Non abbassiamo il livello spirituale della nostra assemblea a un gioco di fazioni, di polarizzazioni e di politica”. Dopo quella di Papa Francesco, la nuova sferzata alla Cei di Angelo Bagnasco è arrivata inaspettata dal prefetto della Congregazione per i vescovi, il cardinale Marc Ouellet, nell’omelia che il porporato ha tenuto stamani all’episcopato italiano nella Basilica Vaticana e che ilfattoquotidiano.it pubblica integralmente. “L’assemblea è, in un certo senso, – ha scandito Ouellet – un esercizio di potatura, dal momento che, per arrivare a una decisione comune, ognuno deve essere disposto all’accoglienza e alla condivisione, anche a prezzo di qualche concessione o rinuncia, affinché regni l’unità e quindi sia assicurato un frutto maggiore al lavoro comune”.

In un altro passaggio significativo, il prefetto della Congregazione per i vescovi ha invitato l’episcopato italiano a “cercare oggi di risolvere le controversie che non mancano di sorgere nella vita della Chiesa. A prima vista – ha aggiunto Oullet – potremmo pensare che la politica del dialogo continui a essere la via della soluzione dei conflitti. Ma questa sarebbe una visione superficiale e quasi fuorviante perché la messa in gioco va oltre la materialità dei litigi coinvolti. Infatti, – ha proseguito il porporato – non si tratta di convocare un’assemblea solo per dialogare tra di noi, allo scopo di raggiungere un compromesso di ordine politico od organizzativo. Si tratta invece di riunirsi per prendere coscienza di che cosa siamo”. E ancora: “Siamo sempre invitati, anzi obbligati, ad assumere quell’atteggiamento teologale che permette di cogliere più adeguatamente il punto di vista altrui e, quindi, di discernere ciò che lo Spirito sta dicendo alla Chiesa e verso dove la sospinge. Altrimenti l’assemblea non dà il suo frutto, le posizioni rischiano di irrigidirsi, cedendo il passo alla divisione e al gioco del cattivo spirito”.

Le dure parole di Ouellet hanno contribuito a rompere le ultime resistenze dei vescovi italiani alla richiesta rinnovata da Papa Francesco lunedì pomeriggio, a porte chiuse, dopo aver pronunciato la prolusione dell’assemblea della Cei, a modificare lo statuto consentendo finalmente all’episcopato della Penisola di eleggere il proprio presidente. Bergoglio è stato chiaro guardando negli occhi gli oltre 200 vescovi che aveva davanti e nonostante la posizione di Bagnasco, approvata dal Consiglio episcopale permanente, sia a gennaio che a marzo, fosse quella di continuare a far scegliere al Papa il presidente della Cei dopo, unico elemento di novità, una consultazione elettorale. Dall’assemblea della Conferenza episcopale italiana che si concluderà domani mattina, 22 maggio, dovrebbe uscire il nuovo statuto con l’elezione diretta ma, almeno per il momento, non sono previste le dimissioni di Bagnasco che vorrebbe “traghettare” la Cei fino all’assise straordinaria che si terrà a novembre in Vaticano. Ma l’ultima parola spetta ancora al Papa.

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