I mondiali di  calcio costituiscono un fenomeno complesso che presenta vari aspetti, tutti importanti e da valutare. In primo luogo, si tratta di un grande spettacolo.

In secondo luogo, si tratta di un’occasione per affari di ogni genere. Come tutti i grandi eventi, e l’esperienza italiana, fino all’Expo 2015 compreso ce lo insegna, esso si presta alle infiltrazioni affaristiche di ogni genere. Non è peraltro affatto detto che ne possano scaturire opere utili al popolo brasiliano.

In terzo luogo, e questo è secondo me l’aspetto decisivo, i mondiali in programma a partire da oggi in Brasile rappresentano un’occasione di importanza fondamentale per chiarire, mediante la mobilitazione e la lotta, le direzioni di marcia che i colosso sudamericano intende imboccare.

Occorre essere molto chiari al riguardo, anche per evitare strumentalizzazioni da parte dei pennivendoli  di turno, sempre pronti a gettare fango sui nuovi governi della primavera democratica latinoamericana, succceduta agli anni bui delle dittature e a quelli altrettanto bui del neoliberismo.

Come ho avuto già occasione di sottolineare, i governi a guida PT (Partido do trabalho) che si sono succeduti in Brasile a partire dall’inizio del millennio, prima con Lula e poi con Dilma, hanno fatto fare notevoli passi avanti al Paese in termini di soddisfazione dei diritti sociali e di miglioramento del tenore di vita.

Come dimostrato proprio dalle grandi mobilitazioni che si sono svolte in tempi più recenti e che trovano  nei Mondiali un importante momento di riferimento in negativo, occorre a questo punto una seconda fase di sviluppo e di governo attenta ancora ai diritti sociali. Come scritto sul cartello impugnato da una giovane brasiliana nelle manifestazioni di questi giorni, quello di cui maggiormente si sente bisogno non è la coppa del mondo, ma educazione, salute e soprattutto rispetto.

Come dire, l’appetito vien mangiando. I passi avanti fatti finora dal popolo brasiliano sono molto significativi ma il governo del PT deve oggi imprimere una nuova accelerazione sulla strada della soddisfazione dei diritti sociali, evitando di commettere errori fatali dal punto di vista del consenso. Sono altresì necessarie nuove e più avanzate forme di partecipazione democratica.

Se è vero che occorre evitare le esagerazioni come quelle denunciate dalla giornalista Natalia Viana sull’ultimo numero di Internazionale, a proposito delle presunte uccisioni in massa dei bambini di strada a Fortaleza, è pure vero che risultano inaccettabili gli sgomberi violenti portati avanti dalla polizia brasiliana per preparare il terreno al mondiale.

Come scrive Natalia Viana, i mondiali rappresentano per il popolo brasiliano la cornice ideale per portare avanti le proprie rivendicazioni in termini di diritti e democrazia. Bisogna augurarsi che Dilma sia sensibile a queste richieste sacrosante. E alcuni ultimi sviluppi delle trattative in corso con il Movimento dei senza tetto e con i sindacati della metropolitana di Sao Paulo lasciano ben sperare in questo senso.

Mondiali o no, la lotta dei popoli brasiliani non si ferma per garantire al Paese un futuro diverso da quello che poteri finanziari e imprese multinazionali vorrebbero riservare loro, là come nel resto del pianeta. La vigilanza e mobilitazione popolare è l’unica garanzia per fermare le cricche di ogni genere. Combattere la corruzione ed affermare un’autentica democrazia basata sulla partecipazione popolare e l’uguaglianza sociale, contro le tendenze distruttive e antiegualitarie del capitalismo ben delineate da Thomas Piketty, uno scienziato economico vero, per questo ferocemente avversato da mentori e mosche cocchiere del neoliberalismo in crisi definitiva.

La rivoluzione sociale è un processo che non si ferma e il cui motore inarrestabile sono le giuste rivendicazioni dei popoli che aspirano a una vita degna. In Brasile come nel resto del mondo. Con questa consapevolezza possiamo guardarci le partite del mondiale che comincia oggi. E che vinca il migliore nel campionato, così come vincano i popoli nella lotta per un futuro migliore e per un altro mondo che è oggi più che mai possibile.