È durato un’ora e mezza il nuovo interrogatorio da parte del pm Letizia Ruggeri per Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore di Mapello accusato di essere il killer di Yara Gambirasio. L’uomo non ha risposto. È stato fissato per giovedì 19 giugno l’interrogatorio per la convalida del fermo davanti al gip Bergamo Ezia Maccora la quale, in vista dell’udienza, avrebbe chiesto ulteriori accertamenti alla Procura. E i profili genetici del padre legittimo e dell’indagato non coincidono: il test del Dna conferma che il presunto assassino non è figlio biologico dell’uomo di cui porta il cognome. Un ulteriore tassello da aggiungere a un puzzle intricato di segreti e bugie in cui sono coinvolte tre famiglie.

Gli inquirenti però non hanno mai avuto dubbi: “Il Dna di Ignoto 1 coincide al 99,99998% con quello dell’indagato.” A Bossetti, nel decreto di fermo di tre pagine emesso dal pm Letizia Ruggeri in cui si ricostruisce l’omicidio di Yara, quel 26 novembre del 2010, viene contestato l’omicidio aggravato dalla crudeltà. Anche se la ragazzina è morta non solo per le ferite, ma di freddo e di stenti: “La morte era da ricondurre agli effetti concausali dell’ipotermia e delle lesioni da arma bianca e contusiva – si legge nel documento -. Il cadavere presentava segni di lesività contusiva al capo e segni di almeno otto lesioni da taglio e una da punta e taglio in varie parti del corpo”. Il pubblico ministero indica poi gli elementi che hanno contribuito a individuare Bossetti, a cominciare dalle “polveri riconducibili a calce” ritrovate sul corpo di Yara e sugli indumenti, nonché a livello dell’albero bronchiale”. E Bossetti fa il muratore.

Si parla poi del profilo genetico maschile dell’ex Ignoto 1 per concludere che “la comparazione tra il profilo estratto dal campione” del Dna del fermato, ottenuto domenica scorsa con l’etilometro, e quello repertato sugli indumenti di Yara Gambirasio, consente “di stabilirne con sostanziale assoluta certezza la compatibilità“. Gli inquirenti fanno notare anche che il suo profilo genetico è stato trovato nella parte interna degli slip della vittima ed “è difficile sostenere che ci sia finito per caso”, sostengono gli inquirenti. Una traccia biologica definita “abbondante”, che ha resistito alle intemperie, il corpo della 13enne è stato trovato tre mesi dopo la scomparsa in un campo di Chignolo d’Isola. Un profilo, “misto” a quello di Yara “ma analizzabile e identificabile con assoluta certezza”, sottolinea chi da mesi sta lavorando al caso. Un elemento – tracce di Dna sono state trovate anche sui suoi leggings – che vanno ad aggiungersi ai riscontri delle celle telefoniche e alla polvere da cantiere trovata nei polmoni di Yara che rendono credibile, a dire dell’accusa, l’identikit del fermato.