Ore 14.30, Camera dei deputati. Non c’è Beppe Grillo. C’è invece Matteo Renzi. I parlamentari del Movimento 5 stelle si confrontano in streaming (in diretta sul canale Youtube di Montecitorio) con i colleghi del Pd. Da soli senza leader e senza paletti: si parla di riforme e si cerca il dialogo. “Lo facciamo da sempre”, continuano a ripetere i grillini, ma questa volta è diverso: ci si siede al tavolo dell’esecutivo per fare proposte e ascoltare. In prima fila Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e tra gli artefici dell’apertura al governo. Poi Danilo Toninelli, deputato autore della proposta di legge elettorale dei 5 stelle (poi votata dagli iscritti in rete) e i due capigruppo Giuseppe Brescia e Maurizio Buccarella. Dall’altra parte ci saranno i due capigruppo Pd, Roberto Speranza e Luigi Zanda, e i due vice segretari dem Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini. “Oggi”, dice su Twitter la deputata Mirella Liuzzi, “offriremo una via di fuga al Pd dall’accordo con Berlusconi, presentando la nostra proposta di legge elettorale”.

Durante le ventiquattro ore di vigilia, la delegazione M5S segue i suggerimenti dello staff: non rilasciare dichiarazioni per evitare passi falsi. Parla Di Maio, ma su Facebook e dosando le parole. “Io se dovessi dargli un suggerimento”, commenta l’ex capogruppo a Montecitorio Alessio Villarosa, “è di non farsi prendere in giro perché il presidente del Consiglio è un furbacchione. Lo sanno tutti, anche quelli che l’hanno votato. E’ importante che teniamo sempre presente chi abbiamo davanti”. Crede nell’importanza dell’incontro, ma continua a dire che il Partito democratico ha già deciso e non li vuole davvero coinvolgere: “Sono curioso di vedere cosa succederà. Abbiamo terminato il nostro disegno di legge online quando loro già ci dicevano che era tardi (febbraio 2014) e ora il governo è ancora in alto mare. E’ scoraggiante vedere i commenti dei democratici sui giornali che sembrano aver già chiuso la partita. Ma noi andiamo e cercheremo di portare a casa qualcosa”. Villarosa non vuole sentire parlare di ritardi o tempi sbagliati: “Se uno vuole, una legge elettorale si scrive in un giorno. Devono solo essere convinti: sedersi al tavolo con noi e collaborare. Dobbiamo andare, ma dobbiamo stare attenti a non farci prendere in giro. A non far prendere in giro i cittadini”.

Per fare un incontro serio ci vogliono due sponde e questa volta i 5 stelle assicurano che faranno la loro parte. “Lo vedrete nelle prossime ore”, commenta il deputato Riccardo Fraccaro, “da parte nostra ci sarà la massima serietà. Noi vogliamo questo confronto, è un momento molto delicato per la democrazia. Se passano queste riforme non ci sarà più nessuna possibilità di dialogo e andremo incontro ad uno squilibrio di poteri senza precedenti. Lo vedrete, noi andiamo lì per parlare”. Il fantasma è quello dei vecchi incontri: poco più di un anno fa quello con Pier Luigi Bersani, poi fu la volta di Enrico Letta e infine di Matteo Renzi. Finirono con un nulla di fatto e più sconfitti che vincitori, qualche parola di troppo e nessun risultato. Il canovaccio ora i 5 stelle l’hanno deciso tra loro. A inizio settimana i membri scelti per la delegazione hanno visto Beppe Grillo e hanno pure provato a chiedergli di accompagnarli. “Non posso dire nulla”, commenta il capogruppo al Senato Buccarella, “con Grillo abbiamo parlato di altro. Abbiamo la nostra legge elettorale, la discussione partirà da quello”. Un’assemblea di Montecitorio ha condiviso alcuni punti e offerto aiuto ai portavoce. All’interno c’è qualche malumore: gli aperturisti, i moderati che da sempre chiedono quel confronto con il Partito democratico si sentono scavalcati, soffrono un cambio di linea politica che non hanno potuto gestire direttamente. Ma la polemica resta tra le mura delle assemblee, cercando di non dimenticare che “sta per succedere qualcosa di importante”. Qualcuno soffre la mancata partecipazione, altri contestano parti del testo di legge elettorale: cercheranno il dialogo sulle preferenze, e porteranno la loro idea sulle preferenze negative. Ma non piace a tutti: “Non ha senso”, dicono i critici, “non è vero che si evita il voto di scambio, basta dirottare i voti contro i personaggi scomodi. E poi questo aspetto non è mai stato sottoposto al voto della rete”. Ma i dissapori interni scompaiono in nome della compattezza per il “bene del Movimento”.

“E’ la cosa giusta da fare”, commenta il deputato Massimo Artini da sempre su posizioni moderate, “sono sicuro che uscirà qualcosa di buono per tutti. Abbiamo offerto il nostro aiuto in assemblea ai colleghi, e abbiamo discusso. Se era meglio che Grillo ci accompagnasse? E’ un anno che lavoriamo in commissione e siamo preparati per affrontare anche questo. C’è un testo votato dai cittadini, vogliamo fare qualcosa di buono per avere finalmente una legge elettorale decente“. Un colloquio al tavolo dell’esecutivo che per alcuni dovrebbe diventare l’abitudine. “Siamo abituati a farlo e può solo portare buoni frutti”. Il punto di inizio sarà il disegno di legge già approvato alla Camera, l’Italicum: “Si parte dal fatto che è fermo”, commenta Toninelli, “temiamo abbia dei profili di incostituzionalità. Il nostro è un timore fondato. Per questo motivo, ora che abbiamo una nostra proposta abbiamo chiesto un incontro al Pd per discutere di una legge che potrebbe fare bene al Paese”. Positiva anche Laura Bottici, questore al Senato: “Vedo che ci sono molte resistenze”, commenta, “in casa del Pd. Non so se davvero sono pronti ad ascoltarci. Ma quello che è sicuro è che noi abbiamo un testo votato dai cittadini e possiamo presentarlo al presidente del Consiglio. E’ un momento importante per la democrazia”.

@martcasti