Come è stato identificato il presunto assassino di Yara Gambirasio? Attraverso il test del Dna, la tecnica che permette di accertare l’appartenenza ad una persona di tracce anonime di tessuti o liquidi biologici. Per questo è il test di riferimento per ricostruire relazioni di parentela o per identificare il colpevole di una violenza o di un omicidio. Per individuare il dna di “ignoto 1” in questi anni sono stati prelevati oltre 18 mila campioni genetici e non solo in provincia di Bergamo. Ma finora nessuno di questi aveva dato esito positivo dal confronto con il dna di ‘Ignoto 1’. La raccolta del Dna è avvenuta fin dai primi momenti dell’indagine e gran parte della popolazione locale si è presentata spontaneamente a fare il prelievo. Ecco come funziona la metodologia, decisiva per trovare i colpevoli degli omicidi Filo della Torre e Claps. 

Identificare le tracce Il primo passo del test consiste nell’andare in cerca e identificare tracce organiche come capelli, frammenti di pelle o di unghie, sangue, saliva, liquido seminale.

Estrazione del Dna E’ la procedura che consiste nell’estrarre e prelevare le cellule dai campioni biologici. Da queste viene poi isolato il Dna. Questa operazione può richiedere qualche giorno se le tracce organiche sono vecchie o deteriorate.

Analisi Il Dna così prelevato viene copiato numerose volte per rendere l’esame più completo e preciso. Questo è possibile grazie a una tecnica chiamata reazione a catena delle polimerasi (Pcr). A questo punto si procede all’analisi vera e propria, eseguita con una procedura completamente automatica e validata a livello internazionale, che richiede poche ore. Si passa in rassegna un limitato numero di settori (chiamati loci) del Dna, che corrispondono a particolari geni. Attualmente il materiale genetico isolato dai frammenti biologici viene amplificato e sequenziato in modo da ottenere 16 frammenti di riferimento.

Profilo genetico Emerge dai 16 frammenti di riferimento e mette in risalto gli elementi del Dna che cambiano da persona a persona (polimorfismi), come delle impronte digitali genetiche.

Confronto Il profilo genetico ottenuto dal Dna estratto dalle tracce viene confrontato con quella dello persona sospetta. Se i frammenti delle due sequenze corrispondono, allora ci sono altissime probabilità che i due campioni appartengano allo stesso individuo.

Le tempistiche Il tempo necessario per la risposta in seguito al test del Dna varia da ore a giorni: tutto dipende dalle condizioni in cui si trovano le tracce organiche da analizzare. Se il Dna si può estrarre facilmente, è abbondante e di buona qualità, rilevano gli esperti, l’analisi in sè dura tre o quattro ore. Estrarre il Dna da tracce deteriorate e purificarlo può invece richiedere anche giorni. 

GLI ALTRI CASI Oltre al delitto di Yara Gambirasio, sono almeno due i grandi casi di cronaca nera risolti in Italia “a pista fredda”, attraverso analisi scientifiche che hanno consentito di individuare il Dna delle persone sospettate: il delitto dell’Olgiata e l’omicidio di Elisa Claps.

Il delitto dell’Olgiata avvenne il 10 luglio 1991 in una villa in zona esclusiva di Roma, vittima una nobildonna, la contessa Alberica Filo della Torre, che aveva 42 anni, Il caso è rimasto irrisolto per circa venti anni. Nel 2011 la prova del Dna ha identificato il colpevole in Manuel Winston, cameriere filippino, ex-dipendente della famiglia. Il suo codice genetico è stato trovato sull’orologio Rolex che indossava il giorno del delitto la nobildonna (una traccia biologica probabilmente lasciata dall’ex domestico nel corso della colluttazione che avrebbe preceduto l’omicidio), oltre che in due macchie di sangue individuate sul lenzuolo che avvolgeva il cadavere della contessa. Messo alle strette attraverso le indagini scientifiche, Winston ha confessato il primo aprile 2011 di essere stato il responsabile dell’omicidio. Ne è seguita la condanna a 16 anni di reclusione, inflittagli il 14 novembre 2011 e confermata in appello il 9 ottobre 2012.

Elisa Claps scomparve misteriosamente a Potenza il 12 settembre 1993. Il suo cadavere è stato ritrovato 17 anni dopo, il 17 marzo 2010, nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità del capoluogo. Tre mesi dopo alcune foto di quel luogo scattate al momento del ritrovamento del cadavere, contenute nella perizia medico legale, hanno fatto il giro del mondo. Danilo Restivo, ultimo ad aver visto la ragazza e a lungo sospettato del delitto nonostante si sia sempre detto innocente, è stato incastrato da una perizia genetica compiuta da due ufficiali del Ris. Il suo Dna è stato rilevato sulla maglia bianca che Elisa Claps indossava nel giorno in cui fu uccisa e che è stata recuperata dal cadavere. Restivo, dichiarato colpevole anche di un altro delitto avvenuto in Inghilterra dove è tuttora detenuto, è stato condannato per il delitto Claps in primo e secondo grado a 30 anni di reclusione e attende ora il giudizio della Cassazione.