Si sono dimessi i vertici dell’Autorità nazionale anticorruzione. Come anticipato da ilfattoquotidiano.it, la presidente Romilda Rizzo e i due componenti Antonio Martone e Alessandro Natalini hanno deciso di lasciare il loro incarico,“per evitare il protrarsi di una situazione di incertezza” e lasciare campo libero al neopresidente, il magistrato Raffaele Cantone. I tre hanno incontrato nel primo pomeriggio il ministro per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione Marianna Madia, che non li aveva mai ricevuti fino ad oggi, e hanno messo a disposizione il loro mandato. Il ministro li ha ringraziati per la “sensibilità istituzionale dimostrata” e perché le “loro dimissioni consentono di superare una situazione di incertezza e agevolano l’immediato insediamento del nuovo presidente”. Dietro le parole rassicuranti trasmesse oggi dal Ministero si nasconde però una storia molto diversa e rapporti tutt’altro che idilliaci tra Autorità e politica. 

I vertici dimissionari lo hanno denunciato l’ultima volta lo scorso 9 aprile, con un documento inviato proprio al ministro Madia, che l’Anticorruzione italiana vive diversi “problemi aperti” e che molti dipendono proprio dal suo rapporto con la politica. Nel corso del 2013 l’Autorità è stata spogliata di molti dei suoi poteri e gli attuali vertici sono stati messi alla porta con una norma ad hoc dell’esecutivo Letta.

Il punto di rottura tra Autorità e governo è stato raggiunto durante il governo Letta, su un punto cruciale della nuova normativa anticorruzione, ossia l’impossibilità per i condannati per reati contro la pubblica amministrazione (anche in primo grado) ed ex politici di ricoprire incarichi dirigenziali nelle amministrazioni pubbliche.

Sul punto l’Anticorruzione aveva stabilito che la norma venisse applicata anche nei casi di prescrizione e agli incarichi in corso. L’unico risultato ottenuto fu però che il governo e il suo ministro per la Pa e la Semplificazione D’Alia (Udc) decisero di privare l’Autorità del potere di esprimersi direttamente su questa materia, trasferendone la competenza al ministero. Ossia passando l’incarico da un’ente indipendente ad un organo politico. Non solo, con un articolo ad hoc nella legge sulla razionalizzazione della pubblica amministrazione dell’ottobre 2013, decisero di mandare a casa gli attuali vertici Anac, prima della naturale scadenza del loro mandato. 

Su tutto questo il nuovo governo Renzi ha taciuto, limitandosi a nominare come nuovo presidente il magistrato anticamorra Cantone e aspettando le dimissioni dei vertici attuali per “superare una situazione di incertezza”. Resta però il peso di un’eredità difficile e il rischio che nonostante Cantone – il quale a sua volta ha chiesto interventi per rendere l’Autorità più efficace – l’anticorruzione in Italia resti una norma in cerca di applicazione.