Finalmente la martellante campagna sulle “eccellenze italiane” del già premier Enrico Letta ha trovato una straordinaria, per quanto insospettabile, vetrina. La conferma che Italians Do It Better è da giorni sparata H24 dai televisori di tutto il mondo. Dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno (e ci aggiungerei anche dal Dnepr al Mississippi), ogni volta che arriva un’immagine dalla Crimea va in onda uno spottone gigante alla creatività italiana, ma soprattutto alla Iveco che produce quei blindati Lince che vediamo circondare le caserme dell’Esercito ucraino assieme a gente in divisa ma senza contrassegni.

Sono invece sicuramente delle forze armate russe di Crimea le targhe che si vedono sotto i radiatori di questi blindati che molti conoscono perché sono diventati epitomi del made in Italy militare. Gli Humvee de noantri, ma più belli e qualcuno dice anche migliori di quelli yankee. D’altronde la Ferrari è dalle nostre parti, e tramite la Fiat è pure cugina dell’Iveco. 

Quelle targhe hanno raccontato fin dal primo momento, nonostante la sparizione di tutti i distintivi e dei contrassegni, che i soi disant miliziani erano in realtà soldati dell’armata russa. Certo, alla compianta casalinga di Voghera quelle specie di Suv oversize non avranno detto granché. Ma hanno parlato e parlano invece ad alta voce agli esperti e analisti militari. Che così forse si potranno meglio convincere delle loro qualità. 

Infatti, pur tra molte polemiche, i Lince che trasportano in lungo e in largo le truppe moscovite non solo sono stati acquistati dall’Esercito russo, ma vengono anche costruiti su licenza laggiù. Tanto da farne probabilmente il primo utilizzatore al mondo con un numero di veicoli ordinati variabile tra i 1700 e i 3000, a seconda delle fonti. Un bel po’ di più dei 1200 circa in servizio con l’Esercito italiano.

Sento già un aggrottar di ciglia. Ma a noi? Beh, vuoi mettere l’orgoglio italiano (facciamo squadra, no?) di vedere le nostre eccellenze servire in prima linea sui fronti più caldi del mondo? Per non dire del fatto che potremmo riempire i dépliant dell’Iveco di foto del Lince con stampigliato sopra Tested in Crimea come fecero i francesi dopo la guerra delle Malvinas/Falkland con l’immagine di un missile Exocet (vero) che impattava su una nave e la scritta Combat proven. Incidentalmente, gli Exocet argentini affondarono o danneggiarono quattro navi britanniche, tra cui il cacciatorpediniere HMS Sheffield dove morirono non meno di venti persone. Ma business is business.

Certo, nessun Lince ucciderà mai direttamente qualcuno, a parte quando si ribalta perché viaggia troppo veloce (la Magistratura lo fece anche sequestrare per questo). Ma sempre un mezzo da guerra è, e con i mezzi da guerra cosa si fa di solito? Beh, secondo i bellimbusti del nostro Ministero della Difesa si distribuiscono libri, cioccolatini e caramelle ai bambini afghani. Un’opinione non condivisa dai russi, che evidentemente non riescono proprio a vedere queste sue qualità di messaggero di pace e dunque lo usano, impropriamente, per fare la guerra. Anche una ingiusta e azzardata come è quella di Crimea secondo la definizione di quel Barack Obama, premio Nobel per la pace (alle intenzioni non realizzate) che invece manda in giro per il mondo quei bellissimi pacificatori volanti che sono i drone spara missili.

Per cui, testa alta e petto in fuori. L’orgoglio italiano è salvo, il fare squadra dà risultati, risultati tangibili. E ci dà anche una possibilità di commemorare, giusto in tempo per l’Expo universale di Milano, i 160 anni della nostra guerra di Crimea. Allora mandammo lì un’altra eccellenza italiana, i bersaglieri di Alessandro La Marmora (che, poveretto, mentre i suoi correvano piume al vento lui ci lasciò le penne per il colera). Alla battaglia della Cernaia è intitolato ancor oggi un battaglione di bersaglieri oltre a innumerevoli caserme. In omaggio al realismo degli affari, magari il prossimo anno qualcuna la potremmo ribattezzare Lince. O Рысь, come scrivono da quelle parti. A proposito: come si dice “fare squadra” in russo?