Si è avvalso della facoltà di non rispondere l’ex ministro Claudio Scajola nell’interrogatorio di garanzia nel carcere di Regina Coeli. “Voleva rispondere ma gli abbiamo consigliato di non farlo: vogliamo prima parlare con lui e studiare le carte”, dice l’avvocato Giorgio Perroni. – “Abbiamo concordato un appuntamento con il pm per mercoledì o giovedì prossimi – ha aggiunto il legale – vogliamo parlare con lui e studiare bene le carte”. Perroni ha aggiunto che Scajola, arrestato ieri,  “voleva rispondere ma noi gli abbiamo consigliato di non farlo oggi: è sereno, tranquillo, convinto di poter spiegare i fatti”.

Secondo l’accusa l’ex parlamentare di Forza Italia voleva far fuggire in Libano un ex deputato del Pdl latitante, Matacena, dopo una condanna. Ieri la Dia, su ordine della magistratura di Reggio Calabria, aveva eseguito otto provvedimenti. Tra le persone colpite da misura cautelare la moglie Chiara Rizzo ed alla madre Raffaella De Carolis, Martino Polito – ritenuto il factotum di Matacena – il commercialista Antonio Chillemi, la segretaria di Matacena Maria Grazia Fiordalisi e perfino quella di anche la segretaria di Scajola Roberta Sacco. Sono state eseguite numerose perquisizioni in Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia, oltre a sequestri di società commerciali italiane, collegate a società estere, per un valore di circa 50 milioni di euro. 

Matacena era stato condannato in via definitiva a 5 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Scajola stava cercando di farlo uscire da Dubai (negli Emirati Arabi), dove si trova attualmente, per farlo andare in Libano dove sarebbe stato al sicuro dall’arresto per l’esecuzione della pena. Dopo essere fuggito dall’Italia, infatti, Matacena aveva girato alcuni Paesi fino ad arrivare negli Emirati Arabi Uniti dove era stato arrestato dalla polizia locale al suo arrivo all’aeroporto di Dubai su segnalazione delle autorità italiane. Pochi giorni dopo, però, Matacena era tornato in libertà in quanto non è stata completata la procedura di estradizione in Italia.

La giurisdizione degli Emirati Arabi, dove non esiste il reato di criminalità organizzata e con i quali l’Italia non ha accordi bilaterali, prevede che i cittadini stranieri in attesa di estradizione non possano essere privati della libertà oltre un certo limite di tempo. Matacena non poteva però lasciare il Paese arabo in quanto privato del passaporto. Per la giustizia italiana è rimasto un latitante. È in questa fase, secondo l’accusa, che sarebbe intervenuto Scajola che avrebbe cercato di aiutare Matacena a trasferirsi in Libano. Gli altri arrestati, invece, stavano cercando di sistemare dei factotum di Matacena al vertice di alcune società.

Intanto dal Libano arriva una smentita su presunti rapporti di parentela tra la moglie di Vincenzo Speziali, indagato per aver favorito secondo l’accusa Matacena, l’ex presidente del Libano. Il consigliere per la stampa dell’ex presidente libanese Amin Gemayel ha smentito oggi, parlando con l’Ansa, le notizie secondo cui Speziali avrebbe usato presunti legami familiari tra sua moglie e lo stesso Gemayel per fare accogliere in Libano Amedeo Matacena

Il nome di Vincenzo Speziali, nipote eomonimo dell’ex senatore del Pdl, era emerso ieri perché indagato nell’inchiesta per essersi, secondo l’accusa, adoperato per far arrivare in Libano l’ex deputato Matacena. Speziali, residente a Beirut, avrebbe svolto “un ruolo da protagonista” anche nella vicenda del soggiorno in Libano di Marcello Dell’Utri. Ieri su Speziali era riferito il matrimonio con una libanese che sarebbe stata legata da rapporti di parentela con l’ex presidente Amin Gemayel. Rapporti grazie ai quali l’imprenditore avrebbe beneficiato di notevoli entrature nel “Paese dei cedri”. Ma oggi è arrivata la secca smentita. 

Nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere Scajola, il giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria, rileva che Speziali ha contattato l’ex ministro con due diverse utenze libanesi. Al termine di una conversazione, riporta l’ordinanza, Scajola chiede a Vincenzo: “Lì cosa devo dire?”; Vincenzo: ” … quando ci vediamo martedì ti dico tutto, perché nel frattempo che avranno giurato, io sono in contatto ed avvio subito la questione“; Scajola: “Perfetto!”; Vincenzo: “glielo puoi dire … te l’ho avevo detto, prima di fine febbraio non possiamo fare niente ed infatti siamo nel timing”. Lui, dal Libano, contattato dall’Ansa, aveva però smentito qualsiasi rapporto con Scajola. “Cado dalle nuvole – ha detto – mi hanno messo in mezzo a una storia che non conosco“. E ancora: “Non ho niente a che fare con Amedeo Matacena, non so dove si trovi e Scajola non mi ha mai chiesto nulla in proposito. Scajola si è rivolto a me, ma solo perché sembrava potesse essere candidato alle Europee e io potessi collaborare alla sua campagna. Mi auguro di poter vedere preso i magistrati per mettere in chiaro la mia posizione”. “Non c’è nessuna parentela tra mia moglie e l’ex presidente libanese Amin Gemayel”.