Non ci sono dubbi: è lei la virtuale vincitrice al primo turno delle municipali in Francia, Marine Le Pen, zarina dell’estrema destra del suo Paese. Da una parte ha raccolto i frutti della sua strategia di dédiabolisation, di sdoganamento del suo partito, il Front National, portata avanti da quando ne è diventata la leader, nel gennaio 2011. Dall’altra parte, ha approfittato della sfiducia debordante dei francesi nei confronti di François Hollande e dei socialisti, oggi al potere, giudicati incapaci di gestire una situazione economica compromessa. E dell’impossibilità dell’Ump, il partito conservatore tradizionale, erede della tradizione neogollista, di proporsi come seria forza alternativa, sempre più diviso al suo interno, malgrado un ambiguo ritorno in scena di Nicolas Sarkozy, che però ha i suoi guai giudiziari e non sembra beneficiare più dell’appeal di un tempo.

Vediamo in dettaglio i numeri della vittoria della Le Pen, la sua strategia e anche i suoi possibili problemi, a breve (nel secondo turno delle comunali, previsto fra una settimana) e sul medio-lungo termine.

I numeri della vittoria del Front – Con un sistema maggioritario a due turni e collegi uninominali, è impossibile valutare il successo del Front National (Fn) sulla base dei consensi ottenuti a livello proporzionale, tanto più che in tanti comuni il partito non è riuscito neanche a presentare una lista. Bisogna invece esaminare concretamente le performance dei candidati sindaci del partito. Nel 2008, alle ultime municipali, il Front non era riuscito a imporne neanche uno dopo il secondo turno. Nel 1995, storicamente l’anno migliore per la formazione in questo tipo di consultazioni, aveva conquistato alla fine tre comuni e ben 116 candidati erano riusciti a passare dal primo al secondo turno, arrivando in quelle che in Francia si definiscono “triangolari”, dove si affrontano, oltre al candidato della sinistra e quello della destra, come avviene normalmente, anche un terzo incomodo. Ebbene, stavolta, invece, i candidati del Front National passano al secondo turno in 229 casi. In una cittadina, Hénin-Beaumont, ex centro minerario del Nord di 26mila abitanti, oggi in profonda crisi, Steeve Briois, esponente dell’Fn, è già riuscito a essere eletto al primo turno, con più del 50% dei voti. Non era mai successo. Da un certo punto di vista, non è così sconvolgente, perché è proprio qui che Marine Le Pen ha preso la residenza dal 2007, facendo della cittadina il suo laboratorio politico. Quello, invece, che è più sorprendente è che i candidati del suo partito siano risultati in testa al primo turno in 17 centri con più di 10mila abitanti, soprattutto nel Sud. Si tratta anche di città importanti come Perpignan, Avignone e Fréjus, senza contare che in una metropoli come Marsiglia il Front si è piazzato secondo.

La strategia vincente – Più che di strategia della Le Pen bisognerebbe parlare di quella di Louis Alliot, ai vertici del partito e compagno della zarina. È lui il vero artefice della dédiabolisation, perseguita contro tutto e contro tutti, molti degli esponenti del Fn che restano ancora oggi decisamente «vecchio stampo». Proprio Alliot è candidato sindaco a Perpignan: stavolta si è messo in gioco anche in prima persona. Oltre lo sdoganamento, Alliot ha sempre perseguito il radicamento territoriale del partito (che non aveva un’organizzazione sul territorio paragonabile ai rivali) e la fine della «bipolarizzazione della politica francese». Domenica sera è quello che ha subito ricordato Marine Le Pen, il tramonto dell’alternanza socialisti-Ump, che potrebbe essere la diretta conseguenza sulla scena nazionale dei risultati di queste municipali. Le europee di maggio rappresenteranno un ulteriore banco di prova in questo senso.

Le incertezze future per Marine Le Pen – Il Front National, comunque, non ha ancora vinto tutte le sue battaglie. Innanzitutto in queste consultazioni è riuscito a presentare liste proprie solo in 497 comuni su un totale di 36mila. È il segnale che la dédiabolisation è andata avanti, certo, ma costituisce un processo ancora in divenire. In molti casi il partito dell’estrema destra stenta a trovare un personaggio in loco disposto a «metterci la faccia » e a presentarsi ufficialmente come candidato del Front. La formazione politica ha migliorato la sua presenza soprattutto in certe aree del Sud e del profondo Nord, ma pure qui la strada ancora da percorrere è lunga. L’Fn manca terribilmente di dirigenti locali, che possano essere coinvolti nelle amministrazioni. Nel 1995 era riuscito a conquistare una città di oltre 160mila abitanti come Tolone, ma la sua gestione si era poi rivelata un disastro. Fra l’altro, anche i programmi presentati a queste consultazioni appaiono spesso come un copia e incolla delle direttive nazionali, poco adattate in loco, spesso con qualche contraddizione, tipo la volontà da una parte di ridurre le imposte locali, ma dall’altra di aumentare sensibilmente uomini e mezzi a disposizione della polizia muncipale. I primi problemi, comunque, attendono Marine Le Pen già fra due settimane, al secondo turno: riuscirà ad attirare i voti degli altri schieramenti o destra e sinistra si alleeranno, come già visto nel passato, per sconfiggere il candidato Fn? Il partito dovrebbe attingere al bacino degli astensionisti, come ha fatto sempre. Teoricamente questo è abbastanza ampio, perché al primo turno ha rappresentato il 38,5% dell’elettorato, un record storico per questo tipo di consultazioni. Ma in realtà, dove il Front National ha ottentuto le migliori performace gli astensionisti sono stati decisamente meno numerosi che nel resto del Paese. Secondo questa analisi, sembra che la zarina abbia già utilizzato tutte le cartucce disponibili. Le dinamiche elettorali, però, raramente rispecchiano le teorie matematiche.