come dire: vedi che ti posso superare quando voglio. Contador replica con un’accelerazione disperata. Si issa sul manubrio, pesta sui pedali. A 140 metri dal traguardo c’è una piccola curva. Dietro i duellanti s’intravede Richie Porte. Contador guadagna un metro, due, tre, cinque. Nibali non lo segue. Ha smanettato col cambio. Si è imballato a quaranta metri dall’arrivo.

Contador è secondo di questa tappa avvelenata. Nibali, terzo a tre secondi dal Pistolero. Porte, quarto, a 4 secondi dall’italiano in maglia gialla. Valverde è settimo, a 16” da Nibali. La classifica generale è cambiata. Nibali è saldamente primo, davanti al compagno di squadra Fulgsang, staccato di un 1’44”. L’australiano Porte è terzo, a 1’58”. Kwiatowski è quarto, a 2’26”, davanti a Valverde che accusa un ritardo di 2’27”. Contador è sesto, a 2’34”. Il portoghese Rui Costa, campione del mondo, ottavo a 2’52”. Ultimo, l’americano Edward King, a un’ora 34’47”. Precede di appena sette secondi il cinese Ji Cheng. Domani, altra setacciata. Tappa per attaccanti, sette gran premi della montagna da Géradmer a Mulhouse: in totale, 37,1 chilometri di salita, l’ultima, al Grand Ballon con pendenze medie dell‘8,6 per cento. La caccia alla maglia gialla di Nibali è aperta. Vincenzo, per ora, è vivo ma dovrà correre sempre sul chi vive. E dovrà procacciarsi delle alleanze. Altrimenti rischia di finire impallinato: “Les Vosges vont faire mal”, titola l’Equipe. I Vosgi in tre giorni offrono 16 colli, di cui 5 di prima categoria. Nessuna pietà per gli Ulzana del Tour.