Washington ferma la cooperazione militare con la Russia e Mosca considera la possibilità di sospendere le ispezioni militari degli Stati Uniti previste dai trattati sul controllo delle armi. Una decisione che ha all’origine l’invio dei soldati russi in Crimea e l’introduzione di sanzioni economiche nei confronti del Cremlino da parte di Usa e Ue. Le ispezioni sono previste dal trattato per la riduzione delle armi nucleari New Start e dall’accordo di Vienna del 2001 tra la Russia e la Nato sulle misure di costruzione della fiducia. Intanto gli ispettori dell’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), dopo due tentativi a vuoto questa settimana, sono arrivati al confine della Crimea, ma sono tornati indietro dopo alcuni spari di avvertimento.

La giornata si apre con la protesta di più di mille filorussi, che manifestano a favore dell’annessione alla Russia in piazza Lenin, a Donetsk, in Ucraina orientale. Nei giorni scorsi i manifestanti pro-Mosca hanno occupato per almeno due volte il palazzo della Regione di Kiev, ma sono stati fatti sgomberare dalla polizia, che ha arrestato più di 70 insorti e il leader dei filorussi, l’autoproclamato ‘governatore’ di Donetsk Pavel Gubarev.

Lavrov: “Ucraina in mano a nazionalisti” – Permane ferma la posizione del Cremlino circa la illeggittimità del nuovo governo ad interim ucraino. Il ministero degli Esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato che Mosca non vede senso nell’avere un dialogo con le nuove autorità ucraine perché, a suo parere, dipendono da nazionalisti radicali. “Il cosiddetto governo a interim non è indipendente, dipende, con nostro grande dispiacere, da nazionalisti radicali che hanno preso il potere con le armi”, ha detto Lavrov durante una conferenza stampa, aggiungendo che i gruppi nazionalisti usano “intimidazione e terrore” per controllare l’Ucraina.

Nel frattempo in Crimea soldati filorussi venerdì hanno cercato di prendere il controllo di una base ucraina, nel corso di un confronto che è durato per diverse ore. Vitaly Onishchenko, vicecomandante della base, ha riferito che tre decine di uomini con uniformi mimetiche senza contrassegni sono arrivati nelle ultime ore di venerdì. Mentre un gruppo è salito su un muro da un lato della base, un altro ha schiantato un pesante mezzo militare sulle porte d’ingresso, secondo quanto riferito da Onishchenko. Dopo hanno tolto l’elettricità e le linee telefoniche e hanno chiesto ai circa 100 soldati ucraini presenti, che si erano barricati in uno dei palazzi della base, di arrendersi e giurare fedeltà alla Russia. Gli ‘invasori’ sono poi andati via verso mezzanotte. Non sono stati sparati colpi e non sono stati riportati feriti. Onishchenko ha aggiunto che i soldati che hanno assalito la base erano militari russi. “I loro orologi erano settati sul tempo di Mosca. Parlavano con accenti russi e non hanno nascosto la loro fedeltà alla federazione russa. Tuttavia non avevano segni distintivi(sulle loro uniformi). Senza dubbio, era un’azione russa”. 

Camion militari verso Sinferopoli – Un portavoce delle forze armate ucraina basate in Crimea, Vladislav Seleznyov, ha detto ad Associated Press che un convoglio di oltre 60 camion militari senza targhe si è diretto dalla città orientale di Feodosia verso la città di Sinferopoli, la capitale regionale. Un giornalista dell’agenzia ha visto il convoglio sabato pomeriggio a 40 chilometri a ovest di Fedosia. Nel retro dei veicoli si potevano vedere soldati pesantemente armati, anche se nessuno sembrava avere segnali di identificazione. I soldati hanno espresso disappunto verso i giornalisti che seguivano il convoglio. Seleznyov ha anche riferito che testimoni hanno visto navi anfibie militari scaricare circa 200 veicoli militari nella Crimea orientale venerdì notte, apparentemente dopo aver attraversato lo stretto di Kerch, che separa l’Ucraina dal territorio russo. L’operazione anfibia sembra essere uno dei più grandi movimenti delle forze militari russe da quando sono comparse in Crimea una settimana fa. Selenyov ha detto ad Associated Press: “Nè le attrezzature nè i soldati hanno insegne che li identificano come russi, ma non abbiamo dubbi circa la loro fedeltà”.

Intanto arriva la notizia di una conversazione telefonica, nel pomeriggio, tra Matteo Renzi e Barack Obama. Dieci minuti di colloquio sulle tensioni internazionali legate all’Ucraina. Renzi ha ribadito la forte partnership con gli Usa per la risoluzione della crisi assieme ai partner europei, secondo quanto concordato e ribadito dal vertice straordinario Ue.