La banca della ‘ndrangheta. La Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha fatto luce su un “sistema creditizio parallelo” gestito dalle cosche che erogavano finanziamenti e prestiti, a tassi usurari, a imprenditori calabresi e lombardi in difficoltà. L’operazione “’ndrangheta Banking”, condotta dal Ros e dalla Dia di Reggio Calabria, ha messo sotto scacco la cosca Condello-Imerti di Archi, ma anche le famiglie mafiose dei Pesce e Bellocco di Rosarno: 17 arrestati (di cui 5 in Lombardia) e altri 10 indagati ai quali il procuratore Federico Cafiero De Raho e il sostituto della Dda Giuseppe Lombardo contestano i reati di associazione mafiosa, usura, estorsione, esercizio abusivo dell’attività creditizia e intestazione fittizia di beni.

Il gip ha disposto anche il sequestro preventivo dei beni aziendali e di quote societarie per un valore di otto milioni di euro. L’inchiesta ha preso le mosse dall’operazione “Meta” del 2010, e ruota attorno alla figura di Gianluca Favara, imprenditore nel settore della distribuzione per alberghi e titolare di una lavanderia. Sarebbe stato lui a gestire il credito ad usura a commercianti calabresi e milanesi. In Lombardia, e in particolare nel locale di ‘ndrangheta di Lonate-Pozzolo, Favara aveva stretti contatti con la famiglia Lampada di Milano fino a quando quest’ultima non è stata travolta dalle inchieste giudiziarie che hanno riguardato la cosca Condello. Il sistema era semplice: Favara avrebbe contattato gli imprenditori in difficoltà ai quali avrebbe proposto prestiti a tassi usurai del 20% mensili. Prestiti che le vittime non riuscivano a onorare e per questo venivano prima intimiditi allo scopo di ottenere automobili o la sottoscrizione di preliminari di vendita di immobil, e in alcuni casi aggrediti.

A tirare i fili, secondo la Procura, è stato Domenico Condello, cugino del mammasantissima Pasquale Condello detto il “Supremo”. Tra gli arrestati spuntano anche alcune conoscenze della politica locale. Il gip Cinzia Barillà, infatti, ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’imprenditore della sanità calabrese Pasquale Rappoccio, massone della Gran Loggia regionale d’Italia e già coinvolto in altre inchieste della Direzione distrettuale antimafia di Reggio. In sostanza, sarebbe stato uno dei mediatori tra Favara e gli imprenditori per i quali garantiva la restituzione dei prestiti a strozzo. Rappoccio ha spesso avuto a che fare anche con la politica calabrese. Negli anni è stato sponsor di Scopelliti, ma anche del Pd e di Raffaele Lombardo in Sicilia. “Lele ha fatto tutto, quando può vedere il sindaco?”. È questa un’intercettazione del 2006 registrata dalla guardia di finanza. Dall’altro capo del telefono c’era Giuseppe Scopelliti, all’epoca sindaco di Reggio: “Salgo con mia moglie a Milano, così con la scusa mi vedo pure la finale di Coppa Italia”.

Tra gli indagati, infine, ci sono i fratelli Domenico e Vincenzo Barbieri. Il primo è già in carcere perché condannato per mafia nel processo “Meta”. Sono gli stessi fratelli Barbieri che, nel 2006, invitarono Scopelliti alla festa per l’anniversario di matrimonio dei genitori.