Dopo l’esclusione della Russia del G8 di Sochi decisa dagli altri Grandi nel vertice a L’Aja, il presidente americano Barack Obama (nella conferenza stampa al termine dell’icontro) ha rincarato la dose contro Mosca, anche se non ha nascosto i timori per possibili nuove azioni da parte del Cremlino. Il presidente americano si è detto preoccupato su “possibili violazioni della Russia in Ucraina”. Ma ha anche rimarcato che, davanti a un’ipotesi simile, l’Occidente non si farebbe trovare impreparato: “Sta alla Russia agire in modo responsabile dimostrandosi disponibile a rispettare le norme internazionali: se non lo farà dovrà aspettarsi costi ulteriori”. Sanzioni estese a 360 gradi – precisa il presidente – che potranno colpire l’energia, la finanza e il commercio.


Obama ha inoltre sottolineato che “ogni alleato della Nato ha la rassicurazione che tutti noi, inclusi gli Stati Uniti, ribadiamo pieno sostegno al concetto di difesa collettiva previsto dall’art.5 del Patto Atlantico”. “Ci sono momenti in cui l’azione militare può essere giustificata” ha aggiunto, lasciando intendere che se ci fosse un’aggressione militare da parte delle forze armate russe contro un paese alleato, l’alleanza atlantica potrebbe optare per un intervento militare. “Ci stiamo organizzando in modo ancora più intenso per fare sì che ci siano piani di emergenza e tutti gli alleati abbiano delle garanzie. Agiremo in loro difesa qualunque cosa accada: questa è la Nato” ha concluso.

Intanto, dopo la notizia dell’esclusione dal prossimo G8, Mosca smentisce la reazione muscolare di ieri, quando il ministro degli Esteri Sergei Lavrov aveva reagito con un’alzata di spalle alla clamorosa emarginazione dal G8 sostenendo che Mosca “non è aggrappata” a questo formato e ricordando che esistono altre sedi internazionali, a partire dal G20, dove discutere i principali problemi. Ora da Mosca arriva un’apertura: “Restiamo pronti per questi contatti a tutti i livelli, anche a quelli più alti. Siamo interessati a questi contatti – ha dichiarato Dmitri Peskov, portavoce del presidente Vladimir Putin – “Abbiamo sempre favorito il concreto sviluppo delle relazioni in tutte le aree con i nostri partner, sia a Est che a Ovest”, ha aggiunto.

A far tornare la Russia a più miti consigli, la decisione dell’America di tentare la carta del sostegno economico ai Paesi europei per sostenere l’allontanamento di Kiev da Mosca. “Discuteremo la diversificazione delle fonti, come fattore mitigante dell’impatto economico dei provvedimenti proposti”, ha detto Ben Rhodes, vice consigliere per la sicurezza nazionale americana che si è fatto portavoce della decisione del presidente Obama di mettere qualcosa di peso sul piatto, per convincere gli alleati riluttanti a seguirlo sulla strada delle sanzioni più dure nei confronti della Russia.

Sanzioni che comprendono la carta dell’energia, se Putin invaderà l’Ucraina orientale. E tanto per dare un segnale, racconta oggi La Stampa, già ieri il dipartimento all’Energia ha autorizzato la Jordan cove a esportare fino a 0,8 miliardi di piedi cubici di gas liquefatto al giorno. La colonna portante – scrive ancora il quotidiano torinese – però è l’inasprimento delle sanzioni, se Putin non si fermerà. O almeno la minaccia credibile di essere pronti a colpire settori strategici come la finanza, la difesa, e soprattutto l’energia, che rappresenta metà dell’economia russa.