“Regole più rigorose” per l’accesso ai vari luoghi del Palazzo di Montecitorio da parte di “gruppi di pressione”, ovvero i lobbisti, ma anche per i “giornalisti della stampa parlamentare”. A chiederle è il Movimento 5 stelle, con una lettera inviata alla presidente della Camera Laura Boldrini da Luigi Di Maio, Riccardo Fraccaro e Laura Mannino. 

“È stato istituito il gruppo di lavoro” spiega il deputato M5s e vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio su Facebook. L’intento è quello di “regolamentare gli accessi ad alcune zone del palazzo da parte di lobbisti. Come quello che abbiamo registrato mesi fa, colto con le mani nel sacco a modificare una legge del Pd. La citazione della stampa parlamentare – aggiunge – è legata alla necessità di fare una ricognizione di tutti i tesserini di accesso. Per fare un regolamento serio sugli ‘estranei’ al palazzo si parte da quanti sono”. In tutta Europa, dice il vicepresidente della Camera “esiste un regolamento sulle lobbies. In Italia invece i lobbisti girano indisturbati nelle commissioni a modificare gli emendamenti dei partiti”. 

Le critiche dell’Asp e degli altri partiti – L’Associazione stampa parlamentare ritiene la proposta “inaccettabile” e contraria alle logiche della democrazia. Il Movimento 5 stelle si sta facendo promotore, si legge in una nota, “del più grande tentativo di chiusura della Camera dei deputati ai giornalisti. Credevamo che l’allarmante sortita di Beppe Grillo nel giugno scorso, il grido ‘fuori i giornalisti dal Parlamento’, fosse derubricabile a spiacevole episodio, forse nell’inconsapevolezza che l’unica fase politica che ha visto la chiusura e la cacciata dell’Associazione stampa parlamentare, fu il regime fascista”.

Contrari anche Partito democratico e Nuovo centro destra“Grillo e Berlusconi hanno molti tratti in comune. Berlusconi s’inventò l’editto di Sofia. Grillo, dopo le liste di proscrizione, chiede oggi di limitare l’agibilità dei giornalisti parlamentari, evidentemente ‘colpevoli’ di raccontare l’inconcludenza dei suoi deputati”, ha affermato il capogruppo del Pd Roberto Speranza. “Un conto è chiedere una limitazione per le lobbies, che può avere un fondamento, ma la richiesta di limitare l’accesso alla stampa parlamentare è a di poco paradossale”, ha dichiarato Raffaello Vignali, deputato del Ncd e membro dell’Ufficio di presidenza della Camera. “Quelli che in pompa magna avevano annunciato che avrebbero trasformato il Parlamento in una casa di vetro – ha aggiunto – che lo avrebbero aperto come una scatoletta di tonno, ora vogliono istituire recinti per i giornalisti. Sappiano che in democrazia non funziona così, in democrazia i recinti puzzano lontano un miglio di censura”.

La replica del Movimento 5 stelle –  “Spiace anche a noi constatare che la nostra proposta di regolamentazione dei gruppi di interesse abbia seminato il panico nella stampa parlamentare: ‘Non è una cacciata dal tempio'”. Lo dicono i tre componenti dell’ufficio di presidenza del M5s, Luigi Di Maio, Riccardo Fraccaro e Claudia Mannino in una nota. “La disciplina delle attività di lobbying è un atto necessario. Vogliamo promuovere le buone pratiche sul modello delle principali democrazie europee, Francia in testa” spiegano i tre deputati ricordando che tale modello “prevede accreditamenti permanenti rilasciati da un’apposita commissione composta da deputati e rappresentanti di organi della stampa, in quel caso, francese e straniera”. Costruiamo, concludono, “un percorso condiviso dettato dall’esigenza comune di garantire una maggiore trasparenza della vita politica e di prevenire eventuali rapporti illeciti tra parlamentari e gruppi di interesse”.