Sedici voti a favore, solo tre contrari. Ha votato compatta la giunta per le Autorizzazioni della Camera a favore della richiesta di arresto emessa dal tribunale di Venezia nei confronti del deputato di Forza Italia, Giancarlo Galan. I commissari a maggioranza hanno quindi confermato il parere del relatore Mariano Rabino (Sc) che non aveva rilevato fumus persecutionis nell’operato della magistratura nei confronti dell’ex governatore del Veneto, nell’ambito dell’inchiesta degli appalti truccati del Mose, il sistema di dighe mobili per proteggere la città dall’acqua alta, un’opera del valore di oltre 5 miliardi di euro.

Contro l’arresto dell’ex presidente della Regione Veneto si sono espressi Forza Italia, Ncd e il Psi. Tre voti, contro i 16 a favore dell’arresto, compreso il relatore Mariano Rabino. Il presidente della Giunta, Ignazio La Russa, non ha partecipato alle votazioni. L’ultima parola, ora, spetta all’aula di Montecitorio, che si pronuncerà il 15 luglio.

Nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti del Mose di Venezia l’esponente di Forza Italia è accusato di corruzione. Secondo la procura del capoluogo veneto, l’ex ministro della Cultura ha percepito “uno stipendio di un milione di euro l’anno più altri due milioni una tantum per le autorizzazioni” necessarie all’opera. Il diretto interessato si è difeso, dichiarandosi innocente e accusando la Guardia di Finanza, il cui lavoro scadente avrebbe indotto in errore i magistrati inquirenti.

Questi ultimi, però, hanno risposto nero su bianco alla presa di posizione dell’ex governatore. Con un documento in cui si legge di “cospicue operazioni commerciali nel Sud Est asiatico” nell’ordine di 50 milioni di dollari, trovate in documenti in possesso del ‘prestanome’ Paolo Venuti, per le quali emergerebbe “la riconducibilità alla famiglia Galan”.

Contro Galan ci sono le dichiarazioni di Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova, e della ex segretaria Claudia Minutillo. Secondo l’imprenditore l’ex ministro della Cultura era di fatto stipendiato: “La cosa era molto variabile, si può considerare un milione l’anno” aveva detto a verbale nell’interrogatorio del 31 luglio 2013. Un meccanismo confermato ai magistrati dalla ex assistente: ”Era un sistema, cioè ogni tot quando loro potevano gli davano dei soldi”. Dall’ordine di custodia cautelare  che aveva portato a 35 arresti erano emersi altri particolari: un milione e 100mila euro per ristrutturare la villa sui Colli Euganei; 200mila euro consegnati nel 2005 all’Hotel Santa Chiara di Venezia da Piergiorgio Baita, allora presidente della Mantovani Costruzioni, diventato la gola profonda dell’inchiesta con ampie confessioni, per finanziare la sua campagna elettorale. E ancora: 50mila euro, nello stesso anno, versati in un conto corrente presso S.M. International Bank Spa di San Marino. Più altri finanziamenti per altre campagne elettorali consegnati sempre da Baita alla Minutillo. Ed è ancora la segretaria a raccontare ai pm che un’ulteriore ricompensa consisteva nell’”intestare quote di società che avrebbero poi guadagnato ingenti somme dal project financing a prestanome dei politici di riferimento”, Galan in primis. 

Dalla Regione, per procedere con i lavori, il Consorzio Venezia Nuova doveva ottenere essenzialmente la Valutazione d’impatto ambientale e la salvaguardia per la realizzazione delle dighe. Galan avrebbe avuto un ruolo fondamentale: quello di accompagnare Mazzacurati, presidente del Consorzio, al cospetto di Gianni Letta, quando quest’ultimo è sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo di Silvio Berlusconi.

Secondo Piergiorgio Baita, ex presidente della Mantovani, i versamenti a Galan erano proseguiti anche quando il politico padovano non era già più presidente del Veneto. Fra le contestazioni a Galan c’è quella di aver ottenuto il pagamento della ristrutturazione della propria villa di Cinto Euganeo, nel padovano. Nel 2007/2008 venne ristrutturato il corpo principale del casale e nel 2011 la “barchessa”. Per portarli a termine, la Tecnostudio Srl “sovrafatturava alla Mantovani alcune prestazioni effettuate presso la sede e per il Mercato Ortofrutticolo di Mestre”. La ristrutturazione della villa quindi a Galan non costò nulla: con le fatture false a pagare era la Mantovani Costruzioni. Tutte contestazioni che il politico di Forza Italia, più volte ministro e attuale parlamentare, ha respinto dichiarandosi estraneo.