Con la Germania Manolis Glezos ha un conto aperto. Nel 1943, poco più che un ragazzo, salì sull’Acropoli e riuscì ad ammainare la bandiera nazista sostituendola con quella greca. Da quel giorno iniziò per lui un calvario giudiziario, con ripetute condanne a morte anche sotto il regime dei Colonnelli di Atene – poi annullate dalle proteste degli intellettuali di tutto il mondo – accanto ad anni di prigionia e torture che non ne hanno sfiancato il vigore. Oggi, novantenne, è deputato del partito Syriza di Alexis Tsipras e porta avanti la battaglia per ottenere da Berlino ciò che spetta alla Grecia.

La Germania ha un debito verso la Grecia per i danni della seconda guerra mondiale?
La speciale commissione ad hoc ha certificato, dati alla mano, che tutti hanno pagato i danni alla Grecia, compresa l’Italia e la Bulgaria, tranne la Germania. Immaginate che persino voi italiani ci avete corrisposto i danni che la guerra causò all’economia ellenica, non invece chi ha aperto la strada al conflitto mondiale: Berlino.

Come definire il quantum? È pressappoco metà dell’attuale debito di Atene?
Si tratta di 152 miliardi di euro tra prestito di guerra e danni della stessa, ma senza contare gli interessi. Il governo tedesco deve saldare il proprio debito, come deciso nel 1946 dalla Conferenza internazionale di Parigi. E non si colleghi la situazione attuale della Grecia con quelle giuste rivendicazioni che risalgono alla guerra.

Cosa le ha risposto il ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble?
Non l’ho mai incontrato, ma ha sempre proposto due argomentazioni: la prima è che la questione è chiusa, quindi ne riconosce l’esistenza. Ma ci dovrebbe dire quando è stata chiusa e come. La seconda è che dovremmo dimenticare il passato e guardare al futuro, Ma come mai la Cecoslovacchia è stata costretta a restituire porzioni di terra ai tedeschi? Ancora più significativo, aggiungo, è che tre mesi fa il governo tedesco ha deciso non solo di restituire i danni ma anche di concedere una pensione alle famiglie ebree discendenti delle vittime del nazismo. Mi chiedo: sono anch’esse questioni del passato? Certo che no. Noi invece abbiamo argomentazioni forti che vogliamo vengano riconosciute. Per fare questo c’è solo un modo: firmare un contratto di pace con la Germania così loro saranno obbligati a pagare.

Papademos in Grecia e Monti in Italia: dove ci ha condotti la dittatura dei banchieri?
Noi vogliamo un’Europa dei popoli e non del denaro; della democrazia e non dei monopoli; dei cittadini e non dei capi. Per questo combatteremo.

Ancora un volta, come settant’anni fa, è la Germania a incrociare la strada della Grecia: ieri è salito sull’Acropoli per togliere la bandiera nazista, oggi cosa propone di fare?
Con il popolo tedesco non abbiamo problemi. Ciò che ci divide dal governo tedesco sono le politiche che portano avanti. I ricatti attraverso i prestiti della Troika sono inaccettabili. E hanno trovato appoggio dal governo greco che ha firmato contratti di finanziamento e protocolli di tipo coloniale. Non solo io ieri, ma oggi tutto il popolo greco si è sollevato contro i tedeschi. I discendenti di quei combattenti eliminerebbero il memorandum e non riconoscerebbero quei prestiti onerosi.

Ha mai pensato di andarsene in pensione e godersi una vita più tranquilla, alla sua età?
A novant’anni non faccio una battaglia personale, ma combatto per il mio popolo, per la Grecia che ha sofferto molto, ma il suo sacrificio non è stato riconosciuto dai suoi stessi alleati. Non voglio che rubino di nuovo il futuro dei nostri figli.

Twitter @FDepalo