Per Alitalia le cose si mettono davvero male. L’amministratore delegato, Gabriele Dal Torchio, “ha illustrato ai consiglieri lo stato delle relazioni con Etihad” riferisce una scarna nota che tradisce la tensione del momento e che non entra nei dettagli di una vicenda dall’esito sempre più incerto. Le condizioni imposte dalla compagnia mediorientale sono del resto molto pesanti: 3mila tagli al personale, la liberalizzazione dello scalo milanese di Linate con disimpegno da Malpensa e l’abbattimento di 400 milioni di debito chiesto alle banche creditrici (gli azionisti Intesa e Unicredit in primis). Come se non bastasse poi la compagnia di Abu Dhabi ha anche deciso di alzare la posta in gioco per il governo di Matteo Renzi chiedendo anche garanzie sulla possibilità di partecipare allo sviluppo di Fiumicino con un investimento in Aeroporti di Roma, società della famiglia Benetton, a sua volta azionista anche della compagnia presieduta da Roberto Colaninno.

La partita insomma si complica e Alitalia, ormai alla canna del gas, vede allontanarsi la prospettiva dell’alleanza con Etihad che avrebbe iniettato circa 500 milioni di capitali freschi nella società diventandone il maggior azionista con una quota attorno al 49 per cento. Gli istituti di credito, come testimonia anche la vicenda Sorgenia, non sono particolarmente propensi a tradurre i propri crediti in capitale azionario come vorrebbe Etihad. E il governo di Renzi non può permettersi in piena campagna elettorale europea 3mila licenziamenti. Soprattutto dopo le ripetute rassicurazioni da parte del ministro dei Trasporti Maurizio Lupi che di recente ha spiegato come l’ultima parola spetti poi alle aziende

Intanto la situazione finanziaria della ex compagnia di bandiera è sempre più delicata benché il consiglio getti acqua sul fuoco evidenziando come “l’andamento economico gestionale dei conti dei primi mesi dell’anno, sia in miglioramento rispetto al 2013 ed in linea con le previsioni del piano”, come ha spiegato una nota della società. Nel primo trimestre dello scorso anno, Alitalia aveva però bruciato ben 157 milioni, una cifra pari alla metà dell’aumento di capitale effettuato dalla società a dicembre 2013 con l’ingresso in scena delle Poste Italiane. Proprio la ricapitalizzazione di fine 2013 doveva essere il punto di frattura rispetto al passato e segnare il rilancio della società che, secondo il piano finanziario al 2016, dovrà tornare all’ “equilibrio economico-finanziario dei conti nel 2014” per poi ricominciare a crescere nel 2016. Con o senza Etihad.