Tagli alla sanità per circa 2,4 miliardi di euro in due anni. Le risorse per finanziare il Servizio Sanitario Nazionale saranno ridotte di 868 milioni quest’anno e 1,5 miliardi dal 2015. E’ quanto prevede una delle misure contenute nella bozza, ancora in via di definizione, del decreto per il taglio dell’Irpef che sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri di venerdì 18.  E proprio su questo fronte sono in corso trattative serrate tra il ministro dell’Economia e il ministero della Salute, con Beatrice Lorenzin che non sembra disponibile a mollare facilmente il colpo. Il taglio sarebbe infatti legato ad una stima previsionale al ribasso del Pil, che dovrebbe comportare un ridimensionamento complessivo della spesa pubblica pari a circa 700 milioni di euro, con ricadute nei singoli settori e voci di spesa. I nuovi tagli metterebbero così a rischio la definizione del Patto della Salute con le Regioni, oltre che la possibilità di rinnovare i Livelli essenziali di assistenza (Lea).

Duro il giudizio del maggiore sindacato dei medici dirigenti, l’Anaao-Assomd: “Il decreto legge che sarà approvato domani dal governo porterà, secondo indiscrezioni, un taglio lineare al fondo sanitario nazionale ed una amputazione chirurgica degli stipendi di tutti i professionisti della sanità. Il grido di dolore per quanto accade – afferma il sindacato medico – è rimasto, però, solo sulla bocca dei medici e dei dirigenti sanitari”. Infatti, è la denuncia dell’Anaao, “tacciono le Regioni immerse nell’oblio di un patto tradito prima ancora che venisse stipulato. Tacciono le organizzazioni sindacali delle nuove professioni sanitarie, soddisfatte di competenze avanzate e di condizioni di lavoro arretrate. Tacciono gli ordini professionali e le Università che non hanno ancora capito che se si abbassano i nostri stipendi caleranno anche quelli dei medici universitari”.

Critica anche la posizione di Federfarma: i tagli, afferma l’associazione, andrebbero “in direzione totalmente contraria a quella evoluzione da tutti auspicata. L’ipotesi di nuovi tagli alla spesa farmaceutica convenzionata”, infatti, determinerebbe seri “danni per il servizio farmaceutico: la spesa farmaceutica convenzionata – conclude Federfarma – a seguito dei tagli apportati in questi anni, oggi è già a livelli inferiori a quelli di 14 anni fa”.

IL BONUS IN BUSTA PAGA – Quanto al beneficio per le fasce basse dei cittadini, secondo le bozze si tratta di un ”credito”, in pratica un bonus, quello che sarà riconosciuto ai contribuenti per ridurre l’imposta regionale: sarà del 3,5% per i redditi fino a 17.714 euro, si attesterà a 620 euro tra questo valore e 24.500 euro, per poi scendere progressivamente fino alla soglia dei 28.000 euro. Il bonus salirà a 950 euro per la fascia tra i 19.000 e i 24.500 euro nel 2015, quando si spalmerà per l’intero anno. Sotto questa soglia il beneficio sarà del 5% sul reddito, mentre sopra questo scaglione è previsto un decalage.

Il pagamento del bonus, si legge sempre nelle bozze, scatterà da subito. In particolare ai datori di lavoro si chiede di erogarlo, dopo l’entrata in vigore del provvedimento, “a partire dal primo periodo di paga utile”. Il credito dovrà essere rapportato al periodo di paga e sarà indicato nel Cud. Nel dl e nelle coperture da 6,7 miliardi indicate dal governo rientrerebbero anche gli incapienti, senza necessità di ricorrere a risorse aggiuntive.

Non trattandosi più infatti di detrazioni Irpef, anche chi rientra nella no tax area può godere dello stesso trattamento di chi invece paga l’imposta. L’ipotesi, sulla quale i tecnici del ministero del Tesoro stanno ancora lavorando, è che le risorse per questa voce arrivino dai contributi previdenziali. In pratica l’azienda per i dipendenti incapienti fiscalmente potrà utilizzare i contributi e versarli in busta paga al contribuente, segnalando gli importi all’Agenzia delle Entrate. Sarà poi l’Agenzia a riversare all’Inps i contributi anticipati per garantire il bonus agli incapienti.

Sul fronte delle imprese, invece, l’aliquota principale dell’Irap passerà dal 3,9% al 3,5% nel 2015 mentre per quest’anno è prevista un’aliquota intermedia del 3,75%. Calano anche le altre aliquote previste per banche e agricoltura: dal 4,2 al 3,8 per cento, dal 5,9 al 5,3 per cento, dall’1,9 all’1,7 per cento. 

LE COPERTURE: LUCI, AUTO, TAXI. E IMU SUI CAPANNONI- Per quanto riguarda le coperture, le bozze che stanno circolando parlano di un rispolvero dell’operazione ribattezzata “cieli bui” di bondiana memoria per ridurre il costo dell’illuminazione pubblica in parcheggi, aree artigianali o industriali, esterni di edifici pubblici o monumenti. Con un decreto del ministero delle Infrastrutture saranno stabilite nuove norme per l’illuminazione stradale che tengano conto, oltre che della sicurezza, anche del risparmio energetico e del contenimento della spesa. L’invito agli enti locali è di conseguire risparmi “non inferiori a 100 milioni“.

Altra voce, la spesa per l’acquisto, la manutenzione, il noleggio di auto della pubblica amministrazione, nonché per l’acquisto di buoni taxi, (comprese Autorità indipendenti e Consob) non potrà superare da quest’anno il 30% della spesa sostenuta nel 2011. In questo modo si prevede un taglio della spesa del 70% rispetto a tre anni fa. Un capitolo che si preannuncia già controverso, è poi l’eliminazione dal primo gennaio di quest’anno l’esenzione Imu per i fabbricati rurali ad uso strumentale.

IL RADDOPPIO DELLA TASSA ALLE BANCHE – Tra le conferme, ci sono le ritenute e le imposte sostitutive sugli interessi, premi e ogni altro provento assimilabile alle rendite finanziarie che salgono al 26%, con un gettito atteso intorno al miliardo di euro dal raddoppio della tassa sulle sole plusvalenze registrate dalle banche con la rivalutazione delle quote di Bankitalia. Segue l’addio al Pra. Le funzioni di registrazione della proprietà degli autoveicoli passano al ministero dei Trasporti, così come il personale adibito. La misura dovrebbe comportare un risparmio di spesa di almeno 60 milioni a decorrere dal 2015. Mentre da una riduzione degli stanziamenti pubblici a favore di Caf e patronati è atteso un taglio di 67 milioni nel 2014 e di 100 milioni nel 2015.

IL RECUPERO DELL’EVASIONE SI FA STRUTTURALE – Acrobazie, poi, con i proventi della lotta all’evasione fiscale. Se un ammontare di 300 milioni incassati nel 2013 saranno utilizzati per la copertura del bonus, il Tesoro considera strutturale la somma anche per gli anni successivi.

LA SPESA DELLE SOCIETA’ PUBBLICHE – Infine le società a totale partecipazione pubblica diretta o indiretta dello Stato dovranno tagliare i costi “nella misura non inferiore al 2% nel 2014 e al 3,5% nel 2015”. La disposizione non si applica alle società per le quali “alla data di entrata in vigore del decreto risultano già avviate procedure volte ad una apertura ai privati del capitale” (quindi al momento Enav e Poste).  Tuttavia le spese per acquisto o fornitura di beni e servizi da parte della pubblica amministrazione “sono ridotti nella misura del 5% a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto”. La misura vale dunque anche per i contratti in essere che dovranno quindi essere rinegoziati.

GLI STIPENDI DEI DIRIGENTI – Altra voce, il taglio degli stipendi dei dirigenti di amministrazioni e società pubbliche con i nuovi tetti inferiori al compenso del presidente della Repubblica, in base al quale (con riduzioni in percentuale) saranno calcolati anche i salari delle fasce più basse. Sono compresi nella misura anche organi costituzionali, Banca d’Italia e Autorità indipendenti, nonché magistratura e Servizio sanitario nazionale.

Quattro le fasce: si parte dal tetto di 238.000 euro parametrato al compenso del capo dello Stato, ridotto poi del 22% (ovvero a un massimo di 185.640 euro), del 54% (109.480) e del 60% (95.200).  Il taglio riguarda le società a partecipazione pubblica ma non le quotate né quelle emittenti strumenti finanziari (Ferrovie o Poste ad esempio). 

DIFESA, LETTERE ELETTORALI E PALAZZO CHIGI –  Dalla “rideterminazione di programmi di investimento per la difesa nazionale” inseriti nel decreto sono attesi tagli per 200 milioni quest’anno e per 900 milioni a partire dal 2015. Nella Bozza il taglio degli F35 non è indicata espressamente. Palazzo Chigi è invece coinvolta nel piano di risparmi imposto dalla spending review con un risparmio complessivo di 20 milioni nel 2014 e 24 milioni dal 2015. Addio, infine, alle agevolazioni per le lettere spedite per fare campagna elettorale. A partire da subito, quindi elezioni europee comprese.