Ballottaggio, preferenze e governabilità. Ma anche dialogo sulle riforme costituzionali. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi si presenta a sorpresa all’incontro con la delegazione del Movimento 5 stelle per parlare della legge elettorale e chiede la disponibilità dei grillini su 5 punti“Noi siamo pronti al confronto”, risponde il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, “Non siamo né contro i doppi turni né contro i premi di maggioranza. A noi sta a cuore la stabilità, ma chi vince deve meritarselo”. Lo streaming con Pier Luigi Bersani, con Enrico Letta e con lo stesso Renzi per le consultazioni? Questa è tutta un’altra storia. Uno dei primi tentativi di collaborazione con l’esecutivo sui temi concreti si risolve con un nuovo appuntamento e le prove di un’intesa che non esclude compromessi. “Il Pd non ha più scuse”, titolava il blog di Grillo pochi minuti prima dello streaming. Ma i toni sono lontani secoli dallo scontro del passato. “La nostra non è un’offerta a scatola chiusa”, dice il regista M5S Di Maio, “ma un punto di partenza. Rivediamoci fra pochi giorni”. E’ un nuovo inizio: l’Italicum sempre lì nel mezzo e Forza Italia determinante. Ma se giocano anche i 5 stelle, le prossime mosse saranno meno prevedibili.

Il colloquio dura quasi un’ora: il presidente del Consiglio stuzzica i 5 stelle, loro cercano di avere l’ultima parola. C’è qualche tensione: “Il vostro testo ricorda un grandefratellum quando chiede le preferenze negative”, dice Renzi, “è un po’ complicato”. Al suo fianco c’è l’eurodeputata Alessandra Moretti, quella che per il premier è la prova vivente che “il Pd non ha paura delle preferenze. Voi quante ne avete prese nel nord est?”. Poi tocca a Di Maio: “Quando metterete online il bilancio Pd? Stiamo ancora aspettando”. E poi ancora la stoccata sulle liste pulite: “Noi abbiamo candidato solo onesti e incensurati, voi?”. Ma è il massimo della provocazione. Il resto è la celebrazione di quello che potrebbe essere un nuovo modo di fare le cose. Il vicepresidente della Camera cerca di prendere tempo, ma presenta una forza politica pronta alla responsabilità del dialogo. E il presidente del Consiglio ripete più volte: “Ci rivedremo, discussione positiva”. Il grande assente della giornata è il leader 5 stelle, anche se subito dopo la fine della diretta chiama i suoi: “Beppe”, conferma Toninelli, “si è detto molto soddisfatto di come è andato l’incontro, come del resto lo siamo tutti noi”.

LE ‘CINQUE DOMANDE’ DI RENZI AL MOVIMENTO 5 STELLE

 

Che anche il Partito democratico ha preso sul serio la proposta lo dimostra il segretario, che entra nel dettaglio del disegno di legge M5S: “Abbiamo studiato il vostro testo. Quello che ci preoccupa è la stabilità il giorno dopo il voto: noi siamo disponibili a ragionare sulle preferenze se è garantita la governabilità”. Di Maio, Toninelli e i capigruppo Brescia e Buccarella presentano il “democratellum”, e Renzi espone le sue perplessità punto per punto. Al suo fianco anche i democratici Moretti, Speranza e Serracchiani. “Il punto della Toninelli bis, dell’iniziativa del 6 maggio 2014, è molto interessante sotto alcuni aspetti, ma gravemente deficitaria sotto il profilo della governabilità. Abbiamo cinque domande per voi, le pubblicheremo online e aspetteremo le vostre risposte”. Tra queste anche il dialogo sulle riforme costituzionali: “Noi siamo disponibili a parlare”, risponde Di Maio, “ma il termine per la presentazione degli emendamenti scade nelle prossime ore. Stiamo prendendo in giro gli elettori?”. E il premier ribatte: “Se avete presentato le modifiche discuteremo di quelle. Lo stiamo già facendo”.

Al centro del dibattito resta la legge elettorale. “Questi i punti su cui possiamo discutere”, dice Renzi, “governabilità, rapporto tra eletti ed elettori, evitare che ci siano presenze discutibili in lista. Noi siamo impegnati a trovare risposte a questi temi”. A presentare il ddl M5S è Danilo Toninelli: “Siamo qui con senso di responsabilità. Abbiamo paura che possa capitare con l’Italicum quello che è successo con il Porcellum. Ma l’Italia non può permettersi una nuova crisi istituzionale, non si può tornare indietro. Noi vogliamo dare la possibilità di scegliere ai cittadini. Per questo vogliamo non solo le preferenze, ma anche quelle negative. Nel nostro sistema si garantisce governabilità stabile e senza ricatti”. Interviene poi il vicepresidente della Camera: “Il Porcellum non faceva altro che creare quella fretta di vincere. Va bene la governabilità ma non vogliamo che si creino le ammucchiate”.

Quando la discussione sembra essersi bloccata tra botta e risposta, Di Maio prova a strappare un secondo incontro con una nuova scaletta per le riforme: “Noi pensiamo che la riforma debba avvenire in tempi brevi e che possa essere pronta in cento giorni e diventare legge dello Stato. Come metodo di lavoro, vorrei che, tra tre o quattro giorni al massimo, ci rincontrassimo e valutassimo i punti di caduta sui quali poter discutere”. Chiude allora il presidente del Consiglio, dettando le sue condizioni: “Rivediamoci, ma con le idee chiare. Noi vi chiediamo risposte su cinque punti, primo: il Movimento 5 stelle è disponibile a studiare un correttivo che consenta a chi vince di governare? Secondo, noi vogliamo dire: mai più inciuci e mai più larghe intese e per questo le alleanze devono essere decise prima. Il vostro testo fa mettere insieme dopo. Siamo sicuri che se aveste detto prima che facevate l’accordo con Farage avreste preso gli stessi voti? Per noi dirlo prima è un fatto di etica”. La terza richiesta riguarda i collegi e la possibilità di rimpicciolirli, da sempre uno dei temi cari al premier. “Quarto: siete d’accordo con la nostra proposta di affidare prima alla Corte costituzionale il giudizio sulla legge elettorale? Quinto: siete disponibili a ragionare per il futuro di riforme costituzionali?”. Sono cinque le questioni che pone il Partito democratico. “Noi li mettiamo sul sito internet”, dice Renzi, “e chiediamo la vostra disponibilità entro venerdì prossimo. Attenderemo le risposte”.

Si chiude così l’incontro, con un appuntamento “a fra pochi giorni”. L’Italicum resta lì bloccato in commissione al Senato, con i voti di Forza Italia ancora “determinanti”, ma “il clima è cambiato”, come ammette lo stesso Matteo Renzi, e le parti restano aperte sulle varie possibilità che potrebbero aprirsi in futuro. Soddisfatta l’eurodeputata Pd Alessandra Moretti: “Finalmente il M5s”, scrive su Twitter, “scende dal tetto e apre il dialogo sulle riforme, meglio tardi che mai. Anche se il #complicatellum non mi convince”. Così anche Debora Serracchiani: “La presenza del Presidente del Consiglio all’incontro ha dimostrato concretamente che prendiamo molto sul serio le proposte di tutte le forze politiche”. I 5 stelle parlano di successo: “L’incontro è andato bene”, dice il capogruppo Giuseppe Brescia, “il #democratellum è il punto di partenza”. E poi in una nota, i parlamentari ribadiscono: “L’incontro con il Pd”, scrivono, “si è svolto all’insegna del sereno confronto per trovare un punto di contatto alla luce del sole. Siamo contenti che il Democratellum sia un punto di partenza. Valuteremo le osservazioni e porteremo le nostre al prossimo incontro per trovare una sintesi”.

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