Le è stato chiesto più volte. E alla fine è riuscita a fissare il ricordo. “Sì quel giorno cenai con mio marito alle nove di sera”. Chi parla è Marita Comi la moglie di Giuseppe Bossetti il presunto assassino di Yara Gambirasio. Dopo il fermo dell’uomo avvenuto il 16 giugno 2014, la donna è stata sentita più volte dagli investigatori. Obiettivo: fare luce su quel 26 novembre 2010, giorno in cui la 13enne di Brembate Sopra scomparve e morì d’inedia e sevizie in un campo di Chignolo d’Isola. Il dato è inedito. Fino ad oggi, la donna, madre di tre figli, aveva puntellato i suoi verbali di “non ricordo” e di “può essere”, aggiungendo la difesa scontata del coniuge: “Mio marito non è un assassino”. E descrivendo la vita di un uomo in tutto abitudinario “con una cerchia ristretta di amici” intento a “fare sempre le stesse cose”. Uno spaccato esistenziale già raccontato dal 44enne muratore di Mapello davanti al giudice del tribunale di Bergamo Ezia Maccora. “Esco alla mattina presto – aveva detto – per andare sui cantieri, qui consumo un pasto veloce sempre lavorando, torno a casa nel pomeriggio. Faccio una doccia, mi dedico ai figli e dopo cena mi addormento sul divano. La sera esco di rado e sempre con la mia famiglia. La domenica la dedico a parenti e genitori a cui sono molto legato”.

A parole così aggiungono parole. Quelle, ultime, della moglie che ricorda di aver cenato con lui il 26 novembre consegnando a Bossetti un mezzo alibi per quella giornata. Va, infatti, ricordato che Yara esce dalla palestra alle 18,25, quando un testimone la vede parlottare con alcune amiche nel piazzale antistante l’impianto sportivo di Brembate. Dopodiché il suo cellulare smette di funzionare alle 18,49. Alle 19,11 la madre la chiama inutilmente. In quell’orario anche il telefono del padre di Yara risulta irraggiungibile. Alle 19,30 viene dato l’allarme ai carabinieri. In quel momento Yara potrebbe essere già deceduta. L’autopsia fatta dal’anatomopatologa Cristina Cattaneo fissa la morte tra le 19 e le 24 del 26 novembre 2010. Per le 21 di quel giorno Bossetti poteva essere già a casa da un pezzo. Marita Comi, dunque, fissa un punto. Dopodiché, a domanda dei militari del Ros su chi in casa utilizzasse i computer, dice di non ricordare.

Così se da un lato la moglie di Bossetti aggiunge un tassello alla ricostruzione di quel giorno, dall’altro emergono importanti novità dall’analisi dei tabulati telefonici di Giuseppe Bossetti. Lo screenig fatto dagli investigatori squaderna sul tavolo diverse certezze e alcune interessanti ipotesi investigative. Va ricordato che il 26 novembre il telefono del muratore fa una chiamata alle 17,45, dopodiché, scrive il gip, “non genera più traffico telefonico fino alle 7,34 del mattino successivo”. Un comportamento decisamente anomalo. Nei giorni precedenti e successivi la morte di Yara, il telefono di Bossetti funziona regolarmente. Non solo. Dagli atti dell’inchiesta emerge un altro dato interessante: il cellulare dell’indagato, quel 26 novembre non aggancia mai la cella di Chignolo d’Isola, il comune dove il 26 febbraio 2011 viene ritrovato il corpo di Yara. Da qui l’ipotesi sulla quale stanno lavorando gli investigatori: prima di uccidere, Bossetti lasciò a casa il telefono. Un’ipotesi che si regge, tra l’altro, su una buona conoscenza del funzionamento dei telefonini. Circostanza che viene confermata dall’annotazione fatta dagli inquirenti sul luogo del ritrovamento del corpo. Va, infatti, ricordato che all’epoca fu ritrovata solo la batteria del cellulare di Yara, ma non la sim e nemmeno il telefono. Di più: nella villetta di Mapello gli investigatori hanno sequestrato dieci cellulari.

E se la moglie colloca il marito in casa a cena alle nove di sera, le telecamere di sicurezza di una banca in via Rampinelli riprendono il furgone di Bossetti in orario compatibile con la scomparsa della ragazza. A questo punto, l’inchiesta, dopo i clamorosi accertamenti scientifici sul Dna di Ignoto 1, riprende i canali tradizionali. Vengono riascoltati i testimoni dell’epoca e soprattutto gli investigatori vogliono capire se l’Iveco Daily di Bossetti negli anni ha subito delle modifiche. La prossima settimana inizieranno le analisi scientifici sulla Volvo grigia e sul furgone. Intanto dalle annotazioni relative ai sequestri spunta un nuovo particolare: in casa Bossetti sono state portate via tutte le cose rosse, a partire dal copri divano sul quale l’uomo viene ritratto con in braccio i suoi cani. Il motivo è legato al ritrovamento del corpo di Yara. In alcuni punti dei vestiti lesionati, la scientifica ha rilevato tracce di materiale rosso.