Il Csm rinvia la decisione sullo scontro interno alla Procura di Milano e si spacca su una lettera “segreta” di Giorgio Napolitano. Il presidente della Repubblica, e presidente dello stesso Csm, ha inviato al vicepresidente Michele Vietti una lettera che richiamavala legge di riforma dell’ordinamento giudiziario del 2006 proprio sul punto degli ampi poteri riconosciuti ai capi delle procure. Cioè il punto centrale dell’esposto presentato dall’aggiunto Alfredo Robledo contro il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, in cui venivano contestati i criteri di assegnazione di fascicoli importanti, dal caso Ruby all’inchiesta Expo

Nel plenum del Csm che deve decidere eventuali sanzioni disciplinari a carico dei contendenti, Vietti ha riferito della lettera del Capo dello Stato, rifiutando però di darne lettura integrale, dato il suo carattere di “riservatezza“. E su questo si è aperto uno scontro. Il consigliere laico di centrodestra Nicolò Zanon ha definito “surreale” il fatto che si affrontasse il caso senza conoscere la lettera di Napolitano. Il togato di Magistratura indipendente Antonello Racanelli, dopo avere lamentato il fatto di averne appreso l’esistenza dai giornali, ha obiettato a Vietti che “se si richiama il carattere riservato della lettera, ma poi se ne fa un uso pubblico in plenum, la riservatezza viene meno, e c’è il rischio di interpretarla, al di là delle intenzioni, come una pressione“, e ha parlato di “opacità che incombe sulla discussione”. L’indipendente Aniello Nappi ha sostenuto che “non leggere la lettera amputa il dibattito di una parte fondamentale”, mentre “sconcerto” per la polemica è stato espresso da Annibale Marini, laico di centrodestra. Vietti, a giudizio di Marini, “non sarebbe stato autorizzato” a leggere la lettera di Napolitano “senza l’assenso del mittente” e se lo avesse fatto “avrebbe commesso una scorrettezza costituzionale e istituzionale“.

Un nuovo caso Napolitano, insomma, incentrato sull’opportunità che il presidente del Csm possa dare indicazioni su un procedimento in corso senza che il suo intervento sia pienamente conosciuto da tutti i consiglieri chiamati a votare, e su un caso così delicato. La seduta si è svolta a porte chiuse, ma quella che filtra è l’intenzione, di cui anche Napolitano è interprete, di smussare il più possibile i toni della decisione e le censure verso i protagonisti del caso, e in particolare verso il procuratore capo Bruti Liberati. 

I due relatori delle pratiche, i togati di Unicost Mariano Sciacca e Giuseppina Casella, hanno illustrato i due testi sostitutivi presentati stamattina, modificati anche alla luce della lettera di Napolitano. Le due proposte non modificano le conclusioni raggiunte nelle due commissioni che hanno già esaminato il caso. In particolare, la richiesta di archiviazione dell’esposto di Robledo contro Bruti Liberati, con la trasmissione degli atti ai titolari dell’azione disciplinare, che resta solo nella delibera della prima commissione ed è invece eliminata da quella della settima, mentre entrambe prevedono l’invio anche alla quinta commissione del Consiglio per le valutazioni relative alla riconferma negli incarichi sia di Bruti Liberati sia di Robledo.

Tra i casi per i quali viene chiesta la valutazione di eventuali profili disciplinari le inchieste Sea ed Expo, mentre non si segnala l’assegnazione dei fascicoli sul caso Ruby. Illustrate in plenum anche la controrelazione del togato di Mi Racanelli, componente di entrambe le commissioni, che ha chiesto la riapertura dell’istruttoria, e la proposta con la quale i consiglieri Aniello Nappi e Nicolò Zanon hanno proposto di aprire la procedura di trasferimento d’ufficio a carico di Robledo. Il dibattito riprende giovedì mattina.