La notizia pubblicata dal giornale tedesco Bild Zeitung ieri mattina è di quelle che lasciano il segno: l’ex segretario di stato Tarcisio Bertone, l’uomo forte del pontificato di Benedetto XVI, sarebbe indagato dall’autorità giudiziaria vaticana. L’indagine per malversazione riguarderebbe – sempre secondo il quotidiano popolare tedesco – un’obbligazione convertibile da 15 milioni di euro per la società di produzione televisiva Lux Vide, che fattura 40 milioni producendo tra l’altro Don Matteo e in passato i telefilm sulle vite dei Santi e sulla Bibbia. Fondata da Ettore Bernabei, storico direttore generale della Rai, oggi presidente onorario a 92 anni, la Lux Vide è controllata dalla famiglia che detiene il 52 per cento attraverso una holding londinese. L’indagine giudiziaria interna al Vaticano di cui parla la Bild forse non c’è, ma la storia del buco da 15 milioni nei conti dello Ior per colpa di questa operazione è vera.

Il Fatto nel settembre 2013 ha pubblicato un carteggio segreto risalente al dicembre 2010 sulla Lux Vide. La mail sequestrate a Gotti Tedeschi da parte dei Carabinieri del Noe dimostravano le pressioni di Tarcisio Bertone e del suo consigliere più ascoltato, Marco Simeon, allora direttore di Rai Vaticano, per convincere Ettore Gotti Tedeschi a comprare per 20 milioni una quota del 20-25 per cento della Luxvide. Il Fatto aveva pubblicato la mail di Simeon che – forte dell’appoggio di Bertone e del presidente di Mediobanca di allora, Cesare Geronzi – scriveva a Gotti: “dopo aver chiesto parere al Presidente Geronzi, Ti sottopongo l’ipotesi di ricorrere al Cardinale ed al c.d.a. affinché ti autorizzino ad avviare la trattativa di acquisto quote per una somma non superiore ai 20 milioni di euro, per l’acquisto di una partecipazione non inferiore al 25 per cento”. Il Fatto aveva pubblicato la risposta di Gotti a Bertone: “il valore richiesto per Lux Vide non è frutto di vere valutazioni di mercato o economico finanziarie bensì è il frutto di transazioni passate di compravendita”. In pratica il prezzo della quota era stato fissato dai Bernabei per evitare perdite all’uscita del loro socio: Banca Intesa. Per Gotti: “il valore reale di mercato sarebbe molto più basso”. A maggio del 2012 il Consiglio di Sovrintendenza fa fuori il presidente dello Ior e a dicembre 2012 lo Ior decapitato, sotto l’ala protettrice di Bertone, sborsa 15 milioni di euro per sottoscrivere un prestito convertibile in azioni della Movie Invest Ltd dei Bernabei, che controlla il 52 per cento della Luxvide.

L’operazione oggetto della presunta indagine giudiziaria del Vaticano (non confermata) è proprio quella alla quale si era opposto Gotti Tedeschi nel dicembre 2010 e che era stata svelata dal Fatto nel settembre scorso. Nessuno può dire oggi: ‘non avevo capito’ o ‘non sapevo’. Ernst Von Freyberg è nominato presidente solo a febbraio 2013. Si accorge dell’esistenza nella tesoreria dello Ior delle obbligazioni Movie Invest che e nel dicembre del 2013 le sbologna gratis alla Fondazione Scienza e Fede del cardinale Angelo Ravasi, destinata a diventare azionista della Lux Vide con una quota del 17 per cento superiore a quella del banchiere Pellegrino Capaldo e quasi pari a quella di Tarak Ben Ammar, amico di Berlusconi. Bertone ha avuto buon gioco a smentire ieri mattina: “Nessuna accusa di malversazione a mio carico. Sono tranquillo. La convenzione dello Ior con Lux Vide è stata discussa e approvata dalla commissione cardinalizia di vigilanza e dal consiglio di sovrintendenza nella riunione del 4 dicembre 2013”. Con qualche ora di ritardo è arrivata anche la smentita di Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana: “non vi è in corso alcuna indagine penale da parte della magistratura vaticana a carico del Cardinale Tarcisio Bertone”. Esclusa l’esistenza di un inchiesta da parte del promotore di giustizia, ‘il pm del Papa’ impersonato dall’avvocato Gian Piero Milano, resta un dubbio sull’esistenza di un fascicolo all’Aif, l’Autorità di Informazione Finanziaria diretta da René Brulhart che lunedì nel corso della conferenza stampa aveva risposto con un ‘no comment’ alla domanda sull’esistenza di un’indagine su Bertone da parte dell’autore del servizio. Intanto Luca e Matilde Bernabei ricordano che la Luxvide fattura 40 milioni e che il Vaticano qualcosa ha ancora in mano: “la quota azionaria trasferita è pari a circa il 17 per cento del capitale sociale”. Anche se non c’è un’indagine penale resta un fatto: lo Ior, per colpa dell’operazione voluta da Tarcisio Bertone a beneficio di Luxvide, avrà 15 milioni di utili in meno da girare al Papa che li avrebbe probabilmente impiegati meglio in opere benefiche piuttosto che in telefilm. Certo a rileggere oggi le cronache del dicembre del 2013 non si trova traccia di un’opposizione all’operazione Luxvide. Anzi sui giornali alla vigilia di Natale si parlò di un incontro di Bergoglio con i Bernabei per conoscere meglio Luxvide. Francesco quel giorno disse: “non voglio una fiction su di me”.

Da Il Fatto Quotidiano di mercoledì 21 maggio 2014